Una narcosala nei carrugi di Genova. Sul modello Barcellona

Posted on 30 settembre 2008

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L’idea della comunità di San Benedetto al Porto guidata da don Gallo. Intervista alla fondatrice della Baluard catalana, Esther Henar

Alessandra Fava

GENOVA

Una sala per il consumo igienico della droga. In un quartiere di spaccio. Per offrire un presidio sanitario: è nata così la Sala Baluard nel centro di Barcellona, uno spazio per il consumo igienico della droga. La Comunità di San Benedetto al porto di Genova sta cercando le modalità per replicare l’esperienza nei vicoli, mentre in Olanda si sta pensando invece a un acquisto liberalizzato di droghe da consumare a casa propria. Prospettive diverse ieri in un convegno al Teatro Modena, «Dal Baluardo di Barcellona… alla città vecchia di De Andrè. Luoghi igienici del consumo e politiche di riduzione del danno in Europa», organizzato dalla Comunità di San Benedetto col patrocinio del Comune di Genova e dall’Asl genovese, al quale sono intervenuti due rappresentanti della polizia municipale barceloneta, il sociologo olandese Peter Cohen e la fondatrice della Baluard, Esther Henar. L’abbiamo intervistata. Come funziona la sala? Come si sostenta? E’ un servizio pubblico del quale noi curiamo l’organizzazione. Qui le persone possono fare una doccia, bere un caffè, parlare con un avvocato, un assistente sociale, consumare droga acquistata altrove assistiti da un infermiere e un medico. Siamo aperti 24 ore su 24, con tre equipe a rotazione. I fondi erogati dal Comune sono 1 milione e 600 mila euro all’anno solo per la Baluard. Chi viene da voi? Il 64% sono uomini tra i 25 e 40 anni, consumatori di eroina e cocaina via endovena, persone fuori di ogni circuito assistenziale e per lo più senza domicilio. Il 65% sono stranieri, tra cui diversi italiani. Nel 2005 abbiamo ricevuto 127 mila persone, nel 2006 e 2007 quasi 144 mila all’anno. Ci sono state difficoltà con gli abitanti del quartiere? All’inizio non ci hanno accettato molto bene, appendevano striscioni come ‘Narcosala al Raval no’. Anche perché anni fa quando il problema dell’eroina era molto forte, tanti hanno visto morire amici e parenti per overdose. Li abbiamo rassicurati che tutto sarebbe rimasto come prima. Abbiamo spiegato che è utile che il servizio sia laddove c’è un problema, non in mezzo alla montagna. E che non scatta l’effetto chiamata, infatti il numero dei ragazzi al Baluard non ha mai superato le 400 persone al giorno e in compenso i tossicodipendente non usano più la strada. Insomma qui c’è un servizio per la persona che non aumenta la delinquenza né fa aumentare i consumatori. Uno dei nostri obiettivi è combattere la paura, perciò facciamo formazione e informazione, collaborando con polizia, vigili, servizi sociali, associazioni, scuola. Inoltre abbiamo dimostrato che la nostra presenza diminuiva le siringhe buttate per la strada, nel 2005 ne abbiamo raccolte più di 17 mila nell’anno, meno di 7 mila nel 2007. Quante sono oggi le sale a Barcellona? Oggi ci sono un’unità di strada e altre tre sale pubbliche finanziate sempre dal Comune a volte anche con fondi della Regione Catalunia. Alcune di queste ospitano un centro d’informazione e un centro di trattamento della tossicodipendenza. Non è nostro compito sostituirci ai servizi sanitari, ma se alcuni intraprendono il trattamento possono consumare anche il metadone nella nostra stanza. Così tra le persone che vengono al Baluard, 723 tra il 2005 e il 2007 hanno iniziato un trattamento per uscire dalla dipendenza. E’ un modello esportabile? Spero di sì. In Europa ci sono modelli basati sull’attenzione alla salute e al consumo sicuro e funzionano.

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Posted in: Le Buone Notizie