«Tanos», gli italiani d’Argentina nella Auschwitz di Buenos Aires

Posted on 9 ottobre 2008

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Dopo le molte nefandezze commesse per omissione durante la dittatura militare del 1976-’83 in Argentina, qualcosa di buono l’Italia l’ha fatto, sia pure tardivamente e per così dire simbolicamente. Sono i due processi contro alcuni dei responsabili del genocidio argentino dei 30 mila desaparecidos, conclusi davanti alla Corte d’Assise di Roma nel dicembre 2000 il primo e nel marzo 2007 il secondo. Sul banco degli imputati – vuoti per via della loro contumacia – ex-militari responsabili del sequestro e dell’omicidio di cittadini italiani o italo-argentini. I «tanos»

E «Tanos» è il titolo del film documentario che, nella sua prima parte, andrà in onda questa sera alle 23.40 su Rai Tre (la seconda parte martedì 14 ottobre). Sottotitolo «storie di italiani sequestrati all’Esma», la famigerata Scuola meccanica della marina, il peggiore delle centinaia di lager in cui subirono il martirio – in nome della «civiltà occidentale e cristiana» dei generali – migliaia di «sovversivi». Per l’Esma passarono almeno 5000 persone. Fu con la presidenza dei Kirchner, Nestor dal 2003 e poi sua moglie Cristina dal 2006, che l’Esma ebbe la destinazione che doveva avere: un monumento alla memoria, come Auschwitz. Perché quella fu una Auschwitz argentina e il regime militare fu quanto di più vicino al nazismo sia stato prodotto dalla perversità umana nell’ultima parte del ‘900. Dall’Esma uscirono vive 200 persone. Gli altri desaparecidos.

Fra loro Angela Aieta, nata in Calabria, madre dell’allora giovane peronista Dante Gullo, che si mise alla ricerca del figlio arrestato. Per una crudele ironia il figlio alla fine fu liberato e la madre e il fratello minore furono sequestrati e sono ancora desaparecidos.

Fra loro anche l’ingegner Giovanni Pegoraro, imprenditore veneto, e sua figlia Susanna, ventenne, risucchiati dalla macchina di morte dell’Esma. Lei non prima di aver dato alla luce nel «reparto maternità» del lager una bambina che fu, come tante altri neonati, «regalata» a una coppia di torturatori e che identificata molti anni dopo in «Evelyn Vasquez» dalle implacabili Nonne della Piazza di Maggio, al contrario di tanti altri, si è rifiutata di abbandonare suo «padre» torturatore e di rompere con la sua nuova «famiglia». Orrore nell’orrore di storie terribili, tragiche e grandiose che il film racconta e documenta con ritmo serrato. Riprese del processo di Roma – concluso con l’ergastolo per 5 killer dell’Esma -, interviste dentro e fuori dentro l’aula-bunker di Rebibbia e a Buenos Aires a testimoni e sopravissuti, a militanti impegnati nella lotta per i diritti umani e la giustizia, materiali di repertorio che riaccendono l’angoscia e la rabbia.

Il film è diretto da Daniele Cini, una carriera di reportage e documentari alle spalle, fra cui ricordiamo quello del 2006 «Seconda patria: l’Italia e il golpe in Argentina» (sempre con l’efficace consulenza di Osvaldo Alzari). Un paese che conosce bene e su cui fa bene a insistere. Perché la memoria di quell’orrore non vada perduta.

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Posted in: Argentina '76