«Apologia di fascismo»: indagato La Russa

Posted on 30 ottobre 2008

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Federica Fantozzi

Il Tribunale dei Ministri ha aperto un fascicolo sul titolare della Difesa Ignazio La Russa per le parole pronunciate l’8 settembre di quest’anno a proposito della Repubblica di Salò. L’iniziativa è stata presa a seguito dell’esposto di un cittadino italiano, residente in Toscana, alla magistratura che per competenza ha trasmesso gli atti al tribunale speciale. L’esposto è stato depositato presso la Procura di Roma il 16 ottobre scorso e per i giudici ministeriali l’apertura del fascicolo è stato un atto dovuto. Il ministro è indagato per il reato di apologia di fascismo.

In occasione della commemorazione del 65esimo anniversario della Difesa di Roma, La Russa ha rivalutato il ruolo dei militari della Rsi sostenendo che «dal loro punto di vista combatterono credendo nella difesa della patria». Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, presente alla cerimonia a Porta San Paolo, ha considerato invece «simbolo della volontà di riscatto» dell’Italia coloro che «rifiutarono l’adesione alla Repubblica di Salò». Ecco le parole precise pronunciate dal ministro quasi due mesi fa: «Farei un torto alla mia coscienza se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell’esercito della Rsi, soggettivamente, dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d’Italia».

L’elogio di La Russa giunse poco dopo che il sindaco di Roma Gianni Alemanno aveva definito il fascismo «non il male assoluto» ma «un fenomeno complesso» in un’intervista, e suscitò aspre polemiche. Gianfranco Fini si irritò per la «sprovvedutezza» dei suoi colonnelli. Il quotidiano della Cei “Avvenire” bollò le dichiarazioni dei due esponenti di via della Scrofa come «avventate». Velate dal sospetto di «una rivendicazione di eredità e di identità, seppure cauta e circospetta» anziché «di un giudizio storico equanime». Veltroni si dimise dal comitato per il museo della Shoah presieduto da Alemanno. Fino alla sconfessione pubblica da parte del vicepresidente della Camera nonché leader di An davanti alla platea di Azione Giovani: «Non si può equiparare chi stava da una parte e chi stava dall’altra – chiarì Fini in quello che è stato definito nei forum della destra radicale «l’ultimo strappo» – Non era equivalente». E ancora: «C’era chi combatteva per una causa giusta, che era la causa della libertà, dell’eguaglianza, della giustizia sociale, e c’era chi, fatta salva la buona fede in molti casi, combatteva per una parte sbagliata. Non sono categorie morali ma storiche».

Ora il Tribunale dei Ministri ha aperto il fascicolo sulla vicenda. Un atto dovuto dopo la denuncia di un uomo che si è sentito offeso e ferito dal comportamento di La Russa. Perché – ha rievocato nell’esposto – il nonno fu bastonato con durezza dai soldati tedeschi che gli hanno procurato lesioni permanenti. Il nome del ministro della difesa è dunque stato iscritto nel registro degli indagati per apologia di fascismo.

Pubblicato il: 30.10.08

Posted in: Resistenza