ARGENTINA – Torturatore suicida in diretta tv

Posted on 25 novembre 2008

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Ferreyra s’è sparato mentre la polizia stava per arrestarlo

Camicia nera e cappello da cowboy, si stava dichiarando innocente davanti alle telecamere di Cronica quando si è accorto che gli agenti stavano arrivando per arrestarlo. A quel punto Mario Ferreyra, detto «el malevo», ha estratto la pistola da uno stivale e – dopo aver detto a sua moglie che l’avrebbe amata per sempre – se l’è puntata alla nuca e ha fatto fuoco. Ai familiari e ai poliziotti accorsi pochi secondi dopo lo sparo non è rimasto che constatare il decesso. È morto così ieri, nella sua tenuta nella provincia settentrionale di Tucuman, un ex capo della polizia argentina del periodo della dittatura militare (1976-1983), accusato di rapimento e tortura. Secondo i familiari delle migliaia di vittime di quelle giunte militari, il suicidio di «el malevo» rientra nel patto di omertà tra ex fedelissimi delle giunte che, pur di non testimoniare contro loro colleghi responsabili di atrocità, sono pronti a togliersi la vita. Nel 1993 era stato condannato al carcere a vita per un triplice omicidio compiuto due anni prima, quando aveva sequestrato tre ladri che aveva massacrato dopo averli tenuti segregati per un giorno intero. Ma il governatore Antonio Domingo Bussi, suo protettore politico, era riuscito a farlo uscire di galera nel 1998. «È un fautore di legge e ordine – dichiarò dopo la scarcerazione Bussi – che certamente ha ecceduto ma che durante la prigionia ha dimostrato una condotta esemplare». Il quotidiano argentino Pagina12 ricorda che Ferreyra «aveva fatto scuola durante la dittatura. Aveva capito assieme a Bussi che chi ha in mano il potere ha tutto. Aveva visto come si spersonalizzano i prigionieri, come venivano torturati e assassinati. Chi detiene il potere può sentirsi al di sopra delle persone comuni».

Posted in: Argentina '76