I militari criticano il premier, è polemica

Posted on 30 gennaio 2009

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di t.f.

Dalla Fortezza Bastiani, da quel deserto dove starebbero più o meno relegati, e più o meno annoiati, arrivano voci. Che non sono echi, poco chiari. Tutt’altro. Scandiscono, con fermezza e rigore, come fosse una marcia, parole decise: amarezza, delusione, preoccupazione.

Certo continuano a fare il loro lavoro di militari, anzi a difenderlo ancora di più. Ma ora cercano di proteggerlo soprattutto dalla politica. Dalla strumentalizzazione. E da chi forse lo conosce meno di quanto dica, e vorrebbe tirarli fuori dal "deserto" cui si trovano. Per questo scrivono in tanti, e criticano le parole di Silvio Berlusconi; osservano con rammarico quello che si sta facendo – o disfacendo – del loro mestiere. E chiedono risposte. Ripensamenti. Provvedimenti.

Il primo a farlo, in modo anomalo tanto da sollevare una bufera politica  – che altro che tempesta nel deserto – è un alto ufficiale italiano, oggi ai vertici della missione Nato in Afghanistan, il generale di divisione Marco Bertolini. Lui, in grigioverde da tempo,  si dice ‘amareggiato’ dalle parole del premier sui militari che farebbero la guardia al deserto dei Tartari. Scrive pubblicamente, con una lettera di poche righe al Corriere: «L’affermazione attribuita al presidente del Consiglio secondo cui l’Esercito farebbe la guardia al deserto dei Tartari, avvilisce i soldati che, come me, operano fuori area, nonché quanti in patria, senza munizioni, senza carburante e senza parti di ricambio per i mezzi si preparano a sostituirci». E dopo averlo fatto,  si ritrova al centro delle polemiche tra maggioranza e opposizione. Ma anche sostenuto da moltissimi colleghi, che sul web gli mandano attestati di stima, e appoggiano il suo sfogo. Con molti consensi: «Bravo Marco, ammiro il coraggio che ha sempre avuto e che ha; per il bene del prossimo si butta anche in un torrente ghiacciato (ricordi kosovari)», scrive ad esempio Andrea S. sul forum di ‘Pagine di difesa’, uno dei più frequentati dagli appassionati di cose militari e dove – subito dopo le parole del premier – si è animata una discussione con migliaia di contatti intitolata ‘Anch’io monto di guardia al deserto dei Tartari.

«Non bastava la monnezza, lo spegnimento di incendi, la demolizione di opere abusive, la spalatura della neve, il (per ora abortito, ma non si sa mai) controllo della sicurezza dei cantieri di lavoro. Ecco che quello che avrebbe dovuto essere un esperimento limitato nel tempo e nella quantità, si trasformerà fino a far diventare i pattuglioni una presenza fissa – e massiccia – nelle nostre città. Si va cioò affermando una tendenza pericolosa: tutto ciò che riguarda la sicurezza dei cittadini può essere trasformato in emergenza e quindi tutto può richiedere l’impiego dei militari. Un passaggio funzionale a un ulteriore trasformazione che le forze armate stesse stanno subendo: da strumento a disposizione dell’intero Paese per l’implementazione delle politiche estera e di sicurezza in uno a disposizione di pochi da impiegare in maniera funzionale alla raccolta del consenso popolare», scrive Giovanni Martinelli.

E aggiunge: «Su questo quadro aleggiano quella scarsa preparazione e quella incompetenza dimostrate sia dall’attuale titolare del dicastero della Difesa ma ugualmente diffuse in larga parte del Governo e del Parlamento. Una situazione di grave deficit/arretratezza culturale sui temi della sicurezza e della difesa, efficacemente illustrata dall’affermazione del presidente del Consiglio che, per giustificare l’aumento dei militari nelle città, dichiara: "invece di essere un esercito che sta a fare la guardia nei confronti del deserto dei Tartari sarà utilizzato per combattere l’esercito del male"».

Parole che come quelle di Bertolini, pesano però come un macigno e che nei palazzi della Difesa e delle Forze armate naturalmente non passano inosservate. Il ministro La Russa, a chi gli chiede un commento, spiega di aver «parlato col presidente del Consiglio e spiegato che la guardia in attesa dell’arrivo di un nemico era un concetto che non andava bene neanche quando c’era l’esercito di leva; ancor meno oggi, con tanti impegni internazionali». Ciò premesso, «l’amore da parte del presidente del Consiglio per le Forze armate e la consapevolezza del loro impegno non possono essere messe in discussione», dice il ministro. «Dopo quella frase riferita dai giornali sul ‘Deserto dei Tartari, Berlusconi ha parlato per 5 minuti elogiando le nostre truppe». Il Pdl, invece,definisce comunque le parole del militare inaccettabili.

Ma dall’opposizione arrivano le critiche. «Concordo pienamente con le dichiarazioni rilasciate dal generale Bertolini in merito al disagio che prova dopo le esternazioni del premier», dice il senatore del Pd e generale Mauro Del Vecchio, in passato proprio comandante della missione Isaf in Afghanistan, di cui il parà Bertolini è oggi capo di stato maggiore. L’on. Rosa Calipari, dello stesso partito, chiede invece le scuse di La Russa «dopo le vibranti proteste scatenate sul web dai militari e la loro solidarietà al generale Bertolini».

L’onorevole Gregorio Fontana, del Pdl, definisce invece «inaccettabile e inopportuno» l’intervento del generale, in quanto fatto «commentando una frase estrapolata da un contesto molto più ampio. Un militare con una responsabilità così importante, prima di entrare nel dibattito politico, avrebbe dovuto informarsi meglio su quello che era il senso delle parole del Presidente del Consiglio. Mi auguro che l’intervento fuori luogo del generale Bertolini, non sia il primo passo per emulare in futuro la carriera dell’onorevole Franco Angioni e del senatore Mauro Del Vecchio, un tempo generali e poi passati in parlamento tra i banchi della sinistra». Ma anche se di un altro corpo, e su altri banchi gli esempi contrari non mancherebbero: Roberto Speciale, ricorda tanto un ex generale della Finanza. O no?

30 gennaio 2009

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