Striscione per i diritti umani in piazza san Pietro, fermata la nipote di Allende con sei cileni

Posted on 8 febbraio 2009

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Un gruppo di cittadini sudamericani ha inscenato una piccola manifestazione
durante l’udienza papale. Ines Bussi e i suoi connazionali identificati e poi rilasciati

 

Il gruppo voleva ricordare un sacerdote ucciso durante il regime fascista e chiedeva di processare in Italia l’ex procuratore militare Podlech
di FEDERICA ANGELI e ANNA MARIA DE LUCA

ROMA – La nipote di Salvador Allende, Ines Bussi, è stata fermata oggi a piazza San Pietro e tenuta per circa tre ore nel commissariato di piazza Cavour. Insieme a lei, la moglie di Omar Venturelli, il sacerdote italiano ucciso in Cile durante il regime. Volevano ricordare pacificamente davanti al Papa la loro lotta per la giustizia e invece sono stati bloccati.
Poco dopo le 12, durante l’udienza papale in piazza San Pietro, il gruppo di cileni ha tirato fuori uno striscione di protesta contro le violenze subite durante il periodo della dittatura cilena. I manifestanti sono stati subito avvicinati dagli agenti dell’ispettorato Vaticano e portati in commissariato. Identificati e poi denunciati i sette, fra cui appunto la nipote di Allende, sono stati subito rilasciati. A quanto riferito da fonti del Viminale "tutto si è svolto con molta calma e serenità".
I cileni fermati chiedono che Alfonso Podlech, l’ex procuratore militare di Temuco che figura in diversi processi di violazione dei diritti umani e che ora si trova nel carcere di Rebibbia, venga giudicato dalla giustizia italiana. Vogliono che non sia rispedito in Cile, dove gode di impunità, perché temono che possa accadere quel che è già avvenuto con Pinochet. "L’episodio di oggi – ha commentato l’avvocato Marcello Gentili che assiste la figlia Venturelli – è increscioso. Me ne rammarico come cittadino italiano".

(8 febbraio 2009)

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Posted in: Chile '73