Chávez abbatte Colombo: «Causò genocidio, via la statua»

Posted on 29 marzo 2009

0


Caracas La statua rimossa per restauri. «Non sia ricollocata»

 

Il líder venezuelano: «Meglio un indigeno»

 

RIO DE JANEIRO — Giù Cristoforo Colombo, simbolo del genocidio, in alto Manuel Marulanda, «eroe delle Americhe». Nell’album dei simboli di Hugo Chávez, tutta la storia va riscritta e non c’è nulla di meglio che intervenire sui monumenti di Caracas. Per il navigatore genovese non è la prima volta: già nel 2004, proprio il 12 ottobre, una statua venne abbattuta a cura di un gruppo di scalmanati chavisti, ispirati dalla celebre caduta di Saddam dal piedistallo, a Bagdad. I tre ragazzi passarono poi qualche ora in un commissariato. Stavolta invece la rimozione è ufficiale, con tanto di sigillo presidenziale. La seconda statua di Colombo si trovava nel parco El Calvario, nel centro della capitale. È stata tolta giorni fa dall’ente Fundapatrimonio, insieme a molte altre, per essere restaurata.

Dalla tv è poi arrivato l’ordine perentorio: Colombo non deve tornare al suo posto. «Che ci stava lì a fare quella statua? È stato il capo di una invasione che ha prodotto il genocidio più grande della storia — ha tuonato Chávez —. Mettiamo piuttosto un indio oppure una india, che ci indichino la strada verso la liberazione dei popoli, la strada verso il socialismo!». Il richiamo alle origini indigene del Venezuela, evidente nei tratti somatici del suo comandante, fa parte ormai da anni del discorso bolivariano. Il 12 ottobre, festeggiato in tutto il continente americano, si chiama ora «Giornata della resistenza indigena». Il chavismo, insieme agli eroi della guerra di liberazione dalla Spagna, venera i capi indigeni che tentarono di resistere all’invasione, come il leggendario Guaicaipuro, al quale è stato dedicato il programma governativo di salvaguardia delle ultime tribù amazzoniche. Anche sui libri di testo per le scuole, negli ultimi tempi, si è intervenuto per riequilibrare l’epopea della scoperta dell’America a favore dei concetti di conquista e invasione.

«Discutibile» ha definito la decisione lo storico Elias Pino Iturrieta: «La storia non si rimuove. Da quell’imposizione crudele veniamo tutti noi americani, perfino i parametri morali che usiamo per condannarla ci vengono dall’Occidente». Il sindaco di Caracas ha precisato che la statua non aveva alcun valore artistico. L’altro Colombo abbattuto, che dominava la centrale Plaza Venezuela, è da anni in un deposito e non si conosce il suo destino. Ben più stravagante, e polemica, è stata invece la decisione di un quartiere superchavista di Caracas di innalzare un busto a Manuel Marulanda «Tirofijo», per mezzo secolo leader delle Farc colombiane, scomparso lo scorso anno. Il monumento saluta «l’eroe insurrezionale della Colombia di Bolívar», lo stesso che per il Paese vicino è stato invece il leader crudele di una organizzazione terrorista. In quell’occasione Chávez non intervenne, e l’allora sindaco Freddy Bernal disse di partecipare all’inaugurazione come «rivoluzionario» e non come politico. Le reazioni in Colombia furono feroci, come in tutte le occasioni nelle quali Chávez saluta i guerriglieri come «compagni bolivariani». L’episodio più polemico fu dopo la morte di Raul Reyes, colpito dall’aviazione colombiana in Ecuador: quel giorno Chávez chiese un minuto di silenzio e poi minacciò la Colombia spedendo truppe alla frontiera.

Rocco Cotroneo
29 marzo 2009

Annunci
Posted in: Los de abajo