Roberta Carlini – Scuola modello small

Posted on 30 aprile 2009

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Scattano i tagli del ministro Gelmini: 42 mila insegnanti in meno. Così saranno ridotte le lezioni di lingue e i pomeriggi a scuola. Ecco come sei istituti si preparano all’austerity

 

Da un anno all’altro ci saranno 42 mila insegnanti in meno assieme a 8 miliardi di tagli in quattro anni. Un crescendo: 456 milioni nel 2009, 1.650 l’anno prossimo, 2.538 nel 2011, 3.188 nel 2012. Fino a poche settimane fa, erano solo numeri scritti su documenti ufficiali. Adesso, si stanno abbattendo concretamente sulla vita delle scuole italiane, man mano che ciascuna di esse viene a sapere quanti insegnanti in meno avrà l’anno prossimo. E ne trae le conseguenze: domande di tempo pieno non accolte, aumento del numero degli alunni per classe, riduzione dei rientri pomeridiani e dei tempi prolungati. Ne sanno già qualcosa gli utenti delle scuole di ogni ordine e grado, con relativi genitori nel panico. Alle elementari i risparmi sono affidati all’abolizione del modulo e al tetto al tempo pieno (garantito, in teoria, solo dove già c’era).
Le scuole medie sono quelle che subiscono i tagli più forti: meno 15.500 prof, mentre gli studenti saranno oltre 7 mila in più. Alle superiori, come antipasto della riforma che arriverà l’anno prossimo, per adesso si amputano 11.350 posti. Parole magiche per ottenere i tagli sono: abolizione delle compresenze, riordino delle cattedre. Che vuol dire, meno ore di lezione con più studenti e con un solo docente per volta. E per le medie, Cenerentola della scuola, meno lingue straniere e meno lettere. Ma per capire come sarà la scuola che riapre a settembre, conviene partire dal basso: dalle classi e dagli orari, che in questi giorni in tutt’Italia stanno prendendo forma.
Napoli – Adelaide Ristori
Quelli dell’ufficio provinciale gliel’avevano detto: "Non lo chiedete il tempo pieno, perché al Sud non lo danno". Eppure i modelli mandati dal ministero, freschi di stampa, prevedevano sulla carta la libertà di scelta: "Scusate, ma se sul modulo c’è scritto, perché io devo dire alle famiglie di non scegliere il tempo pieno?". E così alla scuola Adelaide Ristori , circolo Napoli 34, 800 utenti dalle materne alle medie, hanno spedito i moduli e incrociato le dita. Qualche giorno fa, la doccia fredda: niente tempo pieno a Forcella, e cinque maestre in meno. "Una bomba. Un disastro. Tutto da rifare". Luisa Perasole, vicepreside della scuola, ha strappato tutte le simulazioni d’orario fatte, e ha ricominciato daccapo a riempire fogli e schemini, per far tornare i conti e riaprire a settembre la stessa scuola con meno insegnanti. Il problema non è solo dei 37 bambini le cui famiglie avevano barrato sull’ottimistico modulo la casella ’40 ore’: non le avranno, è certo, ma di cosa dovranno accontentarsi? 24, 27 o 30 ore a settimana, per stare sempre al ventaglio di offerte ministeriali? "Sarà difficile garantire anche il tempo prolungato al pomeriggio. E la mensa, nostro orgoglio da anni", dice Perasole.

Scuola di frontiera, tra la centrale via Duomo e le zone più popolari di Forcella e Mercato, la Ristori, circolo Napoli 34, ha lottato per conquistare quello che si chiamava ‘tempo prolungato’. E che rischia anch’esso l’estinzione, per il combinato disposto di due novità: l’abolizione delle ore di compresenza degli insegnanti nella stessa classe, e, per medie e superiori, il riordino delle cattedre (tutte a 18 ore, tutte d’insegnamento frontale). "Prima, anche senza avere il tempo pieno i bambini potevano restare in mensa, e poi fare attività nel pomeriggio. Con cinque maestre in meno, salta tutto il modello che abbiamo costruito in anni di lavoro".
Lavoro didattico, e sul territorio: "Il pomeriggio lo usavamo per fare attività di recupero personalizzate, ad esempio mettendo insieme bambini dello stesso livello per rafforzare la matematica o l’italiano. Poi c’erano i laboratori, per elementari e medie: informatica, latino, multimediale, facevamo anche un tg. C’erano corsi di computer o teatro anche per le famiglie: lavoriamo in zone molto problematiche, e avere la scuola aperta al pomeriggio, per tutti, è importante".
Utopie, di fronte alla formula che il ministero ha usato per calcolare l’organico: ‘Numero di classi per 27 diviso 22’.

Dove 22 sono le ore di insegnamento previste da contratto per ogni maestra e 27 è l’orario settimanale di riferimento delle elementari. Piccolo dettaglio: nelle domande d’iscrizione, a Forcella come in tutt’Italia, le 27 ore non le ha chieste quasi nessuno (il 7 per cento del totale), ancora meno hanno chiesto le 24 ore (il 3), mentre tutti gli altri hanno chiesto le 30 e le 40 ore. In pratica, il 90 per cento delle famiglie ha chiesto un orario superiore a quello compatibile con i tagli.

Palermo – Oberdan
Nello stesso dilemma si dibatte Giovanni Litrico, direzione didattica Oberdan, quartiere Oreto-Guadagna di Palermo: da settembre ha due insegnanti in meno per lo stesso numero di bambini. In prima elementare, "tutte le famiglie hanno chiesto le 30 ore articolate su sei giorni, sabato compreso. Qui la settimana corta non esiste, e il tempo pieno non si è sviluppato perché i comuni non hanno dato le strutture". Ma adesso tocca lavorare di fantasia e forbici per salvare il sabato. "Forse per quest’anno ci lasciano le compresenze di inglese e religione: cercherò di usare quelle ore per coprire quelle che mancano". In sostanza, succederà che quando entra l’insegnante di religione o il maestro specialista di inglese, la maestra titolare esce, e va a tappare i buchi in qualche altra classe. Un escamotage disperato ma comune a tante scuole d’Italia. Per i bambini che non seguono la religione cattolica, il risultato è nella pratica violazione di Costituzione e Concordato: non avranno l’insegnamento alternativo, ma saranno piazzati momentaneamente in altre classi. Certo è che l’insegnante specialista di cattolicesimo resterà. Mentre quello di inglese va a estinguersi, sostituito dall’insegnante ‘specializzato’: cioè uno con 100-150 ore di formazione ad hoc, da quest’anno obbligatorie per tutti. Così l’inglese lo fa la maestra prevalente, e si risparmia. "Forse pensano che insegnare inglese in prima elementare sia più facile, invece è proprio quella l’età decisiva per cominciare bene la seconda lingua".
Roma – Di Liegro Maltrattato alle elementari, l’inglese si presenta apparentemente potenziato’alle medie: dove si può chiedere, invece della seconda lingua straniera, di fare cinque ore di inglese a settimana. Il perché in una tabella del decreto sugli organici: riduzione posti della ‘seconda lingua comunitaria’, meno 5.616. Ma alla scuola media Di Liegro, nel quartiere Tiburtino a Roma, la domanda per ‘l’inglese potenziato’ non l’ha fatta nessuno. "Tutta l’Europa studia due lingue, non si vede perché noi dobbiamo restare fuori", dice la preside, Simonetta Caravita. Ma è meglio farne solo una bene, che due male, è il ragionamento di buon senso. "Certo, però per migliorare la lingua bisogna migliorare il metodo, fare gruppi di livello omogeneo, attività integrative, non basta allungare le ore di insegnamento frontale", dice Caravita. Nella sua scuola l’anno scorso c’era il tempo prolungato con potenziamento delle lingue straniere, anche con il conseguimento delle certificazioni tipo ‘ket’ e ‘delf’. Quest’anno invece l’insegnamento delle lingue finirà per essere dimezzato.
Verona – Veronetta Porto San Pancrazio "Proprio ieri il papà di un bambino che deve venire a scuola da noi mi ha chiesto: l’anno prossimo quanti pomeriggi avremo a scuola? Due, o tre? Non ho potuto rispondere, e questo è devastante". Ernesto Passante, dirigente dell’istituto comprensivo di Veronetta-Porto San Pancrazio, a Verona, aspetta i dati dell’organico senza grandi speranze. Ha tre scuole materne, tre elementari e due medie: 750 alunni. La sua scuola va spesso nelle cronache per l’alta percentuale di stranieri: "Altro che mozione Coda, qui le classi di soli stranieri, che poi sono quasi tutti nati in Italia, ce le abbiamo già". Ma hanno anche tante altre cose: supporto per l’inserimento, corsi per potenziare le eccellenze, far prendere ai ragazzi (italiani) i diplomi di lingua straniera che negli istituti privati si pagano fior di quattrini. E adesso? "Adesso salta tutto. Per tutte queste attività noi usavamo quella parte di organico che era superiore allo stretto necessario". Con le nuove regole resta a malapena lo stretto necessario. "Gli insegnanti bravi saranno quelli che riescono a tenersi tutta la classe in silenzio". Ma anche così, il cerchio non si quadra: "Le 24 ore, quelle del modello del maestro unico, le hanno chieste in quattro. Gli altri vogliono o il tempo pieno o i rientri al pomeriggio. Penso che saremo costretti a ridurre i rientri. Il tempo pieno forse riusciamo a mantenerlo".

Roma – Walt Disney I ragazzini si avviano verso la mensa sotto un ritratto di Walt schizzato a carboncino sul muro, mentre la direttrice fa la lista degli esclusi, che ancora non sanno di essere tali. "In una sede ci hanno dato solo una classe a tempo pieno su due: 19 domande bocciate. Qui, nella sede principale, ne restano fuori otto", spiega Eva Pasqualini, riepilogando i numeri della sua scuola, la Walt Disney del Nuovo Salario: una classe in più, due insegnanti in meno. Risultato: aumento dei bambini per classe con 27 per le elementari e 28 per le medie. Non solo: "Di fatto è saltato il tetto al numero di alunni in presenza di disabili, anche se ancora si aspetta il regolamento ufficiale". Le cose non cambieranno solo per le prime: "Le compresenze si eliminano anche per le classi già avviate con i vecchi moduli. Dunque credo che dovremo ridurre l’orario, anticipando l’uscita del venerdì". Quanto all’arrivo della maestra prevalente e la sepoltura del modulo, la Pasqualini invita ad andarci cauti: "Certo, avremo più vincoli di prima, ma non credo che rinunceremo ad avere un lavoro collegiale degli insegnanti". Per tradurre: ci sarà una qualche nuova versione del ‘modulo’, con maestre specializzate per gruppi di materie. "In fondo l’autonomia ce l’abbiamo ancora", dice Pasqualini, che non accetta un orario patchwork, fatto da una maestra prevalente, per 22 ore, più tanti pezzetti di altre maestre: il modello Gelmini, in altre parole, che molte scuole stanno di fatto by-passando.
Lecce – Corigliano d’Otranto "Anche noi cercheremo di mantenere il più possibile la specializzazione delle maestre per ambiti di competenza, non possiamo tornare all’insegnante tuttologo", dice dal Salento Luigi Martano, dirigente di una scuola materna ed elementare. Che come tutti gli altri ha le sue decimazioni: 15 insegnanti invece di 19. Ma ha anche un grattacapo in più: il pignoramento. Equitalia gli ha appena intimato di pagare la tassa sulla spazzatura per gli anni scorsi: 9 mila euro, che nelle casse non ci sono. Perché i finanziamenti sono stati tagliati, e dall’anno prossimo "Internet e fotocopie li dovremo far pagare dalle famiglie". Equitalia minaccia le vie legali. "Non so, qui ci sono lavagne e scrivanie: vogliono prendere queste?".

(29 aprile 2009)

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