Gianluca Di Feo e Emiliano Fittipaldi – Alle slot vince sempre Mister Camorra

Posted on 10 luglio 2009

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Dal nulla ha creato un impero da 300 milioni l’anno. E nonostante più condanne, ha ottenuto licenze dai Monopoli. Ora Renato Grasso dalla cella rivela la sua rete di protezioni

Tutto cominciò nel 1976. "Lavoravo dopo la scuola con mio padre, avevo 13 anni. Lo aiutavo a pulire gli apparecchi che erano in gestione nei locali. Sistemavo biliardini e flipper nei bar, nelle sale giochi e nei circoli. A vent’anni ho lasciato l’istituto tecnico, senza prendere il diploma. Ma nel 1986 ho creato con i miei fratelli la prima società. Avevo ereditato un numero di clienti di circa 150 locali sparsi per tutto il territorio napoletano. Poi nel 1990 sono stato arrestato per tre inchieste, tutte per associazione camorristica con diversi clan: Grimaldi, Rossi, Vollaro".
Renato Grasso, mentre un mese fa bussava al portone del carcere romano di Rebibbia, si è guardato indietro. Nonostante tutto di strada ne aveva fatta parecchia. È vero, i processi erano andati male, aveva già passato qualche anno in galera dopo le sentenze definitive per camorra ed estorsione, la Procura antimafia lo cercava da mesi per chiudere i conti, ma il suo impero si era allargato di pari passo con la sua fedina penale. Entrava in carcere, ma rimaneva il re delle slot machine con un giro d’affari di 300 milioni di euro l’anno. Soldi puliti, fatturati con i colossi del gioco legale, soldi benedetti dai Monopoli di Stato perché arricchiscono l’erario in questa stagione di crisi.
Classe 1964, Renato detto ‘o Presidente è abile e scaltro. Lo ammette anche il gip, che evidenzia le sue abilità nel destreggiarsi "in un ambiente innegabilmente difficile, capace di restare a galla, amico di tutti, capace di fiutare gli affari migliori, spregiudicatissimo e disinvolto, coraggioso quanto basta. Un’esperienza unica nel panorama campano". Renato Grasso in pochi anni riesce a trasformare la bottega di calciobalilla aperta da papà Antonio nel vicolo di Soccavo in uno dei maggiori gruppi di scommesse del Paese. Un gigante secondo solo a Sisal e Lottomatica, le due multinazionali con cui è entrato in affari – come è in grado di rivelare ‘L’espresso’ – nel 2004.

Un’incredibile ascesa che si è fermata ad aprile, quando i magistrati hanno arrestato decine di suoi collaboratori. Grasso era già latitante da mesi, per via di una richiesta di carcerazione spiccata nel 2008. Nel suo rifugio dorato non è stato con le mani in mano: quando si è costituito ha consegnato ai giudici un lungo memoriale. Ventisette pagine piene di dati e nomi che delineano i confini del suo regno e i primi segreti di un business che oggi spazia dalle slot alle scommesse sportive, dalle sale bingo ai giochi on line. Si parla anche dei rapporti con politici collusi, di decine e decine di carabinieri e poliziotti prezzolati, dei legami con i capi di tutti i clan più potenti.
Attenzione, Grasso non si considera pentito, ma solo un "imprenditore testimone". Si difende: urla la sua innocenza, sostiene di essere stato costretto a pagare e frequentare i boss per far sopravvivere l’azienda. Invece, secondo la Direzione distrettuale antimafia di Napoli, ‘o Presidente e la camorra hanno stretto un patto d’acciaio, in cui i clan garantiscono che bar e locali installino le sue macchinette in cambio di un compenso. Un’intesa che ha fatto la fortuna di tutti. Compreso lo Stato, che ha incassato una ricca percentuale della torta miliardaria.
La carriera inizia nei ruggenti anni ’80. Ai flipper e ai juke box che il padre comprava dagli americani della Nato nel dopoguerra, Renato affianca i videopoker illegali, che diventano rapidamente uno dei settori più redditizi. La camorra annusa presto l’affare e chiede di entrarci: "Ho iniziato a pagare le estorsioni, come facevano tutte le ditte distributrici, nel lontano 1985", chiosa l’imprenditore. La sua politica è semplice ma efficace: non scontrarsi con nessuno, dividere i proventi con tutti, lavorare in pace e prosperare.
A Pianura, quando mutano gli equilibri tra le famiglie criminali, paga "contemporaneamente chiunque si presentasse a chiedere tangenti: i Lago, i Marfella, i Pesce, i Varriale": senza protezione, le slot rischiano di finire scaraventate fuori dai bar. Grasso ai pm elenca le minacce ricevute dai suoi fratelli, incluso un sequestro di persona, e le intimidazioni ai collaboratori: fa una lista infinita di ditte sotto ricatto. Ricorda persino che un affiliato del sanguinario clan della Sanità gli ordinò di far comprare 50 copie del libro ‘Leoni di marmo’, romanzo autobiografico del boss Giuseppe Misso, indagato per la strage del treno 904 e oggi pentito di punta. I Casalesi si fanno vivi attraverso Mario Iovine, parente del superlatitante Antonio. "Chiesi l’incontro a un amico poliziotto e che sapevo che aveva rapporti con il padre di Mario, Domenico Iovine. Negli anni Iovine ha cercato di riciclarsi nel settore e di entrare sempre più nella nostra società fino a dire che lui era diventato socio mio: tutto ciò al solo fine di giustificare al clan altre pretese di denaro a suo favore personale".

All’epoca, i videopoker erano ancora proibiti. Oltre alla protezione dei boss, gli serviva quella delle forze dell’ordine. Nel suo memoriale ‘o Presidente fa decine di nomi di carabinieri, finanzieri, poliziotti e vigili urbani che ha conosciuto, rapporti borderline che si materializzavano "in regali di varia natura, rapporti ‘confidenziali’ o in semplice amicizia". Qualcuno gli fa persino da scorta in cambio di una paga extra di 800 euro al mese.
La rete funziona a meraviglia, gli affari vanno a gonfie vele, ma Renato finisce comunque nel mirino degli investigatori. Viene arrestato una prima volta nel 1990. I giudici lo condannano in due processi per associazione camorristica ed estorsione: entra ed esce di galera per tutto il decennio. Scarcerato nel 2002, in libertà vigilata fino al 2004, secondo i pm non smette mai di occuparsi del suo business. Nel frattempo le sue aziende vengono gestite da alcuni prestanome e dai fratelli. I più attivi sono Tullio e Francesco, oggi latitanti, e Massimo, ex consigliere comunale di Forza Italia e compagno di una delle gemelline-tv De Vivo.
Arresti e inchieste non lo ostacolano. Anzi, i Grasso si buttano sulle scommesse sportive, il nuovo Eldorado dei giochi legalizzati. Nel 2004 rilevano la Betting 2000, una piccola ditta che aveva chiuso il bilancio con una perdita di 16 mila euro. In meno di un lustro la trasformano in un colosso con un fatturato da 40 milioni l’anno. La società ottiene subito la concessione da parte dei Monopoli e apre corner di scommesse in tutta la Campania. Nell’elenco dei soci il nome di Renato non appare, ma c’è il fratello Tullio. Che strappa licenze in piena regola anche con altre due società di giochi, la Sistersbet e la Mediatelbet. Per loro tutte le porte sono aperte: la Betting ha sponsorizzato anche il torneo Atp del Tennis Club Napoli, ritrovo della borghesia partenopea.
Ma non sono soddisfatti, puntano ancora più in alto. Il vero salto di qualità avviene grazie ai contratti con Lottomatica e Sisal, che assegnano ai figli dell’uomo dei biliardini la gestione di migliaia di macchinette mangiasoldi. "I miei fratelli ebbero la grande opportunità di ottenere dei contratti in esclusiva per la distribuzione delle New Slot in tutta Italia a favore di oltre 2.500 ricevitorie e agenzie", racconta. Fino a quel momento i negozi controllati dalla famiglia erano circa 200. I due accordi fanno schizzare il numero totale dei clienti "a 2.660, con ricevitorie sparpagliate in 288 comuni della Campania, in 119 città del Lazio". E poi altre centinaia in Abruzzo, Toscana, Lombardia, Sicilia, Calabria e Puglia. Il giro di quattrini è da capogiro: le slot machine hanno raccolto di ‘giocato’, secondo gli ultimi dati dell’agenzia specializzata Agipro, oltre 12 miliardi nei primi sei mesi del 2009. In pratica, quasi la metà dell’intero business dei giochi nazionali, un fiume di soldi che consentirà all’erario di incassare, alla fine di quest’anno, circa 4 miliardi.
Possibile che due colossi privati del calibro di Sisal e Lottomatica (controllata dalla famiglia De Agostini) e che persino i Monopoli di Stato siglino contratti e concessioni con società legate a ‘o Presidente? Possibile che un affare così grande venga affidato a un imprenditore condannato negli anni ’90 in via definitiva prima a quattro anni per estorsione, poi a cinque anni per associazione camorristica e in libertà vigilata fino al 2004? Eppure non era difficile insospettirsi.
I Grasso diventano gestori dei concessionari Lottomatica attraverso la Wozzup Srl. Renato risulta socio della società già nel 2003 insieme al fratello Massimo, nel settembre del 2004 le sue quote arrivano addirittura al 90 per cento. In pratica ‘o Presidente lavora con Lottomatica senza nemmeno aver bisogno di un prestanome. Le cose vanno subito bene: tra il 2006 e il 2008 la Wozzup raccoglie 110 milioni di giocate. A cui vanno aggiunti altri 100 milioni dagli apparecchi della King Slot, altra società di famiglia che subentra più tardi nell’accordo. Per l’affare con la Sisal, invece, il gruppo usa la DueGi sas, intestata a tal Francesco Ciotola. L’azienda "riesce a combinare un incontro con i dirigenti Sisal, dopo il quale i miei fratelli stipularono un contratto per la copertura della rete vendita: ci consegnarono le liste dei ricevitori presso i quali installammo le New Slot. I locali erano migliaia e anche oltre la regione Campania".

Il contratto è del 2004: Renato non risulta socio direttamente, ma con un semplice controllo la concessionaria avrebbe scoperto che le quote dei soci Massimo e Salvatore Grasso erano state già sequestrate dalla magistratura nel 1998. In una lettera del febbraio 2009 – esaminata da ‘L’espresso’ – il direttore di Sisal Slot fa un riassunto degli imponibili del periodo 2004-2008: la cifra monstre macinata dalla DueGi supera i 635 milioni di euro.
L’unico accorgimento di Renato è quello di evitare la mondanità. Nel 2006 si trasferisce in una villa fuori Napoli e compra uno splendido yacht che non usa mai, ma è prezioso come strumento di rappresentanza. Guarda al futuro: l’affare più ghiotto è quello dei casinò e dei videopoker on line. Anche il governo sa che i margini di guadagno sono enormi: non a caso nel decreto Salva-Abruzzo sono state lanciate le videolotteries, nuove slot potenziate in grado di garantire vincite fino a 500 mila euro.
Il re delle slot ora come ora ha altro per la testa. Le accuse che gli lanciano pentiti e pm sono pesanti, il suo impero traballa, qualcuno teme possa trascinare nel crollo anche personaggi influenti che lo hanno protetto nella sua irresistibile ascesa. Sono molti a credere che le sue relazioni vadano ben più in alto di quelle descritte nel memoriale. Renato fa spallucce, e si difende: "Credo che un imprenditore camorrista, come vengo definito, non si occupi anche delle cose banali", spiega: "Non si sveglia la mattina alle 8 lavorando fino a tarda sera, trattando con tutto il personale, chiunque esso sia, anche con le persone poco importanti, come elettricisti e fabbri.
Soprattutto, penso che un imprenditore camorrista non paghi le tasse né per le sue società né per i suoi uomini di paglia. Forse sono un imprenditore camorrista atipico, anzi stupido!". Una affermazione a cui nessuno crede

(10 luglio 2009)

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Posted in: Gomorra