Denise Pardo – Sua libertà di stampa

Posted on 4 ottobre 2009

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Attacchi ai giornali. Querele. Persino un reato come l’evasione del canone. Così Berlusconi vuole dominare sulla informazione. Colloquio con Eugenio Scalfari

Come se non bastasse, siamo arrivati al reato: ai giornali del premier e a quelli vicino al premier che incitano all’evasione, all’illegalità…

Secondo Eugenio Scalfari la campagna contro il pagamento del canone Rai scatenata dal "Giornale" diretto da Vittorio Feltri e da "Libero" firmato da Maurizio Belpietro, meriterebbe l’intervento della magistratura. All’ennesimo attacco berlusconiano contro stampa e tv pubblica, dopo denunce, minacce di denunce, intimidazioni, il fondatore del gruppo Espresso e di "Repubblica" analizza il tentativo di scacco ai media da parte del presidente del Consiglio, la posizione dei grandi giornali, l’intervento del governo per monitorare i contenuti Rai. E la maniera di far sentire in modo più forte la voce della parte critica del paese.

Ci sono state varie stagioni nel rapporto tra Silvio Berlusconi e i media. Questa è la fase estrema, quella finale?

"Ora c’è il desiderio di dominare completamente l’informazione. Di smobilitare, di smantellare tutte le trasmissioni e i giornali che non si comportano come il presidente del Consiglio desidera. Ho appena sfogliato "L’Osservatore romano". Essendo del Vaticano, il quotidiano si occupa del papa. Adesso Benedetto XVI si è recato in visita nella repubblica ceca. Lì ha fatto una quantità di discorsi, di conferenze stampa, di omelie e come sempre "L’Osservatore romano" ha riportato tutto fedelmente. E si capisce: quello è il papa. Bene. Questo è il modello e il metro che vorrebbe il premier".

In pratica, il trattamento riverente, mai critico, verso un pontefice magno…

"Certo. Ora è successa un’altra cosa incredibile, l’ennesima tra le cose incredibili a cui ci ha fatto assistere il presidente del Consiglio. Succede che "il Giornale" diretto da Vittorio Feltri, quotidiano della famiglia Berlusconi, e "Libero" di proprietà degli Angelucci, imprenditori di cliniche mediche che hanno accettato di nominare come direttore Maurizio Belpietro, emissario del Cavaliere, una specie di commissario politico, hanno dato il via ad una campagna per incitare gli italiani, in particolare i loro lettori, a evadere il canone Rai. Senza tener conto, tra l’altro, che il canone in quanto tale non esiste più: ora c’è una imposta che finisce in un fondo dal quale il governo poi attinge per pagare il canone. Si tratta dunque di un’imposta. Se non viene pagata, è soggetta alle sanzioni di chi evade le tasse. Siamo arrivati al punto che i giornali del presidente del Consiglio incitano i cittadini a compiere un reato e il presidente del Consiglio consente ai suoi giornali di incitare i cittadini a compiere un reato non pagando un’ imposta il cui ricavo in gran parte diventa canone del servizio pubblico".

Come dire, si sconfina nell’illegalità?

"Dirò di più. Non so come mai la Procura della Repubblica di Milano, città dove si stampano questi giornali, non proceda d’ufficio visto che ci troviamo di fronte a un reato contro la pubblica amministrazione. Ma c’è dell’altro. Ecco che il governo nelle persone del ministro Claudio Scajola e del suo vice ministro Paolo Romani, affiancati dalla signora Mariastella Gelmini, che non c’entra niente perché è ministro dell’Istruzione, fanno sapere di voler mettere su una specie di giudizio per ispezionare e monitorare le trasmissioni Rai o almeno alcune trasmissioni, con l’obiettivo di appurare se si attengono alle loro regole. E di punirle se non si attengono, probabilmente facendo saltare chi le guida o intervenendo d’ufficio per modificarle. Di bene in meglio. Siamo di fronte al totale scavalcamento della direzione generale della Rai, del suo consiglio d’amministrazione, del suo presidente, della commissione parlamentare di Vigilanza. In pratica, un commissariamento della tv pubblica che segue le denunce a "Repubblica" e a "l’Unità", i giornali che non si attengono alle norme".

E il resto della stampa che atteggiamento ha?

"Ha scelto questa tesi: parliamo di cose serie e quindi di politica economica o di politica estera. Peccato che la libertà di stampa sia la premessa per la democrazia e per le cose serie. Naturalmente questi grandi giornali lo sanno benissimo. E a proposito di politica economica bisognerebbe fare almeno altre dieci domande anche a Giulio Tremonti. Il fatto è che se le domande sono scomode il ministro non risponde. Da mesi gli pongo degli interrogativi. Ma il ministro è silente. Preferisce parlare di filosofia, di Hegel, di san Tommaso…".

Il giorno del suo compleanno, durante la trasmissione "Uno mattina", i conduttori hanno cinguettato a Berlusconi che "la Rai è casa sua".

"La Rai è casa sua, certo, ma solo nei casi in cui può controllarla. Così quando a "Parla con me", il programma di Serena Dandini, era previsto un breve pezzo ironico su chi nei palazzi riceve visite di un certo genere, qualcuno dall’alto si è rivolto a mani giunte a Paolo Ruffini, il direttore di RaiTre. "Ti prego" gli ha detto quello dei piani alti. "Ti invoco. Togli questa parentesi satirica perché se no chi lo regge a quello lì?". E dire non veniva nemmeno nominato palazzo Grazioli…".

Una parte dell’opinione pubblica sembra incassare tutto. Che segnale rappresenta invece la manifestazione del 3 ottobre sulla libertà di stampa?

"È un modo di far sentire la propria voce. Che si rafforza creando le occasioni di partecipazione. Proponendo luoghi di aggregazione. Per esempio, la grande manifestazione in difesa della libertà di stampa. Per esempio, le primarie del Pd. Sarebbe molto, molto importante un’affluenza record, anche di quelli che non sono iscritti, perfino di gente che vada lì e voti scheda bianca. Sarebbe un modo per far passare il messaggio che il popolo sovrano riprende la sua sovranità e si manifesta, si fa vedere. Oggi la forza della protesta è nell’unità, nello stare insieme dando corpo e voce a quella consistente parte del paese contro questo andazzo, contro l’attacco senza precedenti sferrato alla libertà di stampa".

Il potere che vuole controllare i media, però, è una vecchia storia…

"È vero, c’è da sempre. Ma un conto è la voglia. Un conto è riuscire a farlo effettivamente. In realtà, il rapporto dovrebbe essere inverso: il mestiere dei media è il controllo del potere – quello politico, economico, religioso – in nome dell’opinione pubblica. Essi devono dare le notizie e esercitare un controllo che si affianca agli altri organi di garanzia: al controllo della Corte costituzionale, del Parlamento, della magistratura, del capo dello Stato. I media sono un contropotere, questo sono, non altro. Che Berlusconi voglia o no".

(30 settembre 2009)