Giorgio Bocca – Le conquiste di Silvio

Posted on 4 ottobre 2009

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"Non ho mai pagato una donna perché il bello dell’amore è la conquista" ha detto Berlusconi. Ma Tarantini preparava il terreno organizzando feste e assoldando schiere di escort

La stampa che piace a Berlusconi ha sparato ad alzo zero contro Gianfranco Fini, il presidente della Camera colpevole di chiedere il rispetto dei principi fondamentali della democrazia, quali la libertà di stampa, il rispetto dei diritti umani, il diritto di asilo dei perseguitati politici. Per aver commesso simili imperdonabili delitti Fini è stato definito ‘un compagno’, come fosse un delitto esserlo, un politico fallito e irresponsabile pronto a suicidarsi, come dice Bossi. Questa è la destra, questi sono i conservatori, questi i liberali di casa nostra. Senza pudore, senza decenza rimproverano a Fini di difendere la libertà di stampa come se essa non fosse liberissima. "Dire che non è libera è una barzelletta", ha sentenziato il premier, che essendo proprietario di tre reti televisive, il padrone effettivo di quelle pubbliche, delle maggiori case editrici, e di parecchi giornali, è convinto, a ragione dal suo punto di vista, di essere l’informatore più libero e obiettivo del mondo.

Il politologo Giovanni Sartori ha scritto che nessuno dei dittatori o aspiranti tali contemporanei parla più di autoritarismo. I regimi autoritari, ha scritto, si riproducono senza proclami e marce su Roma, con la cancellazione delle garanzie e dei diritti. E tutti i seguaci del nuovo capo mentre consolidano il potere autoritario lamentano l’odio in politica e invocano l’unità nazionale, mentre continuano gli attacchi alla magistratura e il ricorso al lodo Alfano, cioè all’abolizione del principio democratico fondamentale, della legge eguale per tutti.

Con questa destra, con questi liberali, con questi democratici gli italiani hanno perso la cognizione della differenza tra pubblico e privato, su ciò che va pagato dallo Stato e ciò che tocca al primo ministro. Secondo le indagini del Tribunale di Bari, l’imprenditore

Tarantini ha organizzato per conto del premier 18 feste nella sua villa in Sardegna o a palazzo Grazioli, senza dirgli, ha precisato, che pagava le giovani donne, le escort, sia per le danze e le cene che per ciò che toccava a quelle che rimanevano per la notte. E il premier si è affrettato a confermare che lui "non ha mai pagato una donna perché il bello dell’amore è la conquista". Come a dire agli italiani che li considera dei colossali minchioni pronti a bere tutte le menzogne. Cioè che un faccendiere avrebbe montato un simile giro di donne e di droga, rischiosissimo per la sicurezza dello Stato e per le conseguenze giudiziarie, a gratis, senza ricavarne alcun utile. Ma anche un bambino sa che tipi come Tarantini a gratis non ti danno neppure un bicchier d’acqua, che il loro mestiere è di sfruttare le debolezze dei potenti per ottenere favori e indulgenze.

Il premier, dice sua moglie che lo conosce, è un malato che va curato, non sfruttato. Certo non sembra capace di un minimo di autocontrollo, se usa anche i rapporti di politica estera per dichiarazioni da megalomane, come quello di ritenersi il miglior capo del governo della storia dell’Italia unita. Costringendo l’ospite, il primo ministro spagnolo, a prendere le distanze con un eloquente silenzio. Diciotto feste a cui gli italiani illustri e meritevoli non vennero mai invitati, come usa nei paesi civili. Erano più divertenti, più interessanti le escort e le altre, che nessuna persona normale inviterebbe in casa sua.

(01 ottobre 2009)