Se n’è andata Mercedes Sosa, la «Cantora» della libertà

Posted on 6 ottobre 2009

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di Leoncarlo Settimelli

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Aveva cantato per il Papa e duettato con Pavarotti, era sopravissuta alla censura della dittatura argentina, l’America Latina la considerava la sua voce: «la cantora» per eccellenza, l’interprete di unrepertorio fiero e combattivo, all’insegna della libertà, la grande Marcedes Sosa, è morta a Buenos Aires all’età di 74anni per una serie di complicazioni renali. Un percorso, quello che si è concluso ieri al sanatorio de la Trinididad, dov’era ricoverata dal 18 settembre, che è partito da lontano: Mercedes, al cui attivo ci sono una quarantina di dischi, era nata a Tucuman da una famiglia umile e a 15 anni aveva vintounconcorso di canto organizzato da una radio locale. Il suo interesse musicale fu quasi subito quello del folklore,matrovò negli autori sudamericani la strada maestra per arrivare al successo. Unsuccesso che rispecchiava le attese e le lotte dei popoli del subcontinente, tant’è vero che cominciò ad interpretare le canzoni del grande Atahualpa Yupanqui, come Duerme negrito, per giungere sino agli autori della nueva cancion, come Violeta Parrra, Daniel Viglietti e Victor Jara, il cantante ucciso nello stadio di Santiago del Cile dai soldati di Pinochet: di loro interpretava rispettivamente Gracias a la vida, Canto a mi America e Te recuerdo Amanda, con la sua voce scura e dolente.

Ovvio che la sua vita artistica non fosse facile. Si trovò a cantare nel bel mezzo della dittatura che soffocava il proprio paese, quella dei desaparecidos e il suo essere comunista la portò in galera. Era il 1979 e una volta liberata dovette venire a vivere in Europa, a Madrid e Parigi, cometanti altri profughi delle dittature che periodicamente soffocavano i paesi latino americani. Però fu quasi sempre isolata anche rispetto ai gruppi più noti, come gli Inti Illimani, i Quilapayun, gli stessi Parra. «Fuori della mia patria non sono niente», ripeteva. Eppure cantava e cantava. Ma non fu questo che la portò a diventare la voce del proprio popolo in giro per ilmondo(anche davanti al Papa, nella sala Nervi) con il suo volto indio, la chitarra e il bombo(il grande tamburo tenuto al fianco): conquistava con la sua voce profonda e dolente che non le è mai venuta meno e negli ultimi tempi aveva duettato con molti colleghicomeil brasiliano Caetano Veloso, i cubani Silvio Rodriguez e Pablo Milanes e addirittura con alcune stelle del pop, come Shakira.

La canzone con la quale aveva salutato il suo rientro in Argentina era stata Todavia cantamos (Cantiamo di nuovo). Nel 1999 fu protagonista accanto a Luciano Pavarotti di un evento senza dubbio eccezionale che ebbe per teatro «La bomboniera», un locale che ad onta del proprio nome arrivò a contenere 30.000 spettatori. Il loro fu un concerto che rappresentò un evento unico nel panorama argentino: Pavarotti interpretò il suo brani lirici e Mercedes brani della Missa Criolla, mamessa in lingua spagnola che riasale agli anni ’60. Poi sfidò gli autori napoletani e lo stesso Pavarotti interpretando Core ‘ngrato. Infine si unì al tenore modenese per dar vita a Caruso, la canzone di Lucio Dalla. Fu quella l’occasione di celebrare la nomina di Mercedes ad Ambasciatrice di buona volontà per l’America Latina e il Caribe dell’UNICEF. Ma la cantora aveva già ricevuto il Gran Premio CAMU- Unesco 1995, nonché il Martin Fierro nel 1994 e altro riconoscimenti delle Nazioni Unite per la sua attività di interprete «in difesa dei diritti della donna». L’Argentina di oggi le rende tutti gli onori negati dal regime, durante la sua carriera, tanto che la camera ardente è stata aperta nel Salone dei passi perduti del palazzo del Congresso.Comesi deve ad unacombattente che ha tratto della voce e della chitarra le proprie armi in favore della libertà.

05 ottobre 2009

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Posted in: Culto