Bossi minaccia: «Trascineremo il popolo»

Posted on 7 ottobre 2009

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In caso di bocciatura del Lodo Alfano? «Trascineremo il popolo», dice Umberto Bossi. «Il popolo ce l’abbiamo», aggiunge. Intanto, i giudici della Corte Costituzionale riuniti da ieri in camera di consiglio hanno sospeso la seduta e l’hanno riaggiornata a questo pomeriggio.

Ieri è stata la volta degli avvocati del premier. La legge è uguale per tutti ma qualcuno è più uguale degli altri. Vista dalla parte dei legali di Berlusconi che hanno difeso la costituzionalità del lodo Alfano davanti alla Consulta c’è poco da discutere. Il premier in virtù del suo ruolo non può perdere tempo a difendersi, ne andrebbe del bene del Paese.

«La legge è uguale per tutti ma non sempre lo è la sua applicazione», ha detto Ghedini, per il quale la normativa che sospende i processi per le quattro più alte cariche della repubblica, può benissimo essere varata con legge ordinaria – «è assolutamente ammissibile». Ad insistere sull’eccezionalità del presidente del consiglio è stato anche l’altro avvocato-parlamentare schierato da Berlusconi. Gaetano Pecorella, ha specificato che il premier è comunque un po’ più uguale di altri: in base alla nuova legge elettorale, infatti, «non è più primus inter pares perchè è l’unico eletto direttamente dal popolo».

Più tradizionale la difesa di Pietro Longo, secondo il quale la sospensione del processo per le più alte cariche dello stato, non va confusa con l’immunità perché il lodo Alfano non implica la prescrizione. Ed in ogni caso è necessario come il pane per tutelare il diritto alla difesa di Berlusconi perché «in ragione della complessa attività che la carica istituzionale impone: non appare possibile rivestire contemporaneamente un alta carica e il ruolo di imputato».

Anche l’avvocato dello stato, Glauco Nori, ha ribadito le proprie posizioni spiegando che la sua presenza è richiesta dalla difesa di una legge voluta dal parlamento. Sui danni irreparabili che deriverebbero dalla bocciatura del lodo Alfano, ha spiegato Nori, «sono state fatte ricostruzioni fantasiose. Quello su cui volevo porre l’attenzione è che si trascurerebbero le funzioni di governo, basti pensare ad esempio agli impegni del presidente del consiglio a livello europeo».

La Consulta ieri aveva ha respinto la costituzione in giudizio della procura di milano. Il presidente dei costituzionalisti italiani, Alessandro Pace, che sosteneva le richiesta dei pm meneghini, ha commentato ironicamente coi giornalisti: «giustizia è fatta: questa resta una legge ad personam. Dieci anni orsono sarebbe stata dichiarata incostituzionale solo per questo fatto. Adesso ci sono più spiragli perchè la corte ribalti la sentenza del 2004 sul lodo Schifani dichiarando inammissibili i ricorsi contro il lodo Alfano».

«Quello della Consulta non sarà un giudizio politico ma un giudizio basato sull’esame delle norme costituzionali» è stato il fiducioso commento di Gaetano Pecorella, al termine dell’udienza del Lodo Alfano. Pecorella non ha escluso che, in caso di parziale bocciatura del Lodo, «ci possa essere comunque spazio per intervenire, nuovamente, con modifiche sulla legge: bisognerà aspettare le motivazioni. Ma ho fiducia in questa Corte».

«L’arringa di Ghedini è veramente preoccupante perchè costituisce la teorizzazione e il tentativo di legittimare l’applicazione del diritto disuguale», ha detto la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti. «Dire che la legge è uguale per tutti, ma non necessariamente lo è la sua applicazione – aggiunge – equivale ad ancorare l’uguaglianza ad un ambito solo formale e disconoscere il valore sostanziale del principio di uguaglianza che rappresenta uno dei principi cardine della nostra carta costituzionale».

07 ottobre 2009

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