Giuliano Giuliani – Il G8 di Genova le sentenze e un clima «teso»

Posted on 11 ottobre 2009

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La camera di consiglio non è stata rapida come per l’assoluzione di De Gennaro dall’imputazione di induzione alla falsa testimonianza, ma l’attesa non ha superato la mezz’ora rispetto all’orario previsto. E ne è uscita una sentenza che, come si dice in questi giorni, va rispettata ma può essere commentata. E il commento è: autentico stupore.

Sto parlando della sentenza emessa ieri dalla corte d’appello genovese nel processo a 25 manifestanti accusati di associazione per delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio relativamente ai giorni del G8 del luglio 2001. Il primo grado si era concluso con una condanna complessiva a 108 anni, anche se differenziati fra 24 manifestanti (una era stata assolta): da un massimo di 12 anni a un minimo di qualche mese. La sentenza valutò infatti che diversi accusati avevano commesso al più una sorta di reato di resistenza, in quanto il loro comportamento era stato indotto da cariche violente e ingiustificate dei reparti speciali dei carabinieri (il riferimento è a quanto accadde in via Tolemaide, dove venerdì 20 luglio un corteo autorizzato venne brutalmente attaccato per ore dove era stato autorizzato a transitare dal questore). In ogni caso, già allora 12 anni per danni materiali e neanche un giorno per teste rotte, polmoni rovinati e persone in coma, erano apparsi una vistosa contraddizione.

La sentenza di ieri assolve 15 imputati, con motivazioni analoghe a quella di primo grado e soprattutto perché nel frattempo è maturata la prescrizione. Ma per 10 di essi (per i quali sarebbe intervenuto un condono di tre anni) aumenta le pene, per uno addirittura 15 anni, che in Italia è difficile erogare persino per un omicidio. Insomma, sembra che alla fine i conti debbano tornare. Che cos’è, una sorta di inaudita compensazione?

Non smetteremo di sorprenderci negativamente per tutto ciò che in questi otto anni continua a verificarsi. Archiviazioni per negare processi che avrebbero potuto affermare, se non giustizia, almeno brandelli di verità, come nel caso dell’omicidio di Carlo (e la recente sentenza della Corte europea di Strasburgo ha condannato lo Stato per non aver fatto tutto quello che avrebbe dovuto fare per evitare ciò che è successo e verificare le responsabilità di quanto accaduto). Assoluzioni per gli alti vertici della polizia compromessi nella vicenda Diaz e delle false prove (molotov e quant’altro). Nessun procedimento aperto nei confronti dei reparti speciali dei carabinieri, neppure di quelli che cantavano «faccetta nera» nell’acquartieramento genovese. E adesso una sorta di accanimento nei confronti di dieci persone, quasi che sia tutta colpa loro. Non è un Paese sereno.

10 ottobre 2009

Posted in: Genova 2001