Celestini racconta il razzismo: “Un prodotto dell’uomo”

Posted on 16 ottobre 2009

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L’attore in tournée nella campagna promossa dall’Arci
Undici date su convivenza, multiculturalità e impegno sociale

 

"Non bisogna appropriarsi di termini come ‘valori’, ‘libertà’"
Sulla sinistra: "Ha fatto errori dai quali non si è più ripresa"
di MATTEO FINCO

Celestini racconta il razzismo "Un prodotto dell'uomo"

"Il razzismo è una brutta storia", e soprattutto è una realtà nell’Italia di oggi. Ne sono convinti Ascanio Celestini e l’Arci. L’associazione, in collaborazione con Feltrinelli, ha organizzato una campagna di sensibilizzazione: da oltre un anno, attraverso film, libri, mostre itineranti e concorsi cerca di combattere quel nemico invisibile che corrode i legami sociali alimentando paure e conflitti. Realizzata anche una t-shirt antirazzista, con una citazione di Bertold Brecht.

"Il tema del razzismo in realtà è affascinante, perché è straordinaria la capacità, che solo l’uomo ha, di inventare l’altro, il ‘diverso’. Si tratta di creazioni culturali, totalmente innaturali, che infatti non sono proprie degli animali" dice Celestini. L’Arci gli ha chiesto di partecipare alla campagna antirazzista a modo suo, cioè con uno spettacolo, che lui fatica a definire teatro. "Si tratta di una serie di racconti messi in fila uno dietro l’altro, una serie di storie, personaggi e paradossi, alcuni già fatti e ora ripresi, altri inediti".

Ma si tratta anche di un lavoro che si svilupperà in itinere, durante la tournée – che, in undici date, partendo da Viterbo si concluderà a Bagno di Romagna, passando per Parma, Macerata e Mantova. "Speriamo di no, ma sicuramente dovremo aggiornarlo con quello che accadrà nel frattempo, con le prese di posizione e gli episodi sul tema".

"Abbiamo scelto lo strumento della cultura – dice Filippo Miraglia, responsabile Immigrazione dell’Arci – per screditare il pensiero razzista fin dalla negativa percezione dello straniero, in un Paese che mette in discussione e demolisce i primi articoli fondamentali della Costituzione". Paolo Beni, presidente dell’Arci, ha aggiunto: "C’è la difficoltà crescente degli individui nel riconoscersi e costruire un sistema di relazioni, nell’alimentare un sano dibattito. Sta alla cultura fornire gli strumenti necessari a rielaborare i cambiamenti della società e a far capire che la convivenza è necessaria".

L’assurdità del razzismo è evidente secondo Celestini: "Sono pochi gli elementi che ci fanno percepire una differenza rispetto agli altri, è molto facile trovare le eguaglianze e gli elementi in comune. Quando ero ragazzo la situazione era molto diversa, vedevo il razzismo come una cosa lontana, che riguardava gli Stati Uniti. Ora invece è realtà anche per noi, con alcune leggi, con i proclami e le dichiarazioni di alcuni politici".

Per questo l’attore romano ritiene importante affrontare il problema in modo deciso e diretto, combattendo i pregiudizi che lo alimentano e riappropriandosi del linguaggio razzista, "perché se non lo conosciamo, non lo riconosciamo", rischiando di sottovalutare le situazioni critiche. La prolifica attività di Celestini, con spettacoli, documentari, libri, articoli, testimonia il suo impegno nel raccontare i problemi dell’attualità italiana. "Io non racconto il passato, ma il presente e vorrei parlare sempre di quello che vedo. Io non faccio il politico ma con il mio lavoro faccio politica, inevitabile farla sempre, a scuola, in ospedale, in piazza".

E ha qualcosa da dire proprio sulla realtà della politica italiana: "La sinistra non ha fatto i conti con gli anni ’70: un periodo importante, pieno di conquiste, come la legge 180, l’aborto, il divorzio, ma anche violenti e ricchi di errori. Dai quali la sinistra non si è più ripresa. Oggi infatti un ragazzo progressista deve rifarsi ad un passato lontano come quello della Resistenza, non ha punti di riferimento più vicini". "E i dirigenti hanno la tendenza a scaricare sempre sugli altri le responsabilità".

Celestini, una delle forze principali che alimentano il razzismo è sicuramente quella della paura. Ma come si fa a vincerla? "La paura è una dimensione normale: anch’io temo i ladri o che possa accadermi qualcosa di brutto. Credo invece che dobbiamo imparare a convivere con essa. Piuttosto occorre diffidare da chi dice sempre "Non c’è niente di cui preoccuparsi", perché chi dice così mi fa pensare che mi stia prendendo in giro! Purtroppo è passata l’idea che viviamo in uno stato di emergenza continua, e questo è drammatico. Si parla sempre del problema della sicurezza, ma la sicurezza non ha a che fare, ad esempio, con le leggi che criminalizzano i clandestini, la sicurezza è ben altro: il lavoro, uno stipendio, la salute, quelle cose fondamentali per qualsiasi cittadino, che fanno parte della sua quotidianità".

(22 settembre 2009)