Sardegna, il sacco delle coste

Posted on 17 ottobre 2009

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di Francesca Ortallitutti gli articoli dell’autore

Si chiama «Piano straordinario per l’edilizia», la legge approvata nella tarda mattinata di ieri dalla giunta sarda di centro destra guidata da Ugo Cappellacci. Sedici articoli che porteranno tra i quindici e i venti milioni di metri cubi di cemento sulle coste dell’isola. Il cuore vero e proprio dell’ultimo regalo fatto agli amici palazzinari sta in unico emendamento, il n.553 dell’articolo 13, votato in blocco dalla maggioranza nella tarda serata di giovedì sera.
Sarà grazie a questo colpo di mano che la fascia, fino ad ieri intoccabile dei 300 metri dalle coste, sarà terra di conquista. Qui, infatti, le «strutture a finalità turistico ricettive» potranno aumentare le volumetrie del 35% dovunque siano collocate: un 25 per cento come base di partenza valida per tutti, più un altro «omaggio» del dieci per chi ha approfittato delle legge 23 nel 1993 (anche questa prevedeva l’aumento del 25% dentro la fascia protetta dei 300 metri). Per Cappellacci e la sua giunta l’economia sarda va risollevata a colpi di mattone. Con buona pace degli operai in cassa integrazione dell’Eni e della Portovesme da mesi in attesa di risposte certe. Il loro futuro, invece, sarà garantito dalle betoniere e dai cantieri che sono già spuntati come funghi nei grandi centri turistici per vip come Porto Cervo e Porto Rotondo dove, pare, i costruttori siano dotati di preveggenza.
Oppure possono sempre diventare camerieri negli alberghi che, a furia di aumentare le loro cubature, potranno diventare le «new town» del divertimento. Così fa riflettere la proposta, avanzata qualche giorno fa dalla ministra del Turismo Michela Vittoria Brambilla, di portare i casinò in tutti gli hotel a cinque stelle. E a questo punto, si capisce anche che qual è il programma di Berlusconi e Cappellacci per l’Isola. Non vale niente la recente sentenza della Corte di Stato che aveva stoppato senza troppi complimenti lo sfregio di Cala Giunco del costruttore- editore dell’Unione Sarda Sergio Zoncheddu. Per salvaguardare, affermava, «un paesaggio di incomparabile bellezza che ha già subito attentati a causa della propensione italica ad un’edificazione indiscriminata». Da ieri «l’edificazione indiscriminata» in Sardegna è legge.
In realtà la fascia protetta dei 300 metri era già stata sdoganata con l’articolo 2 approvato nei giorni scorsi. Le «strutture turistico ricettive» avevano sempre l’aumento delle volumetrie del 20%, (diventato poi 35% con l’emendamento all’articolo 13) mentre le residenze private (ville e seconde case) del dieci. E per non togliere niente a nessuno, si dava il via libera ad un aumento del 30 per cento per gli immobili di prima abitazione nelle zone urbanistiche di tipo B (residenziali) e C (di espansione) a patto che la superficie non superasse i 95 metri quadri, più un massimo di 18 metri quadri per il garage o il posto macchina. Il centrosinistra sardo promette innumerevoli ricorsi alle Corte Costituzionale, per le palesi illegittimità presenti nella legge. Il centro destra dice di «avere dato vigore all’economia». Affondata dal cemento.

17 ottobre 2009