Marco Travaglio – La separazione delle bugie

Posted on 28 ottobre 2009

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E’ ripartita la manfrina della separazione delle carriere fra giudici e pm, presentata come il toccasana per garantire la ‘terzietà’ dei giudici. A dar fuoco alle polveri questa volta è il caso Mondadori

Puntuale come i primi freddi autunnali, riparte la manfrina della separazione delle carriere fra giudici e pm. Presentata come il toccasana per spegnere le polemiche e per garantire la ‘terzietà’ dei giudici

rispetto ai pm. Poco importa se stavolta a dar fuoco alle polveri è il caso Mondadori, cioè una sentenza civile emessa al termine di una causa dove non esistono pm, ma solo avvocati. Nel civile non c’è nulla da separare (a parte i conti svizzeri della Fininvest, dei suoi avvocati e del giudice Metta, che ai tempi del lodo Mondadori erano comunicanti). Il problema esiste, teoricamente, nel penale. O meglio esisterebbe se si dimostrasse che l’appartenenza dei pm e dei giudici all’Ordine giudiziario influenza i secondi, rendendoli succubi alle richieste dei primi. Strano che chi lo sostiene non abbia mai commissionato una statistica per verificare se sia vero: ma forse strano non è, perché quella statistica dimostrerebbe che nel 30-50 per cento dei casi (a seconda dei tipi di reato) le richieste dei pm vengono disattese o ribaltate da quelle dei giudici.

La prova che l’influenza dei pm sui giudici è una leggenda metropolitana. Conosciamo l’obiezione: "nel resto d’Europa le carriere sono separate". Anche se così fosse, bisognerebbe ancora dimostrare che il nostro modello costituzionale è peggiore degli altri. Ma non è vero che nel resto d’Europa eccetera. La nostra vera specificità è l’indipendenza di tutti i magistrati – pm e giudici – "da ogni altro potere". In Francia, giudici e pm appartengono a un’unica carriera, come in Italia. Ma il pm dipende dal governo, anche se l’autonomia delle indagini è garantita dal giudice istruttore indipendente. E così in Belgio. Il giudice istruttore indipendente c’è pure in Spagna, dove però le carriere sono separate e il pm è parzialmente soggetto all’esecutivo.

In Germania e Olanda la formazione di pm e giudici è unitaria, dopodiché le loro strade si biforcano, ma nulla vieta il passaggio dall’una all’altra. La Gran Bretagna fa storia a sé: il pm non esiste, l’iniziativa penale è della polizia. Nemmeno gli Usa prevedono sbarramenti, anzi è naturale che i ‘prosecutor’ diventino giudici. In Portogallo, in origine, le carriere erano separate.

Le riunificò il dittatore Salazar, per mettere le mani sulle toghe. Per reazione, la Rivoluzione dei Garofani (1974) riseparò giudici e pm e li rese indipendenti. Risultato: sganciati dalla cultura dell’imparzialità, molti pm diventarono mastini più ‘accaniti’ di prima, tant’è che da anni la politica medita di riunificare le carriere per riportare un po’ di equilibrio. Il 30 giugno 2000 la Commissione anticrimine del Consiglio d’Europa ha approvato una ‘raccomandazione’: "Gli Stati, ove il loro ordinamento giudiziario lo consenta, adottino misure per consentire alla stessa persona di svolgere le funzioni di pm e poi di giudice, e viceversa", per "la similarità e complementarietà delle due funzioni". L’Europa vuole copiare il modello italiano e l’Italia se ne disfa. Complimenti.

(22 ottobre 2009)