Sardegna punk, una via per Joe Strummer

Posted on 19 novembre 2009

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di Cesare Buquicchio

«Sono così forti e automatici i luoghi comuni relativi alla Sardegna, che siamo portati ogni volta a considerare autenticamente sardo solo ciò che appartiene – secondo le nostre malferme e malfondate conoscenze – alla tradizione. Eppure, ci sono e ci sarebbero mille motivi – nascosti tra le maglie della nostra storia, del nostro essere stati – che potrebbero spiegare la naturalità – quasi l’ovvietà – della mobilitazione di Tonara per intitolare una via al grande Joe Strummer. Questa è un’isola che da sempre ha cullato i germi dell’eresia e dell’insubordinazione alle sue stesse regole patriarcali e oppressive». Insomma, un’isola con l’anima punk. Sono tanto sbalorditive quanto suggestive, e fin troppo chiare, le parole che il piccolo comune di Tonara affida al suo sito internet (www.comunetonara.org) per sostenere l’intitolazione di una via a quel John Graham Mellor fondatore e leader dei Clash e grande padre del punk mondiale, accogliendo una richiesta dei suoi cittadini nata e cresciuta su Facebook.

Per capire quanto sia coraggioso, questo piccolo comune, capitale del torrone sardo e dei campanacci, patria del poeta Peppinu Mereu, e (rieccoci) del rivoluzionario avvocato Vincenzo Cabras, leader dei moti sardi del 1794, bastano le poche frasi citate per sostenere la scelta di intitolare la via all’autore di versi come “Black people gotta lot a problems, but they don’t mind throwing a brick (I neri hanno un sacco di problemi, ma non esitano a lanciare un mattone)”.

«I tassi, altissimi, di emigrazione dalla Sardegna non raccontano solo la storia della disperazione e della povertà di chi è partito – si legge nelle motivazioni riportate sul sito di Tonara –. Raccontano anche la vicenda di coloro – e sono stati tanti, lo sono anche oggi – che cercavano all’estero un luogo dove poter vivere liberi dalle costrizioni che una società dura, reazionaria e patriarcale come quella sarda spesso imponeva ai suoi figli (e in particolare alle sue figlie). La ribellione al sistema – una ribellione generazionale, ideale, libertaria – ha dunque innervato le scelte di generazioni di sardi e di sarde, da secoli ormai. E lo fa ancora oggi. E’ una storia segreta, questa qui, che prelude e che spiega perché adesso in centinaia di villaggi sardi, all’ombra di un nuraghe o dentro una vecchia casa campidanese, centinaia di ragazzi suonino i pezzi dei Clash o quelli dei Doors, scrivano le loro canzoni e incidano le loro autoproduzioni, senza per questo sentirsi meno sardi o figli minori di quest’isola ventosa».

Sono forse le parole alate di un assessore alla cultura con il vezzo della bella scrittura? No, sono il post di un blogger, in particolare quelle di Giampaolo, Mr. jeMp, tratte dal blog su:Barralliccu (http://subarralliccu.wordpress.com/), che il comune non esita a far diventare le sue per sostenere la scelta di dedicare una strada (forse per la prima volta in Italia) al poeta del punk-rock. Tanto poté la musica, tanto poté il web.

19 novembre 2009

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Posted in: Culto