“L’evoluzionismo? Fantasie”. Il creazionismo antiscientifico del vicepresidente del CNR

Posted on 1 dicembre 2009

0


 

Approfondimenti

Creazionisti al CNR di Marco Cattaneo

 
Articoli Correlati

Dopo l’articolo di Telmo Pievani pubblicato sul nuovo numero di MicroMega ("Dove sono finiti quei milioni di anni? La mirabolante storia del convegno antievoluzionista al Cnr"), anche Marco Ferraguti, Presidente della Società Italiana di Biologia Evoluzionistica (SIBE), interviene sul caso De Mattei: "Che ci sta a fare alla vicepresidenza del CNR una persona che non crede che la vita sulla Terra abbia una storia? L’Italia è il primo paese al mondo ad avere un vicepresidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Roberto De Mattei, che non crede all’evoluzione. E che organizza ‘convegni’ nella sede del CNR per difendere le sue posizioni".

di Marco Ferraguti, ordinario di Evoluzione Biologica all’Università degli studi di Milano e Presidente della Società Italiana di Biologia Evoluzionistica (SIBE)

L’Italia, si sa, è un paese particolare, con molti curiosi primati (risparmio, possesso di case in proprietà, vincita di campionati mondiali di sport stranissimi, ecc.). Da un po’ di tempo, anche se in sordina, l’Italia può vantarne un altro: è il primo paese al mondo ad avere un vicepresidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Roberto De Mattei, che non crede all’evoluzione.

E non si limita allo scetticismo, ma organizza “convegni” nella sede del CNR per difendere le sue posizioni. Nel febbraio dell’anno passato, in non casuale coincidenza con il grande convegno sull’evoluzione organizzato dai Gesuiti alla Gregoriana, sono convenuti, invitati dal De Mattei, una serie di personaggi del mondo scientifico e filosofico che hanno sparato a zero ora sull’evoluzionismo, ora sul darwinismo [la vicenda è narrata da Telmo Pievani nel numero attualmente in edicola di “MicroMega”, NdR].

Avevamo già avuto il piacere di leggere stralci degli interventi sul numero di giugno del periodico diretto dal De Mattei, Radici Cristiane, nello stesso fascicolo che ospita amenità quali un’intervista laudativa al pretendente al trono del Brasile (!) e un’accorata perorazione della Messa in latino, ma ora finalmente disponiamo degli atti di quel convegno ("Evoluzionismo: tramonto di un’ipotesi", a cura di Roberto De Mattei, Cantagalli, 2009), “pubblicati in collaborazione con l’Ufficio Pubblicazioni e Informazioni Scientifiche del Consiglio Nazionale delle Ricerche”.

Per celebrare l’uscita del libro, è stato organizzato venerdì 20 novembre scorso a Chiasso un dibattito fra il curatore e Piergiorgio Odifreddi (in virtù di “In principio era Darwin”, Longanesi, 2009), arbitrato “in veste di notaio” dal filosofo Armando Torno. La sala era piena di gente qualunque, ma pur sempre svizzeri, dunque nessun tifo da stadio tipo Annozero. I due partecipanti avevano quindici minuti iniziali ciascuno, che dovevano poi esser seguiti da cinque minuti di risposta, e poi da domande del pubblico. Il programma è in larga parte saltato, naturalmente, per l’abituale dilagare di Odifreddi, a stento contenuto da Torno e dall’avversario.

Pregustavo, andando a Chiasso, una sorta di perverso piacere: speravo di divertirmi sentendo dire da De Mattei, che so, che gli anellidi sono nati da larve di insetti che nuotavano, o che le scimmie derivano dagli uomini, come affermò Sermonti qualche anno fa, o qualche creativa stravaganza evoluzionista controcorrente… Niente di tutto ciò: ho sentito affermazioni vaghe di carattere prevalentemente ideologico e filosofico. Niente di male, se non fosse che si trattava in massima parte di “parole in libertà” di futuristica memoria.

Abbiamo udito che festeggiamo i 20 anni dalla caduta del muro di Berlino, e quindi del comunismo, ma l’evoluzionismo è un dogma che sopravvive incomprensibilmente; che ciò è colpa della dittatura del relativismo contemporanea, che ha soppiantato la dittatura del proletariato (e dai!); che si può affermare “che l’uomo discende dalla scimmia come che gli asini volano, ma senza dati scientifici” (sic!); che Darwin era “teofobico” e “monista”; che la “favola” evoluzionista riguarda 15-20 milioni di anni (non è un lapsus, lui è convinto che quella sia la durata della Terra); che “il più non può venire dal meno, è una legge di ragione”; che “esistono barriere biologiche insormontabili fra specie e specie” (finalmente un dato biologico: falso, ovviamente); che le datazioni dei fossili sono state esagerate allo scopo di “permettere i tempi lunghi necessari all’evoluzione” (sic!); che “nessuno è mai riuscito a dimostrare le mutazioni di E. coli”. Nella mente di De Mattei vi sono “un evoluzionismo scientifico e uno filosofico che esistono ciascuno per l’appoggio dell’altro” e “l’evoluzionismo è una tipica forma di letteratura fantastica”.

Un sostanziale rifiuto della correttezza dei metodi in uso per ricostruire il passato sottendeva quasi tutte le argomentazioni del nostro (che di lavoro fa lo storico: non è chiaro che cosa pensi delle proprie ricostruzioni del passato). Che naturalmente se la prende in particolare con autori cattolici, come Fiorenzo Facchini, antropologo e sacerdote (“il suo risibile tentativo di ricostruire la vita di un uomo di 400mila anni”), o Ravasi, che ha osato affermare che forse Adamo ed Eva sono solo dei nomi simbolici per indicare i primi esseri umani dei due sessi.

Come ha reagito il pirotecnico Odifreddi a questo delirio? Diciamo che, per motivi abbastanza ovvii, ha accettato la sfida di De Mattei ed è scivolato con lui sul piano ideologico/filosofico: ha parlato molto di cosa sia la metafisica e di cosa sia scienza, ha spiegato quale rapporto ci sia fra scienza e filosofia, si è proclamato marxista, ha lanciato frecciate varie contro la chiesa istituzionale ed i papi. Il tutto condito con la sua formidabile ironia (“se fossi un credente, credo che l’esser stato qui buono ad ascoltarla per un quarto d’ora potrebbe valermi il paradiso”). Ha tentato di spiegare alcuni concetti di fisica moderna e le ipotesi attuali sull’origine dell’Universo (naturalmente bollate come “metafisiche” da De Mattei). Ha pazientemente cercato di spiegare a De Mattei che un conto è lo studio dell’evoluzione e un conto è lo studio dell’origine della vita. E così via, giocando sempre un po’ di contropiede.

Ho simpatizzato molto con Odifreddi, che ha esternato coraggiosamente ciò che penso da tempo quando mi capita di avere a che fare con simili personaggi: è molto difficile parlare con loro perché bisognerebbe fermarli per ottenere precisazioni almeno ogni due parole. Molto dell’armamentario dialettico degli antievoluzionisti si basa su slittamenti semantici: l’evoluzionismo non è la disciplina praticata da coloro che indagano sull’evoluzione, ma una posizione filosofica; l’evoluzione non è il cambiamento dei viventi nel tempo, ma il progressivo miglioramento di essi, eccetera.

Insomma: avrete capito che di biologia a Chiasso, venerdì scorso, si è parlato poco. D’altra parte, anche questo va detto, il pubblico presente non se ne è lamentato, anzi ha seguito prevalentemente De Mattei con domande a sfondo più o meno teologico. Continuo a pensare che il vero problema con persone come De Mattei non è di carattere scientifico (inesistente, almeno se si applicano i criteri correnti per definire che cosa sia scienza), bensì politico: che ci sta a fare una persona che non crede che la vita sulla Terra abbia una storia alla vicepresidenza del CNR?

(30 novembre 2009)

Posted in: La Bella Italia