Eternit, il processo dei record: 2100 richieste di parte civile

Posted on 10 dicembre 2009

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E’ partito il procedimento penale contro i vertici della multinazionale accusata di aver provocato 2889 vittime di SARAH MARTINENGHI

TORINO – Gli undici computer dei cancellieri impegnati a inserire i nominativi delle parti offese si sono spenti alle 19,30 di sera, dopo un’intera giornata di udienza: secondo una prima stima sono 2100 le persone che hanno chiesto di costituirsi parte civile nel processo Eternit. Ed è per questo che è stato definito il "processo dei record", quello dai grandi numeri. Mai prima d’ora si era svolto in Europa un procedimento penale dai numeri così imponenti: 200 mila pagine di atti raccolti dal procuratore Raffele Guariniello e dai sostituti Sara Panelli e Gianfranco Colace contro il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, 62 anni, e il nobile belga Jean Louis Marie Ghislain De Cartier, 88 anni accusati di disastro doloso e rimozione volontaria di cautele antinfortunistiche, e ritenuti responsabili di aver causato 2889 vittime, tra ammalati e deceduti per tumori professionali legati all’amianto. Ed è stato anche ribattezzato "il processo del secolo" non solo per i numeri eccezionali ma anche perché si tratta di un procedimento penale a cui tutto il mondo guarda, (come testimoniano molte prime pagine dei giornali internazionali dedicate alla questione Eternit), anche per il fatto che per la prima volta sono chiamati a rispondere delle contestazioni direttamente i vertici della multinazionale che avevano gestito anche i quattro stabilimenti italiani di casale Monferrato, Rubiera, Cavagnolo e Bagnoli. "Serve una giustizia europea sulla salute e la sicurezza. Colpisce che certi paesi si facciano nel nostro paese e non in altri" ha commentato il procuratore Raffaele Guariniello.

Oltre duemila persone, tra spettatori e parenti delle vittime, sono arrivati a Torino alle prime luci dell’alba per assistere alla prima udienza del dibattimento. Sono arrivati a bordo di pullman, dall’Italia e da tutta Europa, ognuno con la propria storia di dolore e malattia. In maniera composta hanno atteso il proprio turno per entrare nel palagiustizia, eccezionalmente predisposto ad accoglierli in tre diverse maxiaule.

C’erano i minatori francesi giunti dalla Borgogna con il casco in testa e un k-way arancione, c’erano rappresentanti dell’associazione elvetica vittime dell’amianto (con uno striscione "signor Schmidheiny l’attendiamo anche in Svizzera), gli italiani con la bandiera tricolore sulle spalle e l’adesivo giallo "Eternit: giustizia!" attaccato sul petto.

A presiedere il processo è il giudice Giuseppe Casalbore, lo stesso che aveva giudicato la Juventus sul doping e che negli anni 80 aveva oscurato le reti Fininvest. In pochi minuti dall’inizio dell’udienza ha fatto spegnere i cellulari, ha "rimproverato" gli avvocati che non indossavano la toga, ha chiesto il silenzio "minacciando" chi parlava di farli uscire dall’aula e ha fatto togliere il cappello a un cameraman: "lo prevede la legge e la buona educazione". La prossima udienza è prevista per il 25 gennaio e sarà ancora dedicata alle questioni preliminari.

© Riproduzione riservata (10 dicembre 2009)

Posted in: La Bella Italia