È guerra tra uomini e tigri nella foresta del delta del Gange

Posted on 15 dicembre 2009

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In questa regione le vittime degli attacchi dei felini arrivano fino a 250 all’anno

 

L’aumento degli assalti dipende dalle mutazioni climatiche e del territorio. E gli abitanti si vendicano

 

Gli orsi polari diventano cannibali, e non trovano più una lastra di ghiaccio su cui sopravvivere, una rondine non fa più primavera e le tigri reali del Bengala fanno la guerra agli uomini. Anche questo accade a causa dei cambiamenti climatici, su cui si discute e si protesta in questi giorni a Copenhagen. Nella foresta del Sunderbans intorno al grande delta del Gange, le tigri del Bengala, che prima era rarissimo vedere, da un po’ di anni fanno ingresso nei villaggi e uccidono gli uomini. Da 50 a 250 persone ogni anno.

IN DIFESA DEL TERRITORIO – In questa regione, che in bengalese significa “bella foresta”, la macchia di mangrovie, dichiarata dall’Unesco Patrimonio dell’umanità nel 1997, è l’habitat naturale per la Panthera tigris tigris di cui si contano circa 500 esemplari (una densità molto elevata per una sola area). Fino a qualche tempo fa convivevano con gli altri insediati della palude, i pescatori i cacciatori di miele e le loro famiglie, oltre 4 milioni di persone che vivono della pesca e dei frutti della foresta. Dal 2007, anno in cui il Ciclone Sidr ha devastato gran parte della palude del Bangladesh, hanno migrato da sud a nord e cominciano ad entrare nei villaggi o ad attaccare chiunque si addentri in quello che hanno marcato come loro territorio: la foresta di mangrovie.

LE CAUSE – L’incremento preoccupante degli attacchi ha spinto i biologi della zona a studiare le cause della strage di uomini ad opera dei felini. Le ipotesi sono varie: la prima è l’aumento della salinità dell’acqua del delta (dovuta a un aumento del livello dell’Oceano Indiano). Di solito le tigri bevono acqua dolce e fresca, per cui il fatto di essere costretti a bere sale, li rende particolarmente insofferenti e aggressivi. Un’altra spiegazione è l’aumento dei cicloni nella zona, che porta migliaia di corpi annegati nella palude. Secondo i ricercatori, questa circostanza ha abituato le tigri alla carne umana. Infine, un’altra spiegazione sta nelle continue alte maree, che rendono particolarmente scivoloso il terreno e difficile la caccia tradizionale agli animali. Viceversa, cacciare i pescatori, che si recano in barca tra le mangrovie, è molto più semplice, basta alzare la zampa e rovesciare l’imbarcazione. E se all’inizio si sbagliavano e scambiavano l’odore dell’uomo intento nel suo lavoro per quello di un animale della foresta, con gli anni si sono sempre più abituati alla carne umana.

LA VENDETTA DELL’UOMO – La guerra tra uomo e animale è talmente feroce e tragica che ha perso ogni logica. Gli abitanti dei villaggi talvolta organizzano cacce per vendicare i loro morti e per salvare il loro bestiame e le loro famiglie. Spesso pregano al cospetto di Bonbibi, la “signora delle foreste”, affinchè le loro stalle siano preservate dagli attacchi del temuto felino e ogni volta che si avventurano al di là del canale, tra le mangovie. Le tigri, comunque, rimangono una specie protetta e in via d’estinzione e quindi non “attaccabili” a loro volta dall’uomo. I bracconieri, infatti, rivendono le loro pelli al mercato nero. E tutto l’eco-sistema della foresta è in costante minaccia.

Ketty Areddia
15 dicembre 2009

Posted in: Ekology