Vajont, i segreti del processo. Ecco i documenti della tragedia

Posted on 15 dicembre 2009

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il disastro del 1963

 

Dall’Aquila a Belluno progetti e testimonianze: diventeranno un archivio online

 

Mercoledì 9 ottobre 1963, ore 22.39: la tragedia del Vajont. Le lancette dell’orologio sembrano tornare indietro a quel momento dram­matico quando, per la prima vol­ta, il direttore dell’Archivio di Stato di Belluno, Eurigio Tonet­ti, mostra le carte processuali del Vajont. I segreti del più grande dram­ma dal dopoguerra ad oggi, so­no finalmente pubblici. Il silen­zio, che per decenni è calato sul disastro, lascia ora il posto alle parole. Tonetti espone alcuni docu­menti processuali, è un fiume in piena: ecco uno dei quaderni con gli appunti redatti da Carlo Semenza, l’ingegnere della diga, poi i tabulati telefonici con l’elen­co delle chiamate verso Venezia fino a pochi minuti prima del di­sastro, la copia della sentenza di assoluzione del 1960 emessa dall tribunale di Milano nei con­fronti di Tina Merlin, la giornali­sta che per i suoi articoli di de­nuncia, pubblicati su «L’Unità» già dal 1959, era stata processata per «diffusione di notizie false e tendenziose atte a turbare l’ordi­ne pubblico».

E ancora gli scritti contenenti le testimonianze stra­zianti del medico condotto di Longarone, Gianfranco Trevi­san (che si salvò dal Vajont, ma morì nell’alluvione del ’66). E’ solo una parte della documenta­zione, di inestimabile valore e in copia unica, scampata alla notte del 6 aprile, in cui andò distrut­to l’Archivio di Stato a L’Aquila, che la custodiva e dove si svolse il processo per legittima suspi­cione. In tutto 240 faldoni e 44 metri di scaffali ora custoditi nel­l’Archivio di Stato di Belluno. Tra pochi giorni partirà l’im­ponente operazione di cataloga­zione e poi di conversione digita­le delle carte che ricostruiscono i fatti e le responsabilità che por­tarono a quel tragico 9 ottobre 1963. «Tutto questo materiale ­ha spiegato il sindaco di Longa­rone, Roberto Padrin – sarà final­mente disponibile all’interno di un portale. Daremo, così, a tutti la possibilità di vedere cosa è sta­to il Vajont. L’obiettivo è di arri­vare ad avere, nel 2013, l’archi­vio diffuso completo». Le operazioni di inventariazio­ne e riproduzione, infatti, do­vranno essere completate entro il 31 dicembre 2012 sotto la su­pervisione della Cetes, la Com­missione esecutiva tecnica scien­tifica di cui fa parte il professor Maurizio Reberschak, l’insigne storico della tragedia del Vajont. Fino a quella data è prevista la permanenza a Belluno delle carte processuali, dopo dovran­no essere restituite all’Archivio di Stato de L’Aquila, anche se la speranza è di poterle tenere a Belluno. Parte della documentazione sarà sottoposta ad un delicato in­tervento di restauro: il materiale è stato, infatti, conservato in uno scantinato ed una dozzina di faldoni sono stati, in piccola parte, intaccati dalle muffe, an­che se complessivamente lo sta­to di conservazione è buono. Maurizio Reberschak vide quel­le carte per la prima volta a L’Aquila nel 2002. «Non sono carte morte, ma carte vive che ricordano le 1910 vittime del Vajont. Sconvolgenti le fotografie – ha raccontato Re­berschak – a volte non si trattava di corpi, ma di brandelli di cor­pi. Dopo le prime schede non riuscii più a procedere tanto su­bentrò la commozione».

Lina Pison

15 dicembre 2009

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Posted in: La Bella Italia