Andrea Scanzi – Dieci cose (e il loro contrario) sul Duomo bonsai di Milano

Posted on 23 dicembre 2009

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L’immagine del Presidente del Consiglio italiano, sanguinante e trasfigurato, mi ha fatto paura. Mi ha offeso, impaurito, avvilito. Non ci ho trovato nulla da ridere, meno ancora appigli per esultare. Non mi sono piaciuti i distinguo, i ma, i se, i però. A volte non c’è spazio ed era questo il caso.

La violenza, sia essa per le istituzioni o un povero Cristo, dovrebbe rinsaldare un paese. Non dividerlo ulteriormente.

Quel sangue e quel volto, peraltro mai amati e meno ancora beatificati, mi hanno dato il senso della misura (colma) di questo paese. Ma – quello stesso senso della misura (colmo) – me l’ha dato anche la controreazione empia e belluina di gran parte (non tutta) della maggioranza, degli amici del Premier, dei suoi organi militarizzati d’informazione; delle sue veline Rai, dei fascisti malamente risciacquati nell’acqua di Fiuggi, dei compagni radicali che già facevano paura quando qualcuno cantava Io se fossi Dio (e Dio poteva anche esserlo, se no non vedo chi, cit).

Così ho pensato che, in questa vicenda, ci sono dieci verità uguali e contrarie. Dieci moti di indignazione. Dieci stazioni del calvario Italia.

  1. Mi fa paura chi lancia statuine bonsai del Duomo di Milano, fatte peraltro di ghisa a giudicare dalla devastazione provocata su un volto umano, ma mi fa ugualmente paura chi – dall’alto di scranni ampiamente ridicolizzati – pretende di far passare il messaggio che, quella statua, quel gesto, quell’aggressione, è partita non da un’isolata mente malata ma da un esercito (viola) di esagitati violenti e criminosi, che si fanno scudo dell’antipolitica per minare al cuore le fondamenta del potere costituito. Già che ci sono, e per dirla tutta, mi fa paura che La Russa sia ministro e Cicchitto in Parlamento. E la lista sarebbe lunga.

  2. Mi fa paura che Di Pietro non misuri mai le parole, prestando ingenuamente e sistematicamente il fianco alle più facili delle critiche (“esagera”, “non sa parlare”, “non ha il senso della politica”), ma mi fa ugualmente paura chi va in prima fila per gridare in tivù la sua solidarietà a Berlusconi e se ne sbatte quando muore un Aldrovandi qualsiasi. Ed è una morte un po’ peggiore (cit).

  3. Mi fa paura chi si fa prendere la mano dalla goliardata e si iscrive su Facebook ai fan club di Massimo Tartaglia, ma mi fa ugualmente paura chi cambia i nomi di gruppi Facebook preesistenti, facendo sì che un anonimo “No a Facebook a pagamento” diventi “Solidarietà a Berlusconi”. In questo modo, persone ignare si trovano iscritte a gruppi a loro estranei. Una truffa mediatica. Eppure, in questi casi, di editoriali accorati ne ho letti pochi.

  4. Mi fa paura chi usa i blog o i social network come cloache cibernetiche, ce ne son stanti, anonimi non poco sfigati che darebbero cuore ulna e duodeno per essere al posto di chi scrive, ma mi fa ugualmente paura chi – con questa scusa – batte la lingua sul tamburo (cit) dell’ignoranza, lasciando intendere che il problema non sia l’uso ma il mezzo. Che la colpa sia della Rete, del web, di Internet. Come dire che la colpa di Auschwitz era delle docce.

  5. Mi fa paura chi prova piacere nel vedere sanguinante il Presidente del Consiglio, perché non capisce che l’opposizione si fa sul contenuto, che la forma è essa stessa contenuto e che – soprattutto – ogni vita è sacra. Ma mi fa ugualmente paura il giornalismo (?) di destra (?) per il quale il mandante di Tartaglia è Travaglio, o magari Grillo, o già che ci siamo pure Flores d’Arcais, Saramago e Tabucchi, noti violenti al soldo delle nuove BR.

  6. Mi fa paura quel politico che gode di fronte ai dolori del Premier, ma mi fa anche paura – oltre che la sua scarsa sensibilità – la sua infinita miopia. Quell’aggressione ha avuto come primo effetto una degenza ospedaliera e come seconda il rinsaldarsi di un governo fin lì sfilacciato. Più che un Predellino 2, è stato una flebo ricostituente. Berlusconi, domani, sarà più forte di ieri. E non mi stupisce che quasi tutta l’opposizione non l’abbia capito. In Italia l’opposizione si fa non capendo. Altrimenti un D’Alema non si spiega.

  7. Mi fa paura l’integralista che ti dà del buonista se esprimi solidarietà a Berlusconi, magari adesso lo diranno anche a Sabina Guzzanti. Però quell’integralista lo conosco, è lo stesso che ieri tirava i sassi a De André perché osava cantare con la Pfm e oggi insulta Saviano perché pubblica con Mondadori. Non sono integralisti: sono disoccupati intellettuali che, non avendo trovato nessuno che gli ha dato corda e spazio, spacciano adesso la loro frustrazione per coerenza. Diffido sempre dei khomeinisti, soprattutto se di sinistra. E’ gente brutta e pallosa. Sono quelli che oggi canticchiano Battisti, ma ieri no perché “era di destra”. E sticazzi se era di destra: era bravo.

  8. Mi fa (forse) paura una Rosy Bindi che da catto-comunista formigoniana diventa (quasi) estremista, ma mi fa ugualmente paura un Bersani, e più ancora il suo Partito, che paiono quasi sollevati dal poter andare a trovare il loro avversario (?) all’ospedale. Così, finalmente, hanno un impegno. E – già che ci sono – possono dettare alla Pravda del Proraso (sì, il Riformista) che loro, a differenza degli altri, di “quelli lì”, sono buoni, democratici, riformisti. Loro, al Premier, gli hanno sempre voluto bene. Fin dai tempi della Bicamerale e del Violante di Viva Zapatero!.

  9. Mi fa paura l’immagine all’estero dell’Italia, definitivamente sputtanata dopo quel sangue, ma volevo dire che, anche prima, non è che ci stimassero poi così tanto.

  10. Mi fa paura un paese arrivato al colmo dell’esasperazione, della schizofrenia, della follia. Diviso e spaccato, come in attesa di un’imprecisata guerra civile. Ma continua a farmi paura quel Presidente del Consiglio che – non più tardi di tre giorni prima dell’aggressione – insultava la Costituzione, quei colleghi senza amor proprio e quella pletora di ministri senza meriti e senza morale, geneticamente brutti o vuotamente avvenenti, che non hanno detto un cazzo – o era meglio se non lo dicevano – quando hanno visto sbattuto in prima pagina la foto devastata di un ragazzo che si chiamava Stefano Cucchi, e lui non era “solo” ferito ma morto ammazzato, e non era un Premier ma un anoressico drogato (cit), e in fondo chi se ne frega se è morto.

Vada al Presidente del Consiglio il mio più sentito augurio per una pronta guarigione. Che torni in forma, come sempre arrogante e mai condivisibile. Che questo paese, da una parte e dall’altra, faccia un passo indietro. Che si ricominci (se mai lo si è fatto) a darsele di santa ragione, senza inciuci, senza servi, senza bugie. Forti di contenuti, coerenza, intelligenza. Come dovrebbe capitare in un paese ideale o anche solo normale, in cui la democrazia non è né sospesa né in bilico, ma semplicemente immanente.