Il premier haitiano: “Basta polemiche. Gli americani sono i benvenuti”

Posted on 21 gennaio 2010

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Le accuse agli Usa da Bolivia e Venezuela: "Vogliono occupare militarmente l’isola"
L’Onu: "Forse non riusciremo mai a sapere quante persone sono morte lì sotto"

 

Trovata un’altra bambina viva sotto le macerie. Frattini contrario alla sospensione delle ricerche
Gli aiuti della Croce Rossa e l’intervento di Medici Senza Frontiere: 130 operazioni chirurgiche al giorno

Il premier haitiano: "Basta polemiche"  "Gli americani sono i benvenuti"

Soldato Usa ad Haiti

ROMA – Gli americani sono i benvenuti ad Haiti. Lo ha detto alla radio francese Rtl il primo ministro haitiano, Jean-Max Bellerive, intervenuto per sedare le polemiche sul dispiegamento militare statunitense ad Haiti dopo il sisma. Le sue dichiarazioni sono state confermate da quelle del presidente haitiano, René Preval, che ha precisato: "Non siamo sotto tutela statunitense: il loro intervento è stato concordato". E mentre l’Onu conta i suoi morti e ammette la straordinarietà di questa emergenza, il premier haitiano lancia un appello: "Basta con le polemiche, gli aiuti sono necessari".

La polemica politica. In questi giorni, infatti, alcuni paesi – Venezuela e Bolivia in testa – hanno accusato gli Stati Uniti di "arroganza" e "occupazione militare" nei confronti di Haiti. Durissimo, ad esempio, è stato il commento del presidente venezuelano Hugo Chavez, secondo il quale dietro "l’eccessivo dispiegamento militare degli Usa" ci sarebbe la volontà del paese di "impadronirsi di Haiti, dei suoi cadaveri e delle lacrime della gente”.

Parole che sono state respinte dalle autorità haitiane: "E’ chiaro che gli americani sono qui su nostra richiesta – ha detto il premier Bellerive – e che sono venuti per assisterci nei nostri bisogni umanitari o di sicurezza, per esempio nel trasporto di fondi". Haiti non è "sotto tutela statunitense", ha precisato dal canto suo il presidente René Preval, intervistato dal quotidiano Liberation. "I militari americani giunti sull’isola – ha aggiunto – sono soldati del genio, ingegneri, medici e altre figure che possono garantire la protezione dei trasporti e dei lavori".

"Nessun blocco ideologico nel ricevere anche l’aiuto di venezuelani, cubani o francesi", ha concluso Preval. Concetto ribadito dal primo ministro: "Tutti sono d’accordo nel dire che l’aiuto dei diversi eserciti, in un quadro controllato e concertato, e nell’ambito di un dialogo, è il benvenuto ad Haiti". E la mobilitazione degli Stati Uniti, in effetti, è stata notevole. La Casa Bianca ha previsto di inviare 4.000 soldati supplementari sull’isola, portando a 15.000 i suoi effettivi coinvolti in operazioni di soccorso.

Onu, "Difficile bilancio finale". E che non sia tempo di polemiche lo suggeriscono anche le Nazioni Unite, che ammettono una triste possibilità: il bilancio finale del terremoto potrebbe non sapersi mai, il sisma è stato troppo devastante. Mercoledì le autorità haitiane hanno detto che le vittime sono state tra le 100 mila e le 150 mila e che oltre 70mila salme sono già state sepolte. Ma secondo l’Onu tali cifre sono semplicemente delle ipotesi. Il conteggio è reso complicato dal totale collasso delle istituzioni di governo e dal fatto che molte persone si trovano ancora sotto le case, gli alberghi, gli edifici pubblici crollati.

Vittime Onu. Non è chiaro neanche il bilancio delle vittime della missione Onu ad Haiti. Nel timore di errori e volendo prima avvisare le famiglie, per giorni le Nazioni Unite sono state estremamente caute nel fornire i dati, lasciando il compito ai governi nazionali. Domenica l’Onu ha parlato di quasi 650 dispersi tra il personale civile, conteggio che è sceso a 296 mercoledì: la ragione, ha spiegato Nick Birnback, portavoce del dipartimento di peacekeeping delle Nazioni Unite, è che la gran parte dei dispersi erano haitiani, che dopo il terremoto hanno lasciato gli edifici e sono tornati a casa, senza più riuscire a contattare l’organizzazione. Al momento, invece, le Nazioni Unite hanno confermato il decesso di 46 dipendenti, tra cui almeno 35 peacekeeper e funzionari stranieri. Ma si tratta di un numero destinato a crescere almeno fino a 70: il bilancio più tragico nella storia  delle Nazioni Unite.

Bambina trovata viva tra le macerie. Ma forse i miracoli, ad Haiti, sono ancora possibili. Proprio oggi dalle macerie è stata estratta una bambina di 11 anni: viva, a otto giorni di distanza dal sisma. Ieri è stata la volta di due neonate trovate illese e sopravvissute senza acqua e senza cibo. Il tutto mentre sull’isola si pensa a quando interrompere definitivamente le ricerche dei superstiti. Una decisione che sarebbe prematura, secondo il ministro degli Esteri Franco Frattini. "A mio avviso – ha detto – qualche sforzo si deve ancora fare". Il ministro ha poi ricordato che sono ancora due gli italiani che mancano ancora all’appello, mentre altri due sono stati dichiarati "definitivamente dispersi". "Per ora si continua a scavare", ha detto la portavoce dell’Ufficio dell’Onu per gli affari umanitari, Elysabeth Byrs. "E’ una situazione senza precedenti – ha aggiunto – è la prima volta che abbiamo così tante condizioni favorevoli alla sopravvivenza. All’ottavo giorno le squadre stanno lavorando come al primo".

Bertolaso: "Situazione grave". "A rendere difficili le cose ad Haiti è l’assenza di un interlocutore locale, in un momento in cui tutti sono disponibili ad intervenire, ma nessuno si prende la responsabilità di fare le cose seriamente". Questa la valutazione del capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, intervenuto all’Aquila in occasione della consegna di alcuni moduli abitativi provvisori nella frazione di Bagno. Bertolaso partirà questa sera per Haiti con il compito di coordinare la missione italiana sul territorio. "La situazione è grave – ha aggiunto – perché il governo di Haiti non è nelle condizioni di poter coordinare nulla, mentre le Nazioni Unite sono giustamente abituate a intervenire sulla base di un rapporto con il governo locale, così come gli altri paesi intervengono sulla base di una richiesta dello stesso governo locale".

Medici Senza Frontiere. Intanto continua l’opera dei chirurghi di Medici Senza Frontiere, attivi in dieci sale operatorie in funzione giorno e notte nelle città di Port-au-Prince, Leogane e Jacmel. In questi giorni le equipe di MSF stanno effettuando una media di 130 interventi chirurgici al giorno. All’ospedale di Carrefour, nella capitale, è stato avviato un programma di supporto psicologico per i pazienti che hanno subito amputazioni degli arti e per le loro famiglie. In un altro centro è iniziata l’attività di fisioterapia per gli ustionati, mentre proseguono le dialisi per le vittime della sindrome da schiacciamento. I medici hanno continuato a occuparsi delle lunghe code di pazienti in attesa di cure e interventi chirurgici, anche mentre Port-au-Prince veniva colpita nuovamente da una forte scossa di assestamento mercoledì mattina.

Gli aiuti della Croce Rossa. Ad Haiti sono in arrivo 5 voli della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa con 6.500 Kit per famiglia, 500 tende e 6 macchine. Lo scopo – rende noto l’organizzazione umanitaria – è quello di raggiungere 60 mila famiglie da assistere. Nell’isola sono arrivati il Presidente e il Segretario Generale della Federazione Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, Tadateru Konoa e Bekele Geleta, in visita sui luoghi del disastro. Sul fronte sanitario, per i sopravvissuti i maggiori problemi sono rappresentati dalle ferite e dalle infezioni a seguito dei traumi non curati. In aumento con la mancanza di acqua potabile anche la minaccia di malattie infettive e diarrea. A causa dei danni alle strutture mediche, i trattamenti di routine per persone con malattie preesistenti come la HIV/AIDS, diabete e cancro non possono essere effettuati.

Blue Panorama in pista per sostenere Haiti. Sui voli diretti a Santo Domingo, la compagnia aerea Blue Panorama mette a disposizione gratuitamente le stive cargo per trasportare gli aiuti destinati alla popolazione di Haiti. "Voliamo nel paese a fianco e ci sembra doveroso dare il nostro contributo", ha spiegato il presidente di Blue Panorama, Franco Pecci, in occasione della convention con i tour operator a Marsa Alam. "Per due mesi, mettiamo a disposizione le nostre stive per chi vuole inviare aiuti ad Haiti, riservando fino a 7-8 tonnellate su ogni volo – ha aggiunto – per un totale di 25 tonnellate a settimana, 100 al mese. Abbiamo già avuto contatti con la Provincia di Roma e di Milano".

(21 gennaio 2010)

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Posted in: Los de abajo