Inchiesta Mediatrade-Rti. Piersilvio indagato col padre

Posted on 22 gennaio 2010

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Milano, il pm De Pasquale chiude l’indagine sulla compravendita dei diritti tv
Per il figlio del premier il reato ipotizzato è quello di frode fiscale

 

Ghedini: "Pervicace volontà di processare  il presidente del Consiglio alla vigilia delle elezioni"

Inchiesta Mediatrade-Rti Piersilvio indagato col padre

Piersilvio Berlusconi

MILANO – C’è anche Piersilvio Berlusconi tra gli indagati nell’inchiesta Mediatrade-Rti sulla compravendita dei diritti televisivi, per la quale oggi il pm di Milano Fabio De Pasquale ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini. Il figlio del premier – sotto inchiesta insieme al padre – è stato consigliere di amministrazione e vice presidente della società finita nel mirino dei pm.
Il reato contestato a Silvio Berlusconi è quello di appropriazione indebita, come già all’inizio dell’inchiesta; mentre per Piersilvio è ipotizzata la frode fiscale. Le persone indagate nel filone di inchiesta Mediatrade sono in tutto 12, tra cui anche Fedele Confalonieri, il banchiere Paolo Del Bue, il produttore Frank Agrama, tre dirigenti di Mediaset e due cittadini di Hong Kong.
La chiusura delle indagini prelude alla richiesta di rinvio a giudizio e a un nuovo processo. L’inchiesta è nata da uno stralcio da quella principale avvenuto nel 2007, anno in cui Berlusconi venne indagato per concorso in appropriazione indebita in concorso con altri. In precedenza, nel corso dell’indagine Mediaset, nell’ottobre 2005, la Guardia di finanza aveva perquisito gli uffici di Rti, società controllata da Mediaset e che ha incorporato Mediatrade, la controllata chel gruppo che dal ’99 aveva sostituito la maltese Ims nell’acquisto dei diritti tv. Sempre nell’ottobre di quell’anno, in Svizzera, vennero sequestrati sui conti di una società con sede a Hong Kong di Agrama, ritenuto dagli inquirenti "socio occulto" del premier, una somma in franchi svizzeri equivalente a circa 100 milioni di euro.
L’indagine avrebbe portato alla luce, secondo il magistrato, le modalità con le quali le società televisive del gruppo Berlusconi avrebbero comprato i diritti per trasmettere i film dalle major americane. Invece che contrattare direttamente i diritti ottenendo un prezzo più vantaggioso, le società del premier, è ancora l’ipotesi accusatoria, li avrebbero acquistati a un costo maggiore dalla Wiltshire di Frank Agrama, il presunto socio d’affari di Berlusconi, che, a sua volta, li aveva acquisiti dalle case di produzione americane. La differenza tra quanto pagato dalla Wiltshire e l’esborso del gruppo Fininvest/Mediaset sarebbe, secondo l’accusa, su alcuni conti in paradisi fiscali: circa 34 milioni di dollari.
"La Procura di Milano – ha commentato questa sera l’avvocato Ghedini – ancora una volta continua nella pervicace volontà di sottoporre a processo Silvio Berlusconi. Ed estendere l’incolpazione a Pierslivio Berlusconi, colpevole evidentemente di essere figlio di Silvio Berlusconi, è poi del tutto sconnesso da qualsiasi logica e da qualsiasi realtà fattuale. E’ l’ennesimo procedimento, che non potrà che risolversi in una declaratoria di insussistenza dei fatti, alla vigilia di una delicata competizione elettorale".

(22 gennaio 2010)