Un prete cattolico contro il Dio di Giuliano Ferrara

Posted on 1 febbraio 2010

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di Paolo Farinella, prete

 

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Sul “Foglio” (30 gennaio 2010) a firma di Pietrangelo Buttafuoco è apparso un articolo dal titolo “Amano Dio e votano Emma”. Il riferimento è alle prossime elezioni regionali laziali, ma lo sguardo si allarga all’orizzonte dell’Italia e del mondo. Un nuovo «padrino della Chiesa» è sorto alla fine di gennaio dalla cattedra patriarcale del «Foglio» dei dintorni berlusconiani e come da programma, incluso nel cognome, butta nel fuoco delle Gehènna tutto e tutti, salvando solo il piccolo «dio» personalizzato, fatto a propria immagine e somiglianza. Un «dio» tascabile, utile in ogni circostanza. A luogo e fuori luogo.

Se fosse stato un tema da scuola media, l’insegnante l’avrebbe cassato tutto con la motivazione: fuori tema, da cima a fondo. L’impressione alla prima lettura è di depressione spinta perché sembra che da un momento all’altro l’autore si voglia suicidare perché incompreso in un mondo di atei, di senza Dio, in una chiesa traditrice dei bei tempi andati; in una parola di coloro che dicono di credere in Dio. La confusione è totale e non basta riordinare le idee, ma è necessario oltre ad un supporto psicologico, una rifondazione della teologia, specialmente tradizionale, perché l’autore deve avere studiato solo su un bignamino da bancarella.

In poche righe riscrive la storia del mondo e del pensiero filosofico-teologico: da Platone a Virgilio, dai sacerdoti ebrei al Vaticano; da Papini a Mel Gibson; dalla Russia comunista a Franco, non Ciccio, ma il generalissimo, quello che garrotava i detenuti politici, mentre quatto quatto se ne stava con il rappresentante papale in adorazione al Santissimo Sacramento: così per restare in tema di rispetto della vita.

Il dato più evidente è che il “Foglio” di Ferrara, come il cardinale Ruini, non digerisce la candidatura di Emma Bonino alla presidenza della Regione Lazio e non avendo argomenti di analisi logica, propina una frittata di temi religiosi o pseudo-tali per incitare alla rivolta contro il sistema «chiesa» italiana che non corrisponde più ai canoni del direttore del "Foglio".

Giuliano Ferrara è reduce da una sconfitta cogente sul tema dell’aborto e gli brucia che non abbia raccolto nemmeno l’1%, lui che pensava di avere dietro le armate vaticane e i plotoni delle parrocchie. Povero Ferrara! Povero Buttafuoco! Credono ancora di vivere in regime di «Christianitas» e infatti la foto che correda l’articolo lo vale tutto: una foto anni 50, processione con stuolo di preti inamidati in cotta, crocifisso avanti come alabarda e folla-folklore attorno e dietro. Una saga da paese. Ecco la fede dell’articolista. E’ meglio che si metta l’anima e il fegato in pace: quei tempi non torneranno più. Non gli va bene nemmeno la chiesuola di Ratzinger che è tutto dire. Cosa vuole una chiesa presocratica?

Non è sufficiente che papa Ratzinger stia tentando di ritornare indietro a marce forzate, reclutando lefebvriani e anglicani, seppur sposati, ma tutti con la testa rivolta al trapassato remoto; non basta che la Cei risusciti il già ex Ruini per riabilitare Berlusconi con un lauto pranzo di candidature e voti di scambio; non è sufficiente ancora che Berlusconi governi come satrapo persiano; no, ora il “Foglio” e le propaggini sue vogliono nominare il papa, i vescovi, i preti per riformare la Chiesa a modo loro, quella Chiesa di cui non hanno mai conosciuto l’indirizzo perché essi ne sono sempre stati fuori, salvo usarla come una puttana per buttarla via quando non serve.

Il pistolotto sul Concilio poi è sorpassato dopo che tutti a cominciare dal papa stesso, da buona parte della Cei, da tutta la curia romana, sparano ad alzo-zero su di esso, facendo un distinguo di lana caprina per dire in modo ecclesiastico che non c’è discontinuità tra il Vaticano II e il magistero precedente, Concili compresi. Un modo meschino per dire: al Concilio ci pensiamo noi, lo eliminiamo lasciandolo in piedi. Anzi, lo citeremo sempre di più, ma lo svuoteremo della sua anima e della sua carne. Stia tranquillo, il Pietrangelo: su questo versante il concilio, causa di tutti i mali, compresi il fuoco di Sant’Antonio, i reumatismi e il disgelo del popolo nord, non esiste più.

Le lamentazioni di Buttafuoco sono, infine, provvidenziali perché devono fare riflettere la gerarchia cattolica che è pericoloso giocare a fare gli apprendisti stregoni. Ecco i frutti della denigrazione del Concilio: poiché non si condivide la politica e qualche ciambella non viene col buco sperato, si dà fuoco a tutto, a Dio col quale è bene vedersela da soli, alla Chiesa (non si sa di cosa parli il Buttafuoco) che dovrebbe essere una combriccola di estrema destra, perché la gerarchia cattolica che è dichiaratamente di destra non basta più: deve andare oltre se stessa ed essere eversiva, a supporto all’attuale governo.

Non credo che Giuliano Ferrara, mandante armato di questo ballon d’essai, sia un ingenuo; al contrario, penso che abbia dichiarato guerra alla gerarchia cattolica perché se non rientra nei ranghi e non molla il centro casiniano per privilegiare il berlusconismo, avrà vita dura e una campagna denigratoria sullo stile delle mitragliatrici di famiglia: il Giornale e Libero. Boffo docet! Che altro potrebbe essere questo articoletto senza capo né coda, senza pensiero, scritto da uno sotto effetti allucinogeni, se non un ricatto?

Emma Bonino, è arma ignara, usata come fantasma per fare paura ad una gerarchia disorientata, che ha perso il polso del paese e annaspa nelle sabbie mobili dell’incertezza. La vicenda di Vendola ha fatto tremare più di una sedia al potere: i partiti ordinano, ma la gente li sfotte e quando può votare, vota contro. Emma Bonino sarà eletta nel Lazio se non altro perché la gente voterà contro le indicazioni dei caporioni e della gerarchia cattolica. Non fa paura la Emma, ma la possibilità che possa mettere le mani sulla sanità privata e tagliare le mani avide che mangiano ai quattro palmenti attraverso il sistema immorale delle cliniche private. Hanno paura che metta mano al sistema delle scuole e favorisca quella pubblica a scapito della privata.

Non temono la Bonino radicale, abortista, libertaria e donna, temono che una volta al potere la fantasia possa fare il resto. Da qui a maciullare lo stato di diritto il passo è cortissimo: ormai siamo in uno Stato di sopruso che ha scippato la democrazia del diritto di voto che deve essere libero; mentre «lorsignori» vogliono un sistema di guarentigie che garantisca privilegi e posti ad uomini pii e devoti obbedienti. Il Vaticano e la Cei sono avvertiti anche dal “Foglio”: la guerra è cominciata e non si guarderà in faccia ad alcuno. Anche Dio diventa un proiettile all’uranio arricchito perché questa volta, come diceva l’ex avvocato Cesare Previti: “questa volta non faremo prigionieri”.

(1 febbraio 2010)

Posted in: Vatikano