Ciancimino jr: “Rapporti diretti Dell’Utri-Provenzano”

Posted on 2 febbraio 2010

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«Dopo il suo arresto, a dicembre del ’92, mio padre si convinse che i carabinieri l’avevano tradito e che avevano un nuovo interlocutore, probabilmente con l’avallo di Provenzano. Anni dopo mi rivelò che, secondo lui, il nuovo referente istituzionale sia della mafia che dei soggetti che avevano condotto la trattativa fosse Marcello Dell’Utri». Lo ha detto Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo Vito, al processo, per favoreggiamento alla mafia, al generale dei carabinieri Mario Mori. «Dell’Utri e Bernardo Provenzano avevano rapporti diretti. Me lo riferì mio padre a cui era stato detto dal capomafia», ha aggiunto Ciancimino. L’argomento è venuto fuori quando Ciancimino ha illustrato ai giudici il contenuto di un pizzino che Provenzano aveva scritto al padre. Nel bigliettino, che il teste ha consegnato in procura, il boss scriveva di avere parlato «al nostro amico senatore» di un provvedimento di amnistia che era stato caldeggiato da Ciancimino. «Mio padre – ha spiegato Ciancimino – disse che il senatore era Dell’Utri e che, anche se all’epoca il politico era solo un deputato, Provenzano era solito chiamare tutti senatori».

«In cambio del suo contributo per la cattura di Riina, Provenzano ottenne una sorta di impunità. Mio padre spiegò ai carabinieri che l’unica persona che poteva imprimere una rotta nuova alla strategia di Cosa nostra e far cessare le stragi era Provenzano e per questo doveva rimanere libero», ha aggiunto Ciancimino.  Sempre parlando del ruolo di Provenzano nell’arresto di Riina, Ciancimino ha raccontato che, a fine novembre ’92 il capitano del Ros Giuseppe De Donno, braccio destro di Mori, gli diede delle mappe catastali di Palermo che lui poi consegnò al padre. L’ex sindaco fece delle fotocopie di zone della città in cui riteneva probabile che Riina si nascondesse. Fu Massimo Ciancimino, i primi di dicembre, a consegnare le mappe fotocopiate a Provenzano. Il boss, dopo qualche giorno, le restituì a Ciancimino. Il 19 dicembre del ’92 l’ex sindaco tornò  in carcere, un contrattempo che fece saltare l’incontro in cui Ciancimino avrebbe dovuto consegnare a De Donno le mappe con l’indicazione del covo di Riina fatta da Provenzano. Su indicazione sia di De Donno che del padre fu, allora, Massimo a dare i documenti ai carabinieri.

Un personaggio avrebbe spinto il boss Totò Riina a proseguire nella strategia delle stragi. La figura dell’ignoto suggeritore, «il grande architetto», che avrebbe fatto pressioni sul padrino di Corleone è stata citata da Ciancimino jr. Al testimone è stato mostrato un pizzino scritto da Provenzano al padre in cui Provenzano fa esplicito riferimento alle pressioni subite da Riina. L’ex sindaco spiegò al figlio che si trattava di un personaggio che stava convincendo il boss a non cessare la stagione delle stragi.

02 febbraio 2010

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