Favori e regali, Bertolaso indagato per corruzione

Posted on 11 febbraio 2010

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di Claudia Fusani

Il Sistema era da tempo sotto gli occhi degli investigatori: non solo appalti per centinaia di milioni di euro dati a trattativa privata, coperti dal segreto e poi vedremo se anche in violazione a norme e regolamenti ma un sistema di corruzione ambientale alimentato da «incarichi professionali», «viaggi», «arredi», «telefonini», appalti e regali di ogni tipo. Un Sistema garantito dalle “ordinanze” di Protezione civile, il passepartout che da dieci anni in questo paese tutto può e tutto ottiene. Chi era in questo giro aveva non solo il lavoro assicurato ma una lunga serie di benefit a piè di lista.

I carabinieri del Ros, coordinati dai magistrati della procura di Firenze, mettevano insieme da mesi i tasselli di un puzzle che ormai andava oltre la Toscana, arrivava in Sardegna, si sostanziava a Roma, a Perugia e in giro per l’Italia. Nelle telefonate c’era di tutto, soprattutto le Grandi Opere, il fiore all’occhiello del governo del fare gestito dall’uomo del fare per eccellenza: super Guido Bertolaso. Quasi due anni di intercettazioni. Fino a pochi giorni fa quando una fuga di notizie, l’ascolto di una telefonata tra il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro titolare di un’inchiesta simile e il figlio Camillo, consulente di una delle società nel mirino, ha fatto precipitare la situazione.

L’operazione è scattata ieri mattina all’alba in tutta Italia, 4 arresti, 40 indagati, 60 perquisizioni. In manette è finito Angelo Balducci, il potentissimo, dai tempi del Giubileo, presidente del Consiglio superiore delle opere pubbliche, ingegnere civile, «soggetto attuatore» per le opere del G8 alla Maddalena fino a giugno 2008 (quando passò l’incarico per un’altra inchiesta che veniva da Napoli) e poi Commissario straordinario per i Mondiali di nuoto Roma ’09. Stessa sorte per Fabio De Santis, ex dirigente della Protezione Civile e successore di Balducci alla Maddalena. A Regina Coeli anche il costruttore Diego Anemone che ha fatto la parte del leone nel G8 e Mauro Della Giovampaola, coordinatore dell’Unità per la realizzazione delle opere per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, grande capitolo di spesa che a Firenze comprende la realizzazione dei Nuovi Uffizi e dell’Auditorium. Per tutti l’accusa è corruzione continuata in concorso.

Per corruzione è indagato il numero 1 della Protezione Civile Guido Bertolaso, l’uomo che nelle ultime settimane ha provocato un incidente diplomatico con gli Stati Uniti («Haiti? Un disastro organizzativo»)ma è stato poi nominato ministro sul campo dal premier. A Toro è stata contestata la rivelazione di segreto d’ufficio («non è vero, mi difenderò»).

L’inchiesta parte da Firenze (un’intercettazione dell’agosto 2008 relativa agli appalti nell’area di Castello tra l’architetto Casamonti e Balducci circa i lavori alla Maddalena) ma riguarda anche la Sardegna e la Capitale e potrebbe avere un filone che porta a Napoli (inchiesta rifiuti). Dal 2001 la Protezione Civile ha inaugurato il sistema delle ordinanze in deroga. A tutto, ai regolamenti e ai controlli. Ordinanze che hanno gestito tutti i Grandi Eventi, da quelli sportivi (Mondiali di Nuoto, di ciclismo, Giochi del mediterraneo) a quelli spirituali (dai funerali del Papa ad ogni missione vaticana), da quelli politici (Vertice Nato a Pratica di mare, G8) ai sanitari (influenza H1N1) e la costruzione delle grandi opere.

La «Bertolasocrazia» è stata ribattezzata, nemica e rivale della burocrazia cancro e freno del “paese del fare”. «Un sistema gelatinoso per una storia di ordinaria corruzione» scrive il gip Rosario Lupo nell’ordinanza di 120 pagine «reso possibile da una normativa ampiamente derogatoria delle ordinarie regole di aggiudicazione degli appalti». La Bertolasocrazia non solo uccide un livello minimo di concorrenza di mercato ma offre anche il «cappello legale» ai più banali e antichi sistemi di corruzione: incarichi, consulenze, collaudi, mobili regalati, soggiorni in hotel, ristrutturazioni di immobili privati, case, telefonini. «Balducci, Della Giovampaola e De Santis ricevevano – scrive il gip dall’imprenditore Diego Anemone anche tramite persone e società a lui riferibili o collegate», una lunga serie di utilità per compiere o per aver compiuto atti contrari ai propri doveri di ufficio connessi all’affidamento e alla gestione degli appalti tutti assegnati a società riferibili al predetto Anenome». Una società di allestimenti fatturava nel 2001 un milione di euro, venti nel 2009. «Un livello di corruzione» dice a denti stretti uno degli investigatori «pari al livello delle persone coinvolte». Altissimo.

La procura di Firenze, dove è indagato il fior fiore dell’imprenditoria locale, si è già spogliata dei filoni che riguardano Roma (Mondiali di nuoto), Sardegna, Umbria (aeroporto di Perugia). È un’inchiesta solo all’inizio. Oppure, già finita. Dice l’onorevole avvocato Ghedini: «Sarà tutto archiviato».

11 febbraio 2010

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