Libération: “L’imbarbarimento e la leghistizzazione dell’Italia”

Posted on 11 febbraio 2010

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di Robert Maggiori, da Libération, 10 febbraio 2010, traduzione di Daniele Sensi

L’Italia è un paese normale? L’anomalia rappresentata da Berlusconi – il quale concentra nelle proprie mani potere politico e potere mediatico, utilizza il Parlamento come "stabilimento di produzione" per leggi destinate a salvarlo dai tribunali, vomita sulla magistratura, critica senza sosta la Costituzione, riduce la politica a barzellette e a recite da commediante, si trascina dietro tutto un carico di scandali sessuali – pare suggerirci di no.

Ma c’è dell’altro. Ciò che più colpisce è che dopo essere stata definita il laboratorio avanguardista dell’Europa, l’Italia, oggi, sta regredendo ad una situazione di "provincialismo". La sua stessa classe politica è provinciale, viaggia poco e raramente parla l’inglese. Il ruolo centrale viene ancora affidato ad una televisione ferma agli "anni ’80". Si va "in" televisione vestiti di tutto punto, ogni cosa è entertainment, pubblicità, talk show urlati, culi e merletti, le trasmissioni d’inchiesta sono rarissime, quelle di approfondimento culturale, cui possano partecipare filosofi, storici, sociologi, psicanalisti o uomini di scienza, praticamente non esistono. Una sera su due, su Rai Uno, animata da un giornalista mellifluo e servile, c’è Porta a Porta, una sorta di messa alla quale partecipano sempre gli stessi leader politici, e alla quale non manca molto per rimpiazzare la Camera o il Senato. Di rado, tra il pubblico delle trasmissioni politiche, sportive o di varietà, si vede gente di colore o meticcia.

Retrocessa a provincia, l’Italia perde punti in quasi tutte le classifiche: la scuola, la sanità, l’ambiente, i diritti, la cultura (bilancio massacrato) e anche la tecnologia. Solo pochi giorni fa, dopo che Bob Geldof aveva accusato il governo di far quadrare il bilancio sulle spalle dei poveri, è stato Bill Gates in persona ad intervenire per accusare Berlusconi ("I ricchi spendono molto più per problemi personali come la calvizie, che non per combattere la malaria") di aver dimezzato gli aiuti pubblici allo sviluppo dei paesi più poveri promessi davanti alle telecamere, facendo dell’Italia "il più avaro tra i paesi europei".

Stessa regressione anche a livello digitale. Lo sapevate che, in virtù del decreto Pisanu, in un luogo pubblico, in un aeroporto o in un cybercafé, la connessione wireless alla Rete è vincolata all’esibizione di una carta d’identità? Che gli stanziamenti per lo sviluppo della banda larga sono congelati dal 2008, che si levano voci della maggioranza per mettere sotto controllo i social network come Facebook? Che ovunque si firmano petizioni per chiedere al governo di "emancipare Internet" da norme legislative penalizzanti per il futuro di un paese che, quanto ad accesso alla Rete, già è "indietro e sottosviluppato rispetto al resto d’Europa"? Berlusconi è un uomo di televisione old style, per il quale il Web rappresenta una minaccia, perché "liquido", incontrollabile – e al di fuori del suo impero.

Ma è a livello sociale che la regressione è più avanzata. Berlusconi catalizza talmente l’attenzione che all’estero non colgono la questione più importante: la "leghistizzazione" della società, che sta portando alla degradazione morale e civile, se non ad un "imbarbarimento", dell’Italia. La Lega Nord di Umberto Bossi (il cui organo ufficiale, La Padania, scriveva: "Quando ci libererete dai negri, dalle puttane, dai ladri extracomunitari, dagli stupratori color nocciola e dagli zingari che infestano le nostre case, le nostre spiagge, le nostre vite, le nostre menti? Sbatteteli fuori, quei maledetti!"), alleata decisiva del partito di Berlusconi, ha fatto eleggere i propri uomini, tra i quali molti sono ministri, in un numero considerevole di amministrazioni locali, ha diffuso ovunque i suoi valori ed il suo linguaggio, ha sdoganato e banalizzato il discorso xenofobo. Ci vorrebbe un’intera biblioteca vaticana per enumerare i discorsi di incitamento all’odio razziale, omofobo e "anti-meridionalista" pronunciati dai suoi leader. Guardate su Youtube i video di Mario Borghezio, ascoltate qualche estratto delle trasmissioni di Radio Padania: in nessun altro paese sarebbe tollerata una tale profusione di odio, e di imbecillità, xenofobo! Difendono i valori cristiani, quelli della famiglia, del lavoro, vogliono la croce sulla bandiera italiana ed il crocifisso nelle scuole, ma poi il ministro dell’Interno istituisce ronde cittadine (fiasco colossale, per fortuna, poiché nessuno s’è fatto avanti per prendervi parte) e stabilisce che il solo fatto di essere stranieri sprovvisti di documenti costituisce un reato. Una piccola vedette della politica, un’imprenditrice che si colloca alla destra dell’estrema destra, che si presume verrà nominata sottosegretario al Walfare perché nelle simpatie di Berlusconi (a proposito del quale aveva detto: "per lui sono come un’ossessione, ma non mi avrà..", o "ama le donne solo in orizzontale"), ha saputo distinguersi dichiarando che "Maometto era un pedofilo". Un fanatico (un eletto) andava sui treni a disinfettare i posti occupati da nigeriane, un altro (anch’egli eletto) voleva "eliminare tutti i bambini (rom) che derubano gli anziani" e, interrotto dagli applausi del "popolo della Padania", invitava i musulmani ad andare a "pisciare nelle loro moschee". Altri ancora hanno dato fuoco alle baracche degli immigrati, o proposto, sui tram, vagoni separati per italiani e stranieri… Discriminazioni di ogni genere, aggressioni, uomini braccati, talvolta crimini, striscioni e slogan razzisti nei raduni della Lega, ed ancora una vera e propria caccia all’uomo nero, con bastoni e fucili, che evoca, sulla stampa internazionale, il Ku Klux Klan, ma che, al ministro dell’Interno, fa dire: "Siamo stati troppo tolleranti con gli immigrati".

A fronte di tutto questo, sono poche le reazioni in Europa. Ed è proprio in tal senso che l’Italia è il paese più "provincializzato": la si guarda dall’alto in basso, apprezzandone la cucina, l’arte ed i paesaggi – non la si prende per niente sul serio, né nel bene, né nel male. Ma vi immaginate cosa succederebbe nelle strade di Londra, di Parigi, di Berlino o di chissà quale altra città europea se la Lega Nord fosse un partito, ad esempio, austriaco, o francese, e se Umberto Bossi si chiamasse Jörg Haider?

(11 febbraio 2010)

Posted in: La Bella Italia