L’odore dei soldi. Aquila, la terra tremava. I costruttori ridevano e pensavano agli affari

Posted on 12 febbraio 2010

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di Claudia Fusani

«C’abbiamo la patente per uccidere… cioè possiamo piglia’ tutto quello che ci pare». Così sintetizzano ruolo e funzioni l’ingegnere Fabio De Santis, responsabile dei lavori alla Maddalena per il G8 e poi delle Grandi Opere per i 150 anni dell’Unità d’Italia, e il fratello imprenditore Marco.
«Possiamo pigliare quello ci pare», così lavorava la «cricca di banditi» della Ferratella, i funzionari pubblici e gran commis responsabili del Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo presso la Presidenza del Consiglio, la struttura che con la Protezione civile gestisce la maggior parte del denaro pubblico per la realizzazione delle grandi opere, dei grandi eventi e delle grandi emergenze al centro dell’inchiesta che con 4 arresti, 40 indagati e 60 perquisizioni, sta svelando un sistema di potere al di fuori di ogni controllo e un sistema di corruzione tanto diffuso quanto infimo.
Oggi sono previsti i primi interrogatori dei quattro arrestati, il costruttore Diego Anemome, e i dirigenti pubblici Angelo Balducci, Mauro Della Giovampaola e Fabio De Santis, tutti accusati di corruzione continuata in concorso. De Santis sarà sentito a Milano, dove è stato arrestato ieri, nel carcere di S.Vittore da un giudice di Milano perché il gip Lupo, titolare dell’inchiesta, è a Roma per gli altri interrogatori. «Ho consigliato all’ingegnere di avvalersi della facoltà di non rispondere» spiega l’avvocato Remo Pannain, difensore di De Santis «siamo in grado di smontare le accuse ma quando dall’altra parte ci sarà il giudice che ha firmato il provvedimento».
I difensori degli arrestati – Balducci è assistito dal professor Coppi – ostentano sicurezza e sembrano convinti di poter spiegare tutto. «È un equivoco» si affanna a dichiarare uno dei principali indagati, il n° 1 della Protezione Civile Guido Bertolaso, che si trova a dover combattere contro quello che per lui deve essere il nemico più odioso: il sospetto di non essere un fedele servitore della patria.

L’ORDINANZA
Ma le 126 pagine dell’ordinanza del giudice fiorentino Rosario Lupo tracciano «in modo chiaro e inconfutabile il totale ed inconfutabile asservimento della pubblica funzione (quella dei tre funzionari, ndr) agli interessi dell’imprenditore Anemome, asservimento che veniva ricompensato con ogni tipo di benefit», dalle auto al sesso, dalle colf agli appartamenti, dai telefonini alle vacanze in hotel extralusso. E laddove non si dovesse ravvisare il reato, restano lo smarrimento e la rabbia per il cinismo con cui alle tre del pomeriggio del 6 aprile, mentre l’Italia ammutoliva davanti alle immagini dell’Aquila, l’imprenditore De Vito Piscicelli dice al cognato Gagliardi: «Occupati di ‘sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito… non è che c’è un terremoto al giorno». Piscicelli e Gagliardi sono tra i fortunati imprenditori del club molto esclusivo delle ditte ammesse alla grande torta degli appalti pubblici gestiti dal clan della Ferratella e della Protezione Civile.

12 febbraio 2010

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