Primo Marzo, rivoluzione “in giallo”. L’Italia si ferma con i migranti

Posted on 2 marzo 2010

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di ma.ier e c.buq.

“Rivoluzione in giallo”. Migranti in sciopero in tutt’Italia per chiedere il rispetto dei propri diritti di uomini prima ancora che di lavoratori. Il colore del sole, tinta neutrale politicamente, è il colore-simbolo del  primo Marzo 2010. “Ventiquattr’ore senza di noi” è lo slogan della manifestazione internazionale: in contemporanea con i cugini francesi e anche in Belgio e Spagna. Una giornata speciale e non un sciopero etnico. Una giornata di protesta, fuori dalle fabbriche e dai cantieri. L’astensione dagli acquisti e lo strike di braccianti e badanti. Ovunque, bandiere rigorosamente gialle, braccialetti e nastrini. E dal Nord al Sud dell’Italia si sussegono all’unisono cortei, sit-in e manifestazioni.

"Evento riuscito"
«È presto per i bilanci. Tuttavia, l’iniziativa è riuscita perchè la fase di attivazione e mobilitazione delle reti antirazziste è stata raggiunta. Siamo riusciti a creare un sacco di contatti. Siamo riusciti a far parlare dell’evento.» Lo ha detto Stefania Ragusa, Presidente del Comitato Primo Marzo 2010. «Adesso» – ha spiegato – «si apre la fase delle proposte, la parte "politica" e sarà molto impegnativa perchè si tratterà di scegliere dei contenuti e di lavorare su quelli. La forza di questo movimento è nell’essere "meticcio", ovvero, fatto da italiani e non italiani insieme. Non italiani caritatevoli, non stranieri
arrabbiati, ma gente che vive in Italia e pensa sia necessario darsi tutti da fare per evitare che in questo Paese la
dimensione del diritto sia completamente massacrata». Ragusa ha detto che : «l’adesione nel Mezzogiorno è stata notevole. Ho
sentito i nostri rappresentanti a Reggio Calabria e Palermo e ci hanno detto che è andata molto bene. C’era tanta gente,
tanto movimento. Essere riusciti a sollecitare e coinvolgere le periferie d’Italia, posti del Sud dove normalmente non si
manifesta, è stato un successo. Si sta pensando di rilanciare un’altra giornata di sciopero e questa volta ci auguriamo
aderiscano anche i sindacati. Ci sono date nell’aria ma nulla di preciso. C’è la necessità di darsi presto un nuovo
appuntamento per far sì che l’esperienza non si esaurisca oggi».
LE STORIE Emanuel, 34 del Camerun, stamattina ha deciso di lascaiare scoperto il suo posto di lavoro, la la receptuion di un grande albergo. «Sono a Milano da sei anni e da sei anni in metropolitana vengo guardato con disprezzo» racconta. «Perché sono in piazza? I motivi di questa scelta sono tanti, il punto è che non veniamo considerati come cittadini», spiga.
Eder Herrera ha 22 anni ed è uno studente peruviano dell’Università Statale: «Non dimenticherò mai quel giorno che mi hanno fermato i controllori dell’autobus. Avevo dimenticato il portafoglio con l’abbonamento. Mi hanno trattato come un criminale».
Storie di ordinari sorprusi e indifferenze. Storie di chi viene "guardato" male eppure è indispensabile. Come le vicessitudini di Roberto, ragazzo ecuadoriano: “Ho dovuto rinnovare il permesso di soggiorno e sono precipitato in un limbo. Eppure ho un lavoro regolare, faccio l’autista, e mi sono sposato a Milano". C’è chi denuncia il razzismo e chi chiede agli italiani di andare a raccogliere i pomodori al posto degli stranieri. C’è chi racconta la situazione disperata in cui vive, senza casa e lavoro, e chi accusa il sindaco di Roma, Alemanno, "non aver fatto nulla per rispondere alle richieste dei migranti.
Edda Pando, impiegata, è una peruviana quarantenne. "Oggi ho scioperato contro il razzismo istituzionale che esiste in Italia – dice -. E’ ora di dire basta. Dallo sciopero ci aspettiamo una nuova consapevolezza della gente". Kim Bikila, togolese da 12 anni in Italia, è un agente cinematografico  e denuncia il razzismo artistico: "Un artista straniero può fare solo ruoli secondari".
Indesiderati e indispensabili. La contraddizione, che da anni viene marchiata sulla pelle degli immigrati in Italia, domani verrà allo scoperto.  La protesta sotto la sede Inps di Roma di questa mattina è un segnale non simbolico, e i migranti l’hanno scritto a grandi lettere su dei cartoni: “In 4 milioni e 800mila stranieri lavoriamo in Italia. Con i nostri contratti creiamo 122 miliardi di ricchezza nazionale”.
Primo marzo e il primo giorno “senza”. Senza badanti ad assistere gli anziani, senza operai (regolari) a lavorare e a pagare i contributi per i pensionati, senza braccianti (irregolari) a raccogliere le arance. Ma anche senza madri immigrate a comprare quaderni e matite per i loro figli che vanno a scuola. Senza autisti di autobus, impiegati delle poste, medici. Una giornata con gli alimentari vuoti, i bar deserti, le linee telefoniche mute.
L’idea è arrivata dalla Francia e gli organizzatori italiani la raccontano così: «Le nostre società vivono grazie al lavoro di migliaia di stranieri. L’Italia funziona ogni giorno grazie a loro ma se ne vergogna. Così cerca di ignorarli, chiuderli fuori, annegarli in mare come si fa con le cucciolate di gattini troppo numerose. Si vergognano di noi? Bene vediamo che succede se per un giorno noi non ci siamo». Ecco come è nato lo sciopero degli stranieri che  stanno bloccando l’Italia, oltre alla Francia, alla Spagna e alla Grecia.
Non saranno in tanti a potersi permettere di scioperare, perché i sindacati nazionali non hanno indetto lo sciopero, perché gli stranieri che hanno un impiego regolare se lo tengono stretto e perché in tanti lavorano in nero e quindi uno sciopero proprio non lo possono fare. Ma le città italiane saranno “gialle” comunque. Questo è il colore scelto per caratterizzare le proteste nelle oltre sessanta piazze che ospiteranno gli eventi.
COSA SUCCEDE IL PRIMO MARZO: TUTTE LE CITTA’ COINVOLTE
«A Varese verra’ offerto un ‘pranzo etnico’ agli agenti della polizia penitenziaria – spiega Francesca Terzoni, portavoce nazionale del comitato Primo Marzo 2010 – a Trieste ci adopereremo per cancellare le scritte razziste dai muri, a Bologna ci sara’ una mostra fotografica all’aperto con i volti dei ‘nuovi italiani’, a Milano verranno offerte delle lezioni di lingua straniera in piazza». E alle 18.30, in tutte le piazze italiane coinvolte verranno ‘liberati’ dei palloncini gialli, il colore simbolo della manifestazione.
Quasi cinquantamila iscritti su Facebook tanti contatti al blog (Primo marzo 2010), adesioni di esponenti politici, docenti universitari e associazioni, comitati locali nati in tutte le città italiane a sostegno del coordinamento nazionale, formato dalle fondatrici Stefania Ragusa e Daimarely Quintero, a cui si sono aggiunte Nelly Diop e Cristina Seynabou Sebastiani.
Nata in maniera spontanea, la protesta del Primo Marzo ha ricevuto l’adesione di una serie di organizzazioni, tra cui Emergency e Legambiente, partiti politici (Pd, Sel e Rifondazione Comunista) e delle rappresentanze di diversi sindacati di Cgil, Cisl e Uil, che pur dando il loro sostegno, non hanno proclamato lo sciopero generale a livello nazionale. Poche ore e si saprà se l’«onda gialla» arriverà a smentirli.

01 marzo 2010