Legittimo impedimento, via libera del Senato. “Stop” alle udienze per premier e ministri

Posted on 10 marzo 2010

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Dopo due voti di fiducia, l’ok definitivo con 169 favorevoli, 126 contrari e 3 astenuti
Lo "scudo" consente al presidente del Consiglio di sottrarsi alle convocazioni in sede giudiziaria

 

La Procura di Milano presenterà un ricorso alla Corte Costituzionale
Con la seduta di oggi il governo Berlusconi tocca 31 questioni di fiducia

Legittimo impedimento, via libera del Senato "Stop" alle
 udienze per premier e ministri

La protesta dell’Idv

ROMA – E’ legge lo "scudo" che permette al presidente del Consiglio e ai ministri di sottrarsi alle convocazioni in sede giudiziaria, privilegiando gli impegni governativi "autocertificati". Dopo due voti di fiducia, l’Aula del Senato ha dato il via libera definitivo al ddl sul legittimo impedimento. I voto favorevoli sono stati 169, i contrari 126, gli astenuti tre. Il ddl era stato approvato alla Camera lo scorso 3 febbraio. Principio cardine: per il presidente del Consiglio, chiamato a comparire in udienza in veste di imputato, costituirà legittimo impedimento "il concomitante esercizio di una o più delle attribuzioni previste dalle leggi o dai regolamenti". E stessa cosa varrà per i ministri.

Il via libera dopo doppio voto di fiducia. L’ok definitivo è arrivato dopo due voti di fiducia. Il primo, sull’articolo 1 del provvedimento, ha ottenuto 168 sì, 132 no e 3 astenuti. Con esito-fotocopia il Senato ha concesso anche la seconda fiducia, sull’articolo 2.

Il Pd sventola la Costituzione. Durante le dichiarazioni di voto, i senatori del Pd hanno inscenato una protesta: mentre parlava, a nome del gruppo, il senatore Nicola Latorre, gli altri hanno sventolato una copia della Costituzione. Boato dai banchi della maggioranza. Alcuni senatori dell’Idv invece, oltre a sventolare la Costituzione, hanno anche indossato una t-shirt con la scritta "Berlusconi fatti processare".

Governo Berlusconi, fiducia record. Con la doppia fiducia del Senato, il governo Berlusconi passa in pochi giorni a quota 31 voti di fiducia. L’ultima, la numero 29, risale a pochi giorni fa, il 4 marzo, posta sul decreto Enti locali alla Camera. Il Berlusconi IV nel suo anno e dieci mesi di vita "stacca" così il Berlusconi II che nella XIV legislatura in quasi quattro anni (per la precisione 3 anni e dieci mesi) aveva fatto ricorso alla questione di fiducia 29 volte.

La Procura di Milano annuncia ricorso alla Consulta. La Procura di Milano solleverà eccezione di incostituzionalità della norma, chiedendo che gli atti dei processi al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi siano inviati alla Consulta per decidere se la norma contrasta con la Carta. I pm dei processi sui diritti tv di Mediaset e sul caso Mills, Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, hanno concordato la linea da seguire in alcuni incontri recenti, anche con il capo della Procura, Manlio MInale. Il canovaccio del ricorso è più o meno quello tracciato dal docente dell’università di Roma "La Sapienza", Alessandro Pace, costituzionalista di fiducia della Procura di Milano in un articolo pubblicato su Repubblica lo scorso 8 febbraio.

Ma vediamo qual è, in sintesi, il contenuto del provvedimento che era stato messo a punto dal capogruppo del Pdl in commissione Giustizia alla Camera, Enrico Costa, e dal vicepresidente del gruppo Udc Michele Vietti.

I riferimenti a leggi e regolamenti. Nella norma, composta di due articoli, si indicano nel dettaglio leggi e regolamenti che disciplinano le attività del premier e dei suoi ministri e che dunque possono essere considerate legittimo impedimento. In particolare si indicano: gli articoli 5-6-12 della legge 23 agosto 1988 n.400 e successive modificazioni; gli articoli 2,3 e 4 del decreto legislativo 30 luglio del 1999 n.303 e successive modificazioni; regolamento interno del Consiglio dei ministri di cui al decreto del presidente del Consiglio dei ministri 10 novembre 1993.

Attività "coessenziali". Dopo l’elenco minuzioso delle norme che indicano le funzioni di premier e ministri, si spiega che saranno comunque oggetto di legittimo impedimento anche tutte quelle attività "coessenziali" alle funzioni di governo. Termine, nota l’opposizione, peraltro non presente nel vocabolario classico della lingua italiana. Il giudice, su richiesta di parte, in caso di legittimo impedimento, dovrà rinviare il processo ad altra udienza.

Certificazione di Palazzo Chigi. A certificare che esiste un impedimento "continuativo e correlato allo svolgimento delle funzioni", sarà la Presidenza del Consiglio. In questo caso il giudice rinvia il processo "ad udienza successiva al periodo indicato che non può essere superiore a sei mesi".

Prescrizione. Il corso della prescrizione rimane sospeso per tutta la durata del rinvio ("secondo quanto prevede l’art.159 del Codice penale primo comma n.3 e si applica il terzo comma dello stesso articolo"). Il che significa che si sospende il corso della prescrizione quando c’è "la sospensione del processo per ragioni di impedimento delle parti e dei difensori o su richiesta dell’imputato o del suo difensore". In caso di sospensione (si legge sempre nell’art.159 primo comma n.3) "l’udienza non può essere differita oltre il sessantesimo giorno successivo alla prevedibile cessazione dell’impedimento, dovendosi avere riguardo in caso contrario al tempo dell’impedimento aumentato di sessanta giorni". La prescrizione (si legge infine nel terzo comma del 159) riprende il suo corso dal giorno in cui è cessata la causa della sospensione.

Si applica ai processi in corso. La normativa si applica anche ai processi penali in corso, in ogni fase, stato o grado alla data di entrata in vigore della legge.

In attesa dell’approdo costituzionale. Il testo si applica "fino all’entrata in vigore della legge costituzionale" che dovrà contenere "la disciplina organica delle prerogative del presidente del Consiglio e dei ministri". E che dovrà anche fare riferimento alla "disciplina attuativa delle modalità di partecipazione" di premier e ministri ai processi. Comunque la sua efficacia non potrà durare più di 18 mesi dalla sua entrata in vigore, salvi i casi previsti dall’articolo 96 della Costituzione nel quale si parla della possibilità di sottoporre alla giurisdizione ordinaria il presidente del Consiglio e i ministri per reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, previa autorizzazione delle Camere di appartenenza.

"Sereno svolgimento delle funzioni di governo". Obiettivo della norma è quello di "garantire il sereno svolgimento delle funzioni" di governo. La legge entrerà in vigore il giorno dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

(10 marzo 2010)