Il premier a Innocenzi su «Annozero»: «Concertare per chiudere la trasmissione»

Posted on 14 marzo 2010

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Tre pm affiancati al titolare dell’indagine

 

I colloqui tra Berlusconi e il commissario Agcom. «Ascoltati» anche cinque ministri e un senatore del Pdl

Tre pm affiancati al titolare dell’indagine

Il premier a Innocenzi su «Annozero»: «Concertare per chiudere la trasmissione»

I colloqui tra Berlusconi e il commissario Agcom. «Ascoltati» anche cinque ministri e un senatore del Pdl

Dal nostro inviato Giusi Fasano

Giancarlo Innocenzi (Ansa)

Giancarlo Innocenzi (Ansa)

TRANI (Barletta-Andria-Trani) – Sul nome di Minzolini è un passo indietro da una parte, uno avanti dall’altra. Poi c’è il procuratore che prima non firma un atto del suo sostituto e il giorno dopo decide di affiancare all’inchiesta tre nuovi magistrati. Ci sarebbero inviti a comparire già firmati e pronti a partire. E ci sono i nomi di cinque ministri e un senatore intercettati mentre parlavano con uno degli indagati: non i soli, pare. I parlamentari ascoltati dai finanzieri sarebbero in tutto una ventina. Eccoli, i passaggi-chiave dell’inchiesta di Trani. Alcuni punti fermi, molti oscuri. Poco chiara è sicuramente la questione del direttore del Tg1 Augusto Minzolini, intercettato mentre parla di come neutralizzare o contrastare Annozero di Michele Santoro con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, indagato per concussione assieme al commissario dell’Authority per le Comunicazioni Giancarlo Innocenzi. Intanto, però, proprio il premier e il commissario sarebbero i protagonisti della telefonata intercettata il 14 novembre scorso nella quale il Cavaliere dice al suo interlocutore: «Basta, finiamola con questo scandalo. Quello che bisogna concertare è che la vostra azione permetta di chiudere la trasmissione». A Innocenzi, Berlusconi confida: «L’ho chiesto anche a Calabrò (presidente dell’Agcom, ndr)». Il premier insiste più volte con il commissario. In un’occasione sbotta: «Non voglio più vedere Antonio Di Pietro in tv».

Il «direttorissimo» Minzolini, come viene chiamato nelle intercettazioni, è indagato per concussione, avevano fatto sapere due giorni fa alcune fonti investigative. Ma ieri dalla procura hanno smentito: nessuna ipotesi di reato contro Minzolini. Il fatto è che gli inquirenti della prima versione invece continuano a confermarla e la smentita che arriva dal palazzo di giustizia non è ufficiale. In più non arriva da persone direttamente coinvolte nelle indagini. Chi ha ragione? Se il direttore del Tg1 davvero non è sott’accusa perché non fare una smentita inequivocabile? E, al contrario: se fosse indagato per concussione, con quale passaggio giuridico visto che lui non è un pubblico ufficiale? Ieri mattina il capo della procura, Carlo Maria Capristo, ha deciso di affiancare altri tre pubblici ministeri al titolare delle indagini, Michele Ruggiero. Potrebbe essere il segno di un’improvvisa necessità di accelerare le fasi dell’inchiesta dopo la fuga di notizie che ha fatto scoppiare il caso due giorni fa (e sulla quale sta lavorando la Digos di Bari). Ma poiché i rapporti procuratore-pm sono tesi, perché Capristo si sarebbe detto contrario a firmare una possibile misura cautelare di interdizione dai pubblici uffici per Silvio Berlusconi, c’è chi in procura si sente autorizzato a supporre un’altra spiegazione: il capo forse non si fida abbastanza del suo sostituto. Quindi ecco gli altri tre pubblici ministeri: Ettore Cardinali, Marco D’Agostino e Fabio Buquicchio.

Da ora in poi atti e passaggi dell’inchiesta saranno messi a punto da tutti e quattro, a cominciare dagli inviti a comparire che sembra aspettino soltanto di essere spediti. Fra le incombenze del pool anche l’ordine di distruzione per le intercettazioni indirette di alcuni parlamentari e ministri: fra loro (una ventina in tutto) i nomi di Giulio Tremonti, Paolo Bonaiuti, Sandro Bondi, Roberto Maroni, Marcello Dell’Utri, Gianni Alemanno, tutti ascoltati mentre parlano con Giancarlo Innocenzi. Sono chiamate che tutt’al più possono avere rilevanza politica e non penale, rivelano gli investigatori. Quindi sono destinate, appunto, alla distruzione. Di quelle telefonate non resterà nessuna traccia a Trani e non è escluso che la stessa sorte tocchi all’intera inchiesta. Perché un altro dei punti oscuri di questa indagine è la competenza territoriale. Qual è l’aggancio giuridico che lega il reato e le persone inquisite alla procura di Trani? Non a caso lo stesso ministro della Giustizia Angelino Alfano parla di «un problema gravissimo di competenza territoriale ». La questione sarà di sicuro affrontata nelle prossime settimane. Per adesso Trani resta sullo sfondo delle accuse e procuratore e sostituti hanno programmato «attività d’indagine». Per esempio sentire martedì la versione di Michele Santoro. Che promette di arrivare al palazzo di giustizia con un carico di diffide, lettere e indicazioni che dimostrerebbero molto più delle pressioni scoperte dai magistrati.

(ha collaborato Angela Balenzano)
14 marzo 2010