La mafia vista dagli occhi dei parenti delle vittime

Posted on 19 marzo 2010

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LA «GIORNATA DELLA MEMORIA E DELL’IMPEGNO» SABATO 20 A MILANO

 

Dodici storie per non dimenticare gli oltre 900 morti innocenti e trasformare il dolore in giustizia

Un'immagine di Porto Selvaggio (www.portoselvaggio.net)

Un’immagine di Porto Selvaggio (www.portoselvaggio.net)

MILANO – Il mare di Porto Selvaggio, in Puglia, è trasparente e pulito. Migliaia di persone passano ore felici in quel paradiso preservato dal cemento e dall’abusivismo senza sapere di dover ringraziare Renata Fonte, assessore alla pubblica istruzione e cultura al comune di Nardò, ammazzata la notte del 31 marzo 1984 davanti a casa. Il primo delitto politico-mafioso della Puglia. L’unica sua colpa: aver combattuto contro una variante al piano regolatore che avrebbe permesso di costruire e speculare in quel tratto di costa intatto. Aveva trentatre anni, un marito e due figlie. Oggi Viviana Matrangola e sua sorella Sabina non hanno più una madre ma sono parte della grande famiglia dell’antimafia. Viviana è stata nominata nel 2005 responsabile di Libera memoria da don Luigi Ciotti, presidente di Libera, organizzazione contro tutte le mafie.

Renata Fonte (www.liberainformazione.i

Renata Fonte (www.liberainformazione.i

La memoria è fondamentale per Viviana e Sabina. Per loro come per le centinaia di familiari degli oltre 900 morti innocenti i cui nomi vengono scanditi il 21 marzo di ogni anno, giornata delle vittime della mafia e dell’impegno. Viviana e Sabina sono riuscite nell’impresa più difficile, l’unica che possa avere un senso per chi ha perduto in maniera atroce una madre, un padre, un fratello, un figlio: «Trasformare il dolore in uno strumento concreto di azione di pace, in impegno quotidiano per promuovere la giustizia, difendere i diritti umani e la dignità della vita. Affinché la memoria rimanga viva ed esemplare; non come fatto privato, personale ma che esige di diventare storica».

Quest’anno la quindicesima edizione della «Giornata della Memoria e dell’Impegno» anticipa di un giorno e arriva sabato 20 marzo a Milano. L’appuntamento con il corteo è a Porta Venezia alle 9, per arrivare in Piazza Duomo  alle 10.30. Proprio dal palco di Piazza Duomo verranno chiamati uno per uno tutti gli oltre 900 nomi in un lungo appello senza risposta: semplici cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell’ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali uccisi solo perché avevano compiuto il loro dovere.

Don Luigi Ciotti alla conferenza stampa di presentazione della XV Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie che si tiene a Milano il 20 marzo

Don Luigi Ciotti alla conferenza stampa di presentazione della XV Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie che si tiene a Milano il 20 marzo

E alle mafie viste attraverso gli occhi dei parenti delle vittime è dedicato Lotta civile, il libro di Antonella Mascali (edizione Chiarelettere), prima cronista di Radio Popolare di Milano e oggi giornalista a Il Fatto Quotidiano. Un viaggio attraverso dodici storie esemplari raccontate in prima persona da chi le ha vissute. Da Giovanni Chinnici, figlio del giudice Rocco ucciso a Palermo nel 1983, a Dario Montana, fratello del commissario Beppe ammazzato due anni dopo. Da Lorenzo Clemente, marito di Silvia Ruotolo uccisa da una pallottola vagante a Napoli nel 1997, a Margherita Asta, figlia di Barbara, saltata in aria  «per errore» il 2 aprile 1985 insieme ai due figli di sei anni Giuseppe e Salvatore: la loro macchina si trovava accanto a quella del giudice Carlo Palermo. Loro furono dilaniati dall’esplosione, lui si salvò.
Da Elena Fava, figlia del giornalista Giuseppe, a Alessandro Antiochia, fratello dell’agente di scorta Roberto; da Annamaria Torre, figlia di Marcello sindaco di Pagani, a Pina Maisano Grassi, moglie dell’imprenditore Libero Grassi; da Stefania Grasso, figlia del commerciante calabrese Vincenzo, a Maddalena Rostagno, figlia di Mauro fino a Daniela Morcone, figlia di Francesco, direttore dell’ufficio del registro di Foggia.

Un libro che racconta tragedie ma anche speranze. Quelle dei familiari che hanno mutato la sofferenza in denuncia e in lavoro concreto nelle scuole, nelle carceri, nella pubblica amministrazione. Con il sostegno di Libera e delle fondazioni dedicate a chi ha combattuto per ciò in cui credeva, fino a morire. Per impedire che continui a morire tutti i giorni nell’oblio della società. Un viaggio per ricordarci quanto sia necessario non dimenticare e smentire così quello che diceva Giovanni Falcone: «Questo paese per essere dalla parte della legalità dovrebbe avere un morto ammazzato eccellente all’anno».

Iacopo Gori
17 marzo 2010

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Posted in: Gomorra