Berlusconi “invade” anche Unomattina. «Nel Pdl non sono un monarca, dopo il voto riforma giustizia»

Posted on 23 marzo 2010

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«Non sono un monarca, ma esattamente il contrario, nel partito vige una democrazia assoluta». Lo dice il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, commentando le parole di Gianfranco Fini sul Pdl. «Qualcuno dice che si può migliorare – aggiunge il premier intervenendo a ‘Uno Mattinà e rispondendo a Fini – certamente tutto si può migliorare, ma io sono soddisfatto degli organismi che ci siamo dati».  Quanto alla successione al Cavaliere, è «offensivo» persino parlarne. «Trovo offensivo -spiega- parlare di futuro con un leader che è in piena forma e con un indice di  apprezzamento al 62 per cento. Ma si rendono conto o no, questi  signori, di che cosa vuol dire l’approvazione dal 62 per cento degli  italiani?».

Nessuna possibilità di confronto e dialogo con una sinistra che insulta, offende, deride, delegittima, calunnia», aggiunge Berlusconi, ribadendo il suo no a ogni possibilità di confronto tv con Bersani ma anche di dialogo sulle riforme: «Ho detto che sarebbe meglio farle con l’opposizione, ma se vorrà cambiare e dialogare seriamente. Cosa che finora non è accaduta». Per il premier sarà possibile un confronto «quando l’opposizione diventererà credibile e capiremo con chi parlare se con i riformisti o con gli agitatori di piazza». Al contrario, Berlusconi rivnedica di essere «sempre stato disponibile al dialogo, ma in cambio ho avuto insulti, minacce, ostruzionismo in Parlamento e il ricorso al partito delle procure». Insomma, per il premier «è l’opposizione che deve cambiare, se cambia ne riparleremo».

Per le riforme sul presidenzialismo «abbiamo tre anni di tempo. L’abbiamo presentata nei nostri programmi elettorali. Dobbiamo rivolgerci ai cittadini e sentire loro per capire se preferiscono l’elezione diretta del presidente della Repubblica o del presidente del Consiglio», si sbilancia il Cavaliere. E l’aria di sinistra che tira in Francia? «I socialisti francesi -ha detto il presidente del Consiglio- hanno da tempo abiurato il comunismo. Da noi c’è una sinistra vetero-comunista e i ‘verdì fasulli. Con questa sinistra e gli ambientalisti fasulli abbiamo già dato: li abbiamo visti all’opera due volte, con Prodi, sbranarsi fra loro sulla nostra pelle. E allora diciamo no grazie, non siamo masochisti».

La replica di Bersani Un dialogo con il Governo è impossibile perchè Berlusconi «zittisce» la sua stessa maggioranza, come dimostrano le 28 fiducie e i 58 decreti da lui variati da inizio legislatura. Lo ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, durante la visita al mercato settimanale di Latina. «Berlusconi – ha detto Bersani rispondendo alle domande dei giornalisti sull’odierna intervista del premier – con 100 voti in più alla Camera ha messo, in 20 mesi, 28 volte la fiducia e ha fatto 58 decreti legge, zittendo sia l’opposizione che la sua stessa maggioranza. Questo è il suo modo di confrontarsi». «Berlusconi – ha insistito il segretario del Pd – non accetta il confronto elettorale, intende la politica come un comizio continuo ed il Governo come un decreto continuo. Questo è il suo modo di dialogare – ha concluso – quindi non faccia ad altri accuse che non stanno in piedi».

Ieri sera il premier,  intervenuto ad una cena elettorale per Formigoni, ha definito la magistratura «la peggiore patologia». «Abbiamo – ha detto Berlusconi – un grave problema nella nostra democrazia. C’è una patologia che è la peggiore: è la magistratura con personaggi e correnti che fanno la guerra a chi non vogliono stia in maggioranza e al governo e per queste elezioni hanno fatto vincere il formalismo sul diritto legittimo dei cittadini a votare». Berlusconi ha quindi ricordato la vicenda relativa alla presentazione delle liste a Milano e a Roma. «In Lombardia – ha spiegato – la situazione è andata a posto mentre a Roma no». Ricordando quindi il momento in cui i rappresentanti delle liste del Pdl non sono riusciti a depositarle, ha affermato: «i magistrati, anche se vedessero il rappresentante del maggior partito italiano andare via dovrebbero rincorrerlo e dire: ma cosa state facendo? Volete togliere il diritto a milioni di persone di votare il loro partito?». Berlusconi ha anche ricordato quando nel 1994 gli arrivò una informazione di garanzia mentre era in corso il G8 a Napoli: «Tutto accadde con la complicità dell’allora presidente della Repubblica, Scalfaro. Chiamò Bossi e gli disse che Berlusconi era caduto nel burrone e che sarebbe caduto anche lui se non l’avesse lasciato».

La riforma della giustizia verrà presentata «subito dopo le elezioni», dice ancora il premier. «Non è una minaccia per nessuno» ma «un’urgenza per il Paese» perché «non è più tollerabile che il lavoro di tanti magistrati seri e perbene, che sono la stragrande maggioranza, sia screditato dalle iniziative temerarie di alcune procure al servizio di un disegno ideologico oppure da pubblici ministeri afflitti da velleità di protagonismo».

Una campagna elettorale »snaturata« perchè »il partito delle procure è intervenuto pesantemente in campo e ha dettato tutti i temi e tempi della campagna elettorale«. Anche a UnoMattina, Silvio Berlusconi ribadisce il leit motiv della sua comunicazione per le prossime regionali. «Capisco la loro scelta di cavalcare le inchieste: una campagna sui contenuti sarebbe stata insostenibile per la sinistra», sostiene Berlusconi, perchè «nel confronto tra i nostri successi e i loro disastri sarebbero usciti distrutti. Con questi interventi della loro magistratura hanno impedito a noi di svolgere una campagna elettorale sui programmi e sui nostri successi». «Questa campagna elettorale si è snaturata perchè il partito delle procure è entrato in campo pesantemente e ha dettato temi e tempi della campagna elettorale».  «Ha inventato un mese e mezzo fa una nuova tangentopoli – aggiunge il premier – poi hanno cercato di distruggere il miracolo che abbiamo fatto a L’Aquila dopo il terremoto, hanno gettato fango su Bertolaso e sulla Protezione Civile, poi sono intervenuti con il rigetto delle nostre liste e hanno dato colpa a nostri delegati e infine questa inchiesta (Rai-Agcom, ndr) risibile con le intercettazioni al presidente del Consiglio».

23 marzo 2010