Farsa su Kakà per tenere buoni gli elettori-milanisti

Posted on 23 marzo 2010

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di M.Solani e F.Luti

Pubblichiamo l’anticipazione del libro. "Non solo coppe. Berlusconi e il Milan" del nostro Massimo Solani e di Francesco Luti, da giovedì in libreria (edizioni Limina).

Riccardo Kaká ha giocato 270 partite con la maglia del Milan. Novantacinque gol distribuiti lungo sei stagioni indimenticabili in cui col rossonero addosso ha vinto tutto: dallo scudetto alla Champions League, dalla Supercoppa al Mondiale per club, dal Fifa World Player al Pallone d’Oro. Abbastanza per diventare uno degli oggetti del desiderio dei club di mezza Europa. Il Manchester City era quasi riuscito a convincerlo già nel gennaio del 2009, ma alla fine “Riccardino” aveva puntato i piedi e detto no sia alle valigie piene di sterline della Premier League che ai progetti di mercato dei dirigenti rossoneri. Ai quali invece erano bastati pochi minuti per accettare senza rimpianti la maxi offerta di quasi 130 milioni di euro fatta dallo sceicco Al Mubarak. «Le bandiere non si vendono», ripeteva vent’anni prima Berlusconi di fronte alle lusinghe della Sampdoria che avrebbe voluto portare a Genova Franco Baresi. Ma siccome nel calcio come nella vita tutto ha un prezzo, anche Kaká può essere venduto.

Peccato non la pensino allo stesso modo i tifosi, disposti a restare per tre giorni davanti alla sede di via Turati e sotto la casa milanese del giocatore per protestare contro la cessione. Non se ne fece niente, ma nonostante fosse stato il rifiuto del giocatore a far saltare il banco, Berlusconi non perse l’occasione per farsi bello agli occhi dei tifosi e degli elettori. «È stato lui che ha resistito – annunciò il Cavaliere il 19 gennaio intervenendo in diretta al “Processo” di Aldo Biscardi – e io sono veramente felice di averlo mantenuto in rossonero perché Kaká non è soltanto un grande campione, ma anche un grande uomo che ha rinunciato all’offerta del Manchester City dicendo che i soldi non sono tutto». Un annuncio rilanciato pochi minuti più tardi dal sito ufficiale del club: «L’amore dei milanisti ha vinto alla grande. Grazie Presidente! Grazie Kaká!». Sulla stessa lunghezza d’onda anche il commento di Adriano Galliani: «Ha prevalso il cuore sulla ragione. I tifosi devono ancora una volta ringraziare il presidente Berlusconi per questo sforzo economico, perché era una forte tentazione davanti a una cifra da stra-record del mondo». Peccato che il Milan avesse già firmato tutto quello che c’era da firmare e, all’occorrenza, avrebbe anche incartato il giocatore per portarlo in Inghilterra.

Nell’ambiente lo sanno tutti che l’attaccante di San Paolo partirà in ogni caso. In Italia non lo scrive nessuno, ma tempo qualche settimana e in Spagna è già tutto un fiorire di dettagli sul futuro madridista dell’ex Pallone d’Oro. La rabbia dei tifosi è sul punto di esplodere e in città come allo stadio le contestazioni contro Berlusconi si moltiplicano. «Sono anni che compri bidoni e figurine – recita uno striscione esposto in curva Sud il 23 maggio – quest’anno chi compri… le veline?». E ancora: «Vendi Kaká per risanare la società, e non spendi più i tuoi milioni. Caro Berlusconi grazie di tutto e vai fuori dai coglioni». Ci si mette anche l’attaccante brasiliano che qualche giorno dopo, dal ritiro del Brasile per la Confederations Cup, firma autografi sulla maglia del Real. Le smentite del club rossonero sono ogni giorno meno convinte e il futuro sembra già scritto: Kaká si concederà alle smanie di Florentino Perez e Carlo Ancelotti convolerà a nozze con Roman Abramovich sulla panchina del Chelsea. Due bandiere ammainate in pochi giorni sono troppe, e la rabbia della curva sale a livelli di guardia. A far infuriare tutti è soprattutto l’atteggiamento del Milan, il silenzio imbarazzato di chi è costretto a tacere per ordine superiore. Perché la realtà è che mancano ormai quindici giorni soltanto alle elezioni europee, e annunciare adesso la cessione di Kakà potrebbe rivelarsi un autogol da pagare caro nel segreto dell’urna. I tifosi lo sanno bene e giocano l’ultima carta, quella più rumorosa. Il 6 e 7 giugno sarà eletto anche il nuovo presidente della Provincia di Milano e il passaparola fra i gruppi organizzati è categorico: «Voto Podestà (il candidato del centrodestra, ndr) solo se resta Kaká».

I sondaggi dicono che la vittoria nel capoluogo si giocherà sul filo di lana, e allora la minaccia degli ultras fa davvero paura. Al punto che, fallite le rassicurazioni di facciata di Silvio Berlusconi, è lo staff della comunicazione del Pdl a muoversi per cercare di disinnescare la mina. Ci pensa l’onorevole Antonio Palmieri, responsabile Internet del Partito, che il 4 giugno si premura di inviare una mail a tutti gli iscritti alla newsletter del sito forzasilvio.it per fornire alcuni argomenti da «usare nel dialogo con amici tifosi delusi». «Da ieri – scrive Palmieri – giornali e tv stanno usando la cessione di Kakà per mettere in difficoltà Berlusconi con una parte dei suoi elettori, tifosi del Milan. Ho ricevuto parecchie mail e numerosi tifosi milanisti hanno scritto sul forum del sito nazionale e in Facebook, minacciando di non votare più Berlusconi. Calcio e politica non hanno nulla a che fare. Tuttavia dobbiamo fare i conti con la reazione di una parte dei tifosi del Milan, perché la rabbia impedisce di ragionare bene. Qui di seguito trovi la risposta che ho inviato ad alcuni tifosi/elettori. La puoi usare tutta o in parte nel dialogo con amici tifosi delusi». E giù la lista delle argomentazioni da ripetere a tutela del Capo: «Mi permetto di farle osservare – scrive Palmieri – che se il presidente del Milan vendesse Kakà e con quei soldi rifacesse la squadra e mettesse a posto i bilanci, io sarei contento, se tifassi Milan. Il Milan ha tanti campioni giovani come Pato, Thiago, Borriello. Ci saranno altri acquisti giovani ed esperti.

Comunque c’è da essere grati per sempre a chi ha fatto vincere il Milan per vent’anni e, come ha sempre fatto a ogni fine ciclo, lo farà di nuovo anche stavolta. A Berlusconi non piace perdere e lui sa come si fa a vincere. La realtà è che le società italiane non possono più permettersi di pagare gli ingaggi di prima e di competere con la tassazione spagnola, più favorevole per giocatori e club. È poi impossibile andare contro la volontà di un calciatore che vuole cambiare società, come avvenne con Sheva. Ma allora non si era in campagna elettorale e i media non montarono il caso contro Berlusconi. Inoltre cosa penserebbero gli italiani se il presidente del Consiglio pagasse ingaggi milionari ai calciatori mentre il Paese è ancora scosso dalla crisi economica?

Quella di Berlusconi è una scelta di grande sobrietà e rispetto per tutti. Mischiare calcio e politica è proprio ciò che vuole chi da 15 anni butta fango addosso a Berlusconi e dunque non votare Pdl per ripicca significa fare un grosso favore a Franceschini, a Repubblica, a L’Espresso: hanno fallito con Noemi, ora ci provano con Kaká. Berlusconi non merita questo, non lo merita specie per il modo in cui sta bene governando in questi tempi difficili. Se lei preferisce immondizia, clandestini a go-go, tasse a tutto spiano, terremotati sotto le tende a vita non venga a votare. Ma è proprio come tagliarsi i cosiddetti per fare un dispetto alla moglie. Mi scusi per la crudezza ma mi è insopportabile vedere maltrattato così un uomo che, nella sua posizione, potrebbe davvero godersi la vita e che invece si impegna duramente 16-18 ore al giorno per tutti gli italiani».

Una arringa difensiva che in poche ore riempie forum, blog e siti Internet. Passate le elezioni, però, non è più possibile continuare a tenere nascosta la notizia. Così poco dopo la mezzanotte del 9 giugno, Milan e Real Madrid ufficializzano quello che tutti sapevano già. Kakà è un “galactico”. Due settimane più tardi si torna alle urne per il referendum e i ballottaggi delle amministrative. Guido Podestà, per la corsa alla provincia di Milano, batte il presidente uscente Filippo Penati con poco più di 4mila voti di scarto. Le schede nulle sono oltre 14mila e su almeno 3mila di queste c’è scritto soltanto un nome: Kaká. La vendetta degli ultras è servita, ma non è bastata.

23 marzo 2010

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