Il Colle degli inciuci. Intervista a Giorgio Bocca

Posted on 13 aprile 2010

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di Silvia Truzzi, Il Fatto Quotidiano, 9 aprile 2010

Tra il Quirinale e l’Aventino: il legittimo impedimento abita qui. Giorgio Bocca, scrittore ed editorialista di Repubblica e de L’espresso, non è più nemmeno turbato.

Impedimento firmato. Legittimo?

La decisione di concedere il legittimo impedimento, che di fatto è un privilegio, viene giustificata con il paragone con altri Stati come la Francia. Ma noi non abbiamo le difese e le garanzie democratiche di altri Paesi. Forse anche per colpa della Chiesa che ha educato gli italiani a un potere sovrano. In Italia le voglie autoritarie sono galoppanti.

È preoccupato?

No, sono rassegnato. La marcia verso la democrazia autoritaria è inarrestabile. Il motivo è semplice: gli italiani continuano a votare per Berlusconi. Lui sta facendo di tutto per cambiare il nostro ordinamento, ma i cittadini lo aiutano, e molto, con il voto.

Perché?

E perché hanno accettato il Fascismo? Perché hanno combattuto la guerra partigiana e poi l’hanno ripudiata? Sono i misteri dei popoli, purtroppo. O, se preferisce, difetti di fabbricazione incorreggibili.

Questo sentimento “appannato” della democrazia dipende dal fatto che l’Italia è una Repubblica giovane?

Dall’Unità d’Italia sono passati 150 anni: avremmo potuto anche maturare.

Il suo giudizio su Napolitano?

I casi sono due: o fa il coraggioso e viene spazzato via, o si adatta. Ecco, mi pare abbia scelto di adattarsi al compromesso. E’ il presidente degli inciuci italiani.

Alcuni costituzionalisti obiettano che non è il capo dello Stato a esercitare il ruolo di garante della Carta, ma la Consulta. Però la tutela dei principi fondamentali è una prerogativa che si può esplicitare anche in un modo pre-giudiziale. Il rinvio alle Camere sarebbe stato un segnale politico.

In politica contano i fatti, non le parole. In teoria dovremmo difendere la libertà di stampa a ogni costo. Poi quando questa è attaccata o in pericolo, nessuno o quasi nessuno, si muove. A cominciare dai giornalisti.

E da giornalista, che effetto le fa?

Per tutta la vita ho cercato di fare giornalismo d’inchiesta e informazione democratica. Ma è una fatica di Sisifo: agli italiani importa poco. Nelle direzioni dei quotidiani oggi si pensa a fare un giornalismo leggero, di svago.

Divertirsi da morire: insomma distraiamoci un po’.

Certo, nel momento in cui bisognerebbe fare un’informazione di battaglia e di resistenza si mettono a parlare di cucina.

Intrattenimento anestetico.

E’ la stessa ricetta del successo di Berlusconi: lui ha capito che il popolo poteva essere addormentato tranquillamente con la televisione.

Perché l’opposizione preferisce aprire il dialogo sulle riforme invece che fare una battaglia sulle regole e sulla legalità? Magari qualche voto lo recupererebbe.

Il Pd pensa che sia meglio essere concilianti. A forza di essere accomodanti però la democrazia sta cambiando pelle. Poi è diventato di moda dire che c’è bisogno di riforme. Ma non è vero: rispettare la Costituzione sarebbe la riforma più auspicabile. In verità la sinistra non sa cosa fare. E quindi sta al gioco. Tutti stanno al gioco del premier.

Anche il presidente della Repubblica?

Napolitano dovrebbe fare l’eroe. Con Berlusconi la lotta è sempre senza esclusione di colpi. Se il capo dello Stato si opponesse, prima o poi troverebbe il modo di farlo fuori. Si vede che anche lui è attaccato al suo posto: quelli che stanno al Quirinale in genere trovano molto gradevole rimanerci.

È d’accordo con chi parla di regime e di colpo di Stato?

Come andò al potere il nazismo? L’establishment tedesco accettò la svolta autoritaria. Quando un Paese intero è disposto a rinunciare alla democrazia, c’è poco da fare.

Che pericoli vede?

Rischiamo di diventare una Repubblica sudamericana – come già in parte siamo – dove tutti rubano e l’unico interesse dei politici è fare soldi.

Anche quelli del Pd?

Spero di no. Certo che si oppongono mollemente.

Il legittimo impedimento protegge il premier dai processi, la legge sulle intercettazioni dallo screditamento. Così ha tre anni per lavorare al presidenzialismo.

Berlusconi è convinto che il suo governo sia il migliore possibile. E lui farà di tutto per fare come sta avvenendo in altri Paesi. Per diventare come Putin, che è un democratico autoritario. Comunque di fatto il presidenzialismo già c’è: abbiamo un presidente del Consiglio che fa quello che vuole. Non so di cosa si lamenti, tra l’altro: è già un piccolo dittatore democratico.

Abbiamo anticorpi?

Quando una democrazia vuole suicidarsi è difficile prevederlo in tempo. Gli italiani in fondo pensano: sarà una dittatura leggera, chissenefrega.

Salvagenti in vista?

Ci sono due modi per abbattere le dittature. La sconfitta militare, qui non attuabile, o la sconfitta economica. Ma non siamo in una situazione finanziaria così drammatica. Temo dovremo sopportare Berlusconi ancora per molti anni. Gli ultimi risultati elettorali dicono che gli italiani vogliono una democrazia autoritaria.

Abbiamo quello che ci meritiamo?

È evidente. Si poteva votare contro.

C’è stata un’astensione significativa.

Se vogliamo consolarci, consoliamoci così.

Qui nessuno si fa sentire, nemmeno i tanto osannati intellettuali liberali.

La corruzione morale è stata fortissima, anche se non ce ne accorgiamo. Tutti stanno abbastanza bene. L’interesse per la politica è diventato minore. E questa dittatura morbida che non ti manda in prigione è sopportabile.

E l’Europa?

Per fortuna c’è l’Europa. Senza, saremmo un Paese parafascista.

(9 aprile 2010)