I ragazzi di via Padova

Posted on 3 maggio 2010

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Per chi non è di Milano, ecco una descrizione del posto che Google Map se la sogna. “Lambrate è vicina a via Padova, zona contigua. In mezzo, il Casoretto, che è come l’Alsazia per la Francia e la Germania. In queste strade c’è anche adesso l’eroina, sommersa, un traffico parallelo e minore. Non visibile, c’è qualcuno che si è specializzato e coltiva il mercato di nicchia. Albanesi affezionati alla via della seta – quella dei tir turchi – hanno mantenuto buoni contatti poi la voltano a marocchini e tunisini, finché arriva alle vene”.

Ora allarghiamo, ma non troppo. Siamo in via Padova, quella che ogni tanto finisce nelle cronache per gli scontri tra sudamericani, le risse scoppiate per motivi oscuri dei cinesi, le retate degli spacciatori africani, i blitz dei Nas nelle pollerie peruviane, i caroselli degli egiziani che battono l’Italia alla Confederations Cup e bloccano Milano. Per il resto, tutto quello che succede, e succede di tutto tutti i giorni, non finisce neanche in cronaca di Milano. Tanto là, si sa com’è: finché si ammazzano tra di loro. Matteo Speroni ha scritto I diavoli di via Padova, una panoramica su uno dei quartieri più global d’Italia. Dove gli italiani lavorano in gelaterie gestite da cinesi, i tunisini bevono birra dal mattino ma diventano serissimi se si parla di religione e i ballatoi delle case di ringhiera si dividono per piano, etnia e condizione sociale partendo dai sottoscala dove battono i travestiti.

L’affannarsi sotto il cielo di questo spicchio di umanità è visto con gli occhi di un protagonista a cui non succede niente. Una cosa gli è successa tanto tempo fa, un’altra gli succede alla fine del libro. Un mondo abitato da poveri diavoli che cercano di arrivare a sera senza farsi troppo male, rassegnati alla violenza che può arrivare da ogni parte, ma soprattutto da quel mondo esterno che si crede così superiore sotto forma di poliziotto, infermiere, netturbino anche. E da finti angeli, imbevuti della dottrina che sta somministrando una veloce eutanasia alla cultura di quello che un tempo era Nord del nostro paese, Milano in testa. Come la signora Turco e famiglia che odia gli stranieri e dice che li farebbe a pezzi tutti, li vuole uccidere. Ma quando si è sposato il figlio, lei gli ha regalato l’effigie d’oro della Madonna e tutta la famiglia sull’uscio a baciarla, i crociati del terzo millennio.

In mezzo a tutto questo, squarci di poesia. Merita la descrizione di un vecchio milanese doc, finito in via Padova reduce a se stesso. “Loggionista, anarchico, libero e solo. Direttore di un’orchestra di fantasmi, anche lui ha costruito Milano, molto più di una genia di costruttori. Il cuore in mano, la mano che trema, la voce ferma, la voglia e la paura di morire”.

I diavoli di via Padova di Matteo Speroni (Cooper, 12 euro)