Un colpo alle investigazioni, un testo pieno di trappole

Posted on 10 maggio 2010

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di LIANA MILELLA

 Un colpo alle investigazioni un testo pieno di trappole

Angelino Alfano, ministro della Giustizia


ROMA  – Un unico articolo, per 35 commi, ben 23 pagine nel fascicolo del Senato che reca un’intestazione assai indicativa: "Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali. Modifica della disciplina in materia di astensione del giudice e degli atti di indagine". Frutto della fiducia che Berlusconi impose alla Camera l’11 giugno 2009. Un testo che, se sarà effettivamente approvato entro giugno, cambierà la storia delle investigazioni e della cronaca giudiziaria in Italia. È proprio quello che vogliono il premier, il Guardasigilli Angelino Alfano, la maggioranza. Un testo che, a ogni pagina, riserva più di un "veleno" per magistrati e giornalisti.

IL TESTO DELLA LEGGE

Il nostro viaggio nella riforma delle intercettazioni e nei guasti che essa produrrà non può che cominciare dalla "madre" dei misfatti, la rivisitazione e la riscrittura dell’articolo 266 del codice di procedura penale che, nella versione approvata nel 1989, ha regolamentato e consentito migliaia di inchieste e ha fatto arrestare migliaia di responsabili di migliaia di reati. Ma con il nuovo 266 e i paletti imposti ai pm tutto sarà diverso. Per almeno due buoni motivi. Se è vero che resta invariato il tetto massimo degli anni di pena (cinque) per cui è possibile disporre gli ascolti e se rimangono invariati i "gravi indizi di reato" necessari, si aggiungono però altre e ben più rigide regole che vincoleranno l’attività investigativa dei pubblici ministeri.

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Non basterà avere un "grave indizio di reato" per chiedere un’intercettazione a carico di un personaggio sospetto, ma si dovrà essere certi, come scrive la legge, che "le utenze siano intestate a soggetti indagati o siano agli stessi effettivamente e attualmente in uso". E qualora la registrazione della telefonata dovesse riguardare "soggetti diversi" che hanno rapporti con l’indagato, si potrà procedere soltanto se, "sulla base di specifici atti di indagine risultano a conoscenza dei fatti per i quali si procede". Non solo, dovranno esistere "concreti elementi per ritenere che le relative conversazioni o comunicazioni siano direttamente attinenti ai medesimi fatti".

Non è che la prima di altre "trappole" disseminate lungo i 35 commi. Prima ancora di richiedere e ottenere le intercettazioni che devono provare l’esistenza del delitto, il pm dovrebbe disporre ancora prima della prova che invece va cercando con l’ascolto. Non solo: ma deve avere anche la certezza che "i fatti" per cui vuole "sentire" più di un telefono siano pure gli stessi. Un’esempio? A Trani indagavano per un anomalo comportamento dell’American Express nella gestione delle carte di credito revolving. Ma sono finiti a scoprire le pressioni di Berlusconi per mettere a tacere talk show come Annozero e Ballarò. Bene, trattandosi di "fatti" differenti, quelle intercettazioni non sarebbero più state possibili.

Ma questo non è che l’inizio di tante altre contraddizioni e anomalie…

(09 maggio 2010)

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