Silvio blinda la legge bavaglio

Posted on 8 giugno 2010

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di Paolo Biondani

Berlusconi annuncia: "Ora basta. Il testo è vincolante per il Pdl e non sarà più modificato". Ecco quali sarannno gli effetti delle nuove norme

Il presidente del consiglio ha annunciato che il nuovo testo del disegno di legge contro le intercettazioni, approvato oggi dall’ufficio di presidenza del Pdl all’unanimità (con la sua sola astensione), «è vincolante per i nostri senatori e i nostri deputati». «Sono due anni che ci stiamo lavorando, ora basta: ci sono gli emendamenti studiati insieme, poi ci sarà l’ok del Senato e il testo non sarà più modificato alla Camera», ha detto il capo del governo, dopo aver nuovamente attaccato i magistrati, la Corte Costituzionale e la stampa (quella non di sua proprietà).
A questo punto è molto probabile un doppio voto di fiducia per approvare la legge entro fine luglio. Pd e Idv hanno abbandonato per protesta i lavori della commissione giustizia. Massimo D’Alema parla di «istituzioni espropriate», Antonio Di Pietro chiama alla «resistenza contro un testo fascista che blocca l’informazione e impedisce le indagini», il sindacato dei giornalisti annuncia «una protesta senza precedenti». Ma per il presidente della Camera, Gianfranco Fini, «la nuova formulazione non contrasta con gli impegni di lotta alla criminalità e difesa della legalità».
Le modifiche decise oggi dai vertici del Pdl sono contenute in una serie di emendamenti presentati dal relatore Roberto Centaro. Alle 16.30 era fissata la discussione nell’aula del Senato, ma il presidente Renato Schifani ha rinviato il nuovo testo alla commissione giustizia. L’esame in Senato riprenderà domani alle 15.
Ecco gli effetti delle nuove norme, secondo le prime anticipazioni.
LIMITE DI 75 GIORNI E TRIBUNALE UNICO – Le intercettazioni devono essere autorizzate da un tribunale collegiale e non possono durare più di 75 giorni. Il pm può chiedere 72 ore di proroga solo in casi eccezionali. A decidere è sempre il tribunale distrettuale, che deve ricevere tutti gli atti dell’inchiesta. E’ vietato usare le registrazioni per provare reati diversi, anche se più gravi. L’associazione magistrati ha più volte denunciato che, con questi limiti , rischia di diventare impossibile scoprire i colpevoli di reati gravissimi come omicidi, rapine, estorsioni, usura, bancarotte milionarie e corruzioni. Con le nuove norme sarebbero ancora liberi, tra gli altri, i rapinatori killer che uccisero un poliziotto in via Imbonati a Milano e tutti gli indagati della cricca della Protezione civile. Berlusconi ha spiegato perché il suo governo ha deciso di privilegiare le ragioni della privacy con questa battuta: «Finora se avevi 15 fidanzate finivano tutte intercettate per un tempo indeterminato».

MAFIA, TERRORISMO E MICROSPIE – I nuovi limiti non riguardano solo le intercettazioni telefoniche. Le forze di polizia non potranno più collocare microspie in nessun «luogo privato»: di regola si potranno video-registrare gli indagati solo nel posto e nel momento in cui stanno commettendo il reato. Quasi tutte le inchieste per mafia e terrorismo, finora, si fondavano su intercettazioni ambientali eseguite in case, uffici o auto, cioè nei luoghi dove i killer o i sospetti attentatori non pensano di essere ascoltati. Tutti i nuovi divieti si applicano anche ai reati collegati, come estorsioni, omicidi o traffici di rifiuti tossici, che finora permettevano di scoprire l’esistenza di organizzazioni mafiose.
BAVAGLIO ALLA STAMPA – Anche i nuovi emendamenti prevedono il carcere per i giornalisti e multe draconiane per gli editori. I proprietari dei giornali rischiano di dover pagare fino a 375 mila euro per ogni notizia giudiziaria vera, rilevante penalmente e non più segreta: il testo infatti vieta di pubblicare non solo le intercettazioni, ma qualsiasi atto giudiziario fino alla fine delle indagini e dell’udienza preliminare. Per le intercettazioni penalmente irrilevanti, anche se di pubblico interesse, e destinate quindi alla cancellazione, la multa sale a 775 mila euro e per i cronisti sono previsti tre anni di galera. Con queste norme, l’opinione pubblica sarebbe stata informata con quattro anni di ritardo dello scandalo delle scalate bancarie del 2005, ad esempio, e non conoscerebbe ancora i motivi degli arresti dei protagonisti dell’affare Fastweb- Telecom, delle corruzioni in Puglia e Lombardia o delle maxi-evasioni fiscali all’estero. Il bavaglio alla stampa entrerà in vigore immediatamente, appena la nuova legge verrà pubblicata sulla Gazzetta ufficiale.
RIFORME RINVIATE – I nuovi emendamenti hanno per ora accantonato il comma salva-servizi, che prevedeva di allargare a dismisura il segreto di Stato opponibile dagli agenti segreti perfino davanti ai giudici antimafia o antiterrorismo, e la cosiddetta “modica quantità di pedofilia”, che vietava l’arresto per reati sessuali «di lieve entità» anche contro bambini o commessi in gruppo. In generale le intercettazioni già fatte restano valide, ma per il futuro i nuovi divieti si applicheranno anche alle indagini in corso.

(08 giugno 2010)