In squadra c’è un calciatore sbattezzato. Il parroco: “Via lui o vi escludo dal torneo”

Posted on 10 giugno 2010

0


 

La vicenda ad Arcisate, nel Varesotto, dove il giovane era stato già allontanato dai campi
Il sacerdote: "E’ un apostata". La replica: "La Chiesa non mi ha chiuso le porte dell’oratorio"

di LUCIA LANDONI

In squadra c'è un calciatore sbattezzato Il parroco: "Via lui
 o vi escludo dal torneo" Una veduta di Brenno Useria

Un’intera squadra di ragazzi esclusa dal torneo di calcetto organizzato dalla parrocchia perché uno dei giocatori è sbattezzato. L’oratorio di Brenno Useria, frazione di Arcisate (in provincia di Varese), era già finito sotto i riflettori lo scorso marzo, quando don Giuseppe Pediglieri aveva allontanato dal campetto parrocchiale il 23enne Samuele D’Angelo, ufficialmente uscito dalla Chiesa cattolica nel 2009. Ora alla vicenda si aggiunge una nuova puntata: la squadra di calcetto in cui gioca Samuele non potrà prendere parte al torneo organizzato ogni estate dall’oratorio, a meno che il ragazzo non venga escluso dalla formazione.
La decisione è stata comunicata dal parroco durante la riunione per i sorteggi delle partite. Riunione alla quale Samuele non era presente «perché volevo evitare nuove inutili discussioni – spiega – Quel torneo è storico, a Bresso aspettiamo l’estate proprio per questo evento. Ho sempre partecipato, da quando avevo sei anni, e nelle ultime edizioni ho anche collaborato all’organizzazione. Per me la manifestazione ha un valore affettivo, ma mi dà fastidio soprattutto il ricatto ai miei amici: o me o il torneo».
Don Giuseppe ha però le idee molto chiare al riguardo: «È un apostata, scomunicato dalla Chiesa cattolica con decreto del cardinale Dionigi Tettamanzi, quindi non vedo perché debba usufruire dell’oratorio. Tanto a Brenno quanto ad Arcisate ci sono altri campi dove può andare quando ha voglia di giocare a calcio. E poi si tratta di una questione di rispetto. Samuele sostiene che i ragazzi che vengono a messa e si impegnano in oratorio lo fanno solo perché hanno paura di me».
Versione decisamente smentita dal ragazzo, che sfida «chiunque in paese a dire che sono una cattiva persona. Subito dopo lo sbattezzo ho ricevuto una lettera della Curia in cui sono elencate le cose che non posso più fare, come essere padrino di cresima o ricevere la comunione. Ovviamente mi sono sempre attenuto a questi divieti, ma non si fa cenno al fatto che io non possa più entrare in chiesa o all’oratorio. Don Giuseppe, pur essendo un ottimo prete, ha frainteso le ragioni della mia scelta, prendendola come un’offesa personale».
Le due posizioni sembrano destinate a rimanere inconciliabili. Tanto più che, secondo il sacerdote, «il ragazzo è disponibile a parlare con tutti, tranne che con me. Per questo ho affrontato la questione senza che lui fosse presente». Samuele replica che «il dialogo non è mai stato la specialità del mio interlocutore. Ho accettato il fatto di non avere appigli legali per far valere le mie ragioni. La Chiesa è una sorta di club privato, che può negare o consentire l’ingresso a chi vuole».

(10 giugno 2010) © Riproduzione riservata

Scrivi un commento

Advertisements
Posted in: Vatikano