Immigrati sempre più “italiani” per titolo di studio e lavoro nero

Posted on 17 giugno 2010

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Indagine Censis sui 5 milioni di stranieri nel nostro Paese: il 77% ha un posto regolare. Prevale il tempo indeterminato, i settori privilegiati sono la ristorazione, l’edilizia e l’assistenza domiciliare. Un terzo non arriva a 800 euro al mese

Immigrati sempre più "italiani" per titolo di studio e 
lavoro nero

ROMA – I numeri degli immigrati in Italia ricalcano quelli del resto della popolazione. Un dato in chiaroscuro, visto che nella popolazione straniera, a parità di preparazione, si replicano anomalie nostrane, come quella del lavoro nero. Lo rivela un’indagine svolta da Censis, Ismu e Iprs per il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, secondo la quale il 77% degli immigrati maggiorenni ha un lavoro regolare, più di due terzi sono impiegati nel settore terziario, nell’ambito dei servizi (40,7%) e del commercio (22,5%). L’indagine, basata su un campione di circa 16 mila persone, evidenzia anche come, a fronte di un grado di scolarizzazione molto simile a quello della popolazione italiana, gli stranieri trovino grandi difficoltà nell’entrare nel mondo del lavoro intellettuale. E il 32% degli intervistati ammette di aver lavorato in nero. Nonostante simili barriere, la comunità degli stranieri in Italia è cresciuta del 47,2% negli ultimi quattro anni: oggi sfiora i 5 milioni.
Lavoro intellettuale il meno diffuso. I mestieri più ricorrenti sono: addetto alla ristorazione e alle attività alberghiere (16%), assistente domiciliare (10%, il 19% considerando solo le donne), operaio generico nei servizi (9%), nell’industria (8,3%, ma 11,5% tra gli uomini) e nell’edilizia (8%, ma 15,3% tra gli uomini). Le figure meno diffuse sono quelle più qualificate: le professioni intellettuali (2,4%), gli operai specializzati (2,2%), i medici e paramedici (1,7%), i titolari di impresa (0,5%)

e i tecnici specializzati (0,2%).
Prevale il tempo indeterminato. Dal punto di vista della condizione lavorativa, prevalgono gli occupati a tempo indeterminato (sono il 49,2% del totale), il 24,8% ha un impiego a tempo determinato, il 9,7% svolge un lavoro autonomo o ha un’attività imprenditoriale. La metà degli immigrati che lavorano in Italia dichiara di percepire una retribuzione netta mensile compresa tra 800 e 1.200 euro, il 28% ha un salario inferiore, compreso tra 500 e 800 euro, il 3% guadagna meno di 500 euro. Solo il 13,3% ha una retribuzione netta mensile che va da 1.200 a 1.500 euro, e appena l’1,2% guadagna più di 2.000 euro.
Immigrati, popolazione in aumento. Gli immigrati in Italia sono poco meno di 5 milioni, un numero aumentato negli ultimi quattro anni di quasi 1,6 milioni (+47,2%), con un forte incremento sia dei residenti (+56,5%), sia dei regolari che non risultano ancora iscritti in anagrafe (+48,7%). Gli irregolari sono invece 560 mila, pari all’11,3% degli stranieri presenti sul nostro territorio. Vivono nel nostro paese in media da 7 anni, hanno titoli di studio paragonabili a quelli della popolazione italiana (il 40,6% è diplomato o laureato, rispetto al 44,9% degli italiani), nel 32% dei casi hanno sperimentato in passato forme di lavoro irregolare (dato che sale al 40% al sud).

(17 giugno 2010)

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