Ustica, trent’anni dopo spunta la «bomba» di Giovanardi…

Posted on 25 giugno 2010

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A due giorni dal trentesimo anniversario della strage di Ustica si riaprono le polemiche – peraltro mai sopite – su cosa realmente successe al Dc9 dell’Itavia che il 27 giugno del 1980 precipitò causando la morte di 81 passeggeri. Ad accendere la ‘miccià ci hanno pensato il sottosegretario alla Presidenza, Carlo Giovanardi e il giudice Rosario Priore, che ha indagato a lungo sulla vicenda. Ospiti di Radio Anch’io i due si sono scontrati duramente sulle cause – bomba o missile – della strage, oltre che sulla validità assoluta dei verdetti della giustizia. Nessuna battaglia aerea, nessun Mig libico, nessun missile, ha ripetuto più volte Giovanardi che solo pochi giorni fa aveva paventato il rischio che la ricorrenza della strage portasse con sè tentativi di «voler toccare l’immaginario collettivo» con «informazioni falsate» per riaprire «fantasiosi scenari».
L’unica verità, per il sottosegretario, è – come disse alla Camera l’8 ottobre 2002 – che il Dc9 esplose in volo a causa di una bomba. Pista, questa, che per Giovanardi non fu indagata sufficientemente all’epoca. Un dubbio che il giudice non accetta chiedendo subito se quella di Giovanardi fosse o meno la posizione ufficiale del Governo: «si sollevano questioni e dubbi a cui più volte si è risposto», ha detto Priore subito rintuzzato da Giovanardi che ha ricordato come le «sentenze dei processi hanno spazzato via le ipotesi dell’inchiesta condotta da Priore». Ma, è stata la controreplica, «la verità giudiziaria in Italia spesso è ben diversa da quella storica».
Una denuncia, questa, che trova piena accoglienza da parte del legale del presidente dell’Itavia, Aldo Davanzali, morto nel 2005 a 83 anni, che da subito sostenne la tesi della battaglia aerea autodefinendosi l’82/ma vittima della sciagura. «A questo punto – dice l’avvocato Mario Scaloni – chi, in Italia, è in possesso di informazioni sulle vere cause della strage deve parlare» esprimendo comunque «molti dubbi» sul fatto «che la verità possa emergere dalle rogatorie internazionali avviate con Francia, Nato e Libia dalla procura di Roma». Se il vero obiettivo del missile, è il ragionamento del legale, era un altro aereo che ospitava Gheddafi, è difficile che la Francia, o qualsiasi altro Paese Nato, ammettano di aver tentato di uccidere un Capo di Stato o di intervenire per far chiarezza. Sospetto che trova immediata conferma nella realtà con Valery Giscard d’Estaing, all’epoca presidente della Repubblica, che all’ANSA dice di non disporre di informazioni a questo riguardo.
Non meno laconica la comunicazione dell’intelligence transalpina che si trincera dietro ad un secco ‘no comment’. Richiamandosi alle preoccupazioni di Napolitano che nella giornata della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi (l’8 maggio scorso) parlò di «intrighi internazionali», anche l’associazione delle vittime di Ustica, Daria Bonfietti, sposa le posizioni di Priore contro Giovanardi accusandolo di «fare disinformazione». Contro Giovanardi anche l’opposizione che, con Walter Veltroni, stigmatizza le parole del sottosegretario accusato di parlare «senza alcuna responsabilità» e di aver introdotto nella vicenda «una novità (la bomba) che non risulta agli atti in nessuna dichiarazione impegnativa del Governo». E così il responsabile sicurezza del partito, Emanuele Fiano, chiede che «il governo chiarisca al più presto in Parlamento il senso delle dichiarazioni del sottosegretario» che «non trovano riscontro nella verità processuale».

25 giugno 2010

Posted in: La Bella Italia