Abuso di potere: i casi Cucchi, Uva, Gugliotta, Aldovrandi

Posted on 7 luglio 2010

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Storie di cronaca al vaglio della Magistratura. Le testimonianze di parenti e amici

IL REPORTAGE SU CURRENT

Abuso di potere: i casi Cucchi, Uva, Gugliotta, Aldovrandi

Storie di cronaca al vaglio della Magistratura. Le testimonianze di parenti e amici

MILANO – Stefano Gugliotta, Giuseppe Uva, Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi: quattro casi di atti violenti compiuti da agenti di polizia. Storie note di cronaca al vaglio della Magistratura. Vicende, le più clamorose, al centro di «Abuso di Portere» titolo del sesto reportage della serie Vanguard Italia, realizzata dal network italiano di video-reporter indipendenti di Current, in onda mercoledì 7 luglio alle ore 21.10 sul canale 130 Sky.

TESTIMONIANZE – Le testimonianze e le ricostruzioni di amici e parenti delle vittime raccontano, davanti alle telecamere di Current, il dolore e lo strazio di una dura e controversa battaglia per conoscere la verità dei fatti, contro uno Stato che a volte si nasconde, mostrando una faccia diversa da quella a cui è abituato il cittadino. Versioni che stridono con le dichiarazioni pubbliche del capo della Polizia Antonio Manganelli: «Il nostro è un palazzo di cristallo, trasparente. Esistono, però, possibili smagliature fisiologiche». Nicola Tanzi segretario generale del Sindacato Autonomo di Polizia raggiunto dai microfoni Vanguard parla di stress. «Lamentiamo la mancanza di psicologi. Questa è un’attività particolare, c’è necessità di avere controllo e di parlare con qualcuno quando succedono episodi drammatici». Stress che secondo il segretario del Sap si aggiunge alla frustrazione di sentirsi non considerati dal Governo: «Oggi – dice Tanzi – il poliziotto si sente abbandonato. E’ entrato nell’ottica che per lavorare deve anticipare di tasca propria, anche i soldi per entrare in missione. Mancano una serie di risorse economiche necessarie e indispensabili per le attività di polizia. Vedersi tagliato lo stipendio o la liquidazione, come prevede la nuova manovra, farà aumentare questo stress».

«Effettivamente – commenta Luigi Manconi ex sottosegretario alla Giustiza, presidente dell’associazione per i diritti civili A Buon Diritto – i casi Cucchi, Uva, Gugliotta, Aldrovandi sebbene siano vicende assai diverse per dinamica e apparati coinvolti, sembrano segnalare una sorta di clima, di umore, che dominerebbe l’atteggiamento delle forze dell’ordine e che va verso un uso non controllato della forza. Il problema della trasparenza è fondamentale».

I CASI – Eppure, se da un lato Nicola Tanzi assicura che «non c’è copertura da parte del dipartimento nei confronti del poliziotto che non sa fare il proprio lavoro o non sa rispettare la legge», dall’altra ci sono i casi Cucchi, Uva, Aldrovandi (unico con una condanna in primo grado a carico di agenti di polizia) che provano il contrario. Sorelle e madri dei tre uomini morti in carcere o in ospedale dopo essere stati fermati dalle forze dell’ordine raccontano di depistaggi, di omissioni e coperture e continuano senza sosta a chiedere: «Che sia fatta luce su quello che è successo, perchè non si verifichino più casi come questi». Colpisce l’intervista del 25enne Stefano Gugliotta, pestato da 3 agenti il 5 maggio 2010 nei pressi dello stadio Olimpico durante serata della partita Roma-Inter. La scena viene ripresa da un videoamatore e le immagini rimbalzano dal web ai telegiornali. Gugliotta viene incarcerato per 6 giorni e liberato grazie a quel filmato, alla mobilitazione della società civile e di movimenti politici. Ne ricava lesioni su tutto il corpo, un dente rotto e l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale. La sua vicenda ha ancora una dinamica e delle responsabilità tutte da chiarire. Da quel giorno Stefano non è mai più andato sul luogo del pestaggio, ci torna per la prima volta con Francesca Biagiotti, reporter Vanguard per Current. «Non ci sono ancora mai passato da quando sono uscito, perché io non esco più da solo. Mi sevglio ogni ora. Purtroppo, adesso fumo due pacchetti di sigarette al giorno» racconta il ragazzo durante il tragitto. Poi si ferma a qualche centinaio di metri. Non ce la fa. Non si vuole avvicinare e inizia a raccontare: «Ero in motorino. Giro l’angolo e il cellerino mi ferma. Non avevo il casco. Ho pensato mi farà la multa. Eppoi un sacco di botte, non ho più ricordi lucidi. Mi sono ripreso ed ero in regime d’isolamento, ci sono rimasto sei giorni». Stefano il giorno della scarcerazione disse in conferenza stampa «voglio solo dimenticare», oggi a Current dice «non lo scorderò mai più».

Redazione Online
06 luglio 2010

Posted in: La Bella Italia