Film da “Urlo”

Posted on 16 luglio 2010

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di Paolo Calcagno

L’Urlo di Allen Ginsberg è ora anche un bel film, diretto da Rob Epstein e Jeffrey Friedman (con Gus Van Sant produttore esecutivo), interpretato intensamente da James Franco (Spiderman , Milk , Nella Valle di Elah ), distribuito in Italia da Fandango (sugli schermi dal 27 agosto) e presentato al 24mo Festival Mix di Cinema Gaylesbico & Queer Culture di Milano. «Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte da pazzia, morir di fame isteriche nude strascicarsi per strade negre all’alba in cerca di una pera di furia», con questi versi letti da Allen Ginsberg il 13 ottobre 1955 (allora 29nne), alla Six Gallery di San Francisco, incomincia Howl, (pubblicato in Italia da Il Saggiatore, pag.136, euro 9), poema fondativo della Beat Generation, definito da autorevoli commentatori «una ballata psichedelica, un grido di dolore e protesta contro l’America, feroce matrigna». Se non è stato difficile per i pluripremiati autori di documentari Epstein e Friedman ricostruire in fiction il processo (San Francisco 1957) al poema di Ginsberg e all’editore Lawrence Ferlinghetti che lo pubblicò, certo è stata una sfida trasformare in immagini i versi di Howl, peraltro brillantemente vinta grazie alle splendide animazioni di alcuni graphic-novelist e di Eric Drooker, già collaboratore del celebre autore scomparso nel 1997 (suoi i disegni e slogan di manifesti e striscioni delle manifestazioni di cui fu artefice Ginsberg). «Il nostro obiettivo è stato di rappresentare e descrivere sia il processo creativo, sia la vita privata di Allen Ginsberg – ci ha raccontato Rob Epstein – Del resto, la finalità della A.G. Foundation, che da 30 anni lavora all’opera e alla figura di Ginsberg e che ci ha affidato il progetto del film, è proprio quella di renderle presentabili e comprensibili alle nuove generazioni. Il dibattimento in tribunale costituisce la trama narrativa del film, con le sue accuse censorie, la pretesa di definire che cosa è osceno, l’arroganza di porre limiti alla libertà di espressione e all’arte stessa. Abbiamo realizzato la fiction del processo attenendoci fedelmente alle trascrizioni dell’epoca. Gli interventi degli avvocati, dei testimoni e del giudice sono la copia rigorosa degli originali di allora. L’intervista che mette a nudo il pensiero e la sensibilità di Ginsberg è immaginaria, anche se tiene conto, attraverso i ricordi di alcuni, dell’intervista che Allen rilasciò al Times , ma che, purtroppo, non è mai stata ritrovata. L’intervista contiene tanti flashback in cui abbiamo utilizzato filmati dell’epoca». Poi c’è il reading del poema affidato all’ispiratissimo James Franco e all’immaginario «beat» che affolla le animazioni a commento dei versi dell’Urlo . «Il poema fu uno shock perché era una descrizione severa del mondo di allora e di ciò cui somigliava. Ginsberg fu subito accolto come un vate dai giovani del tempo – ha aggiunto Epstein -. Però, quei versi fecero scandalo per i benpensanti. E il processo, con gli interventi dell’accusa e dei suoi testimoni, fra cui un’insegnante e un critico letterario, vuole ricostruire come veniva accolta la poesia dal mondo di allora, attraverso sbalorditive definizioni di ciò che è ben scritto e ciò che non lo è. E, tuttavia, quel processo contribuì enormemente alla fama e al successo del poema, come ammise lo stesso Ginsberg». Nel film compaiono anche celebri esponenti della Beat Generation, quali Jack Kerouac, Neal Cassady, Peter Orlovsky, oltre ad alcuni compagni di Ginsberg, come Carl Solomon, cui è dedicato l’Urlo. «Il termine Beat Generation fu enfatizzato dai media – ha commentato il regista del film -. Così si intendeva circoscrivere, ma anche caricaturare, quel fenomeno fondato sul dissenso. Il termine fu coniato da Kerouac, ma Ginsberg lo respinse immediatamente, e più tardi anche Jack lo rinnegò. Che cosa ne resta oggi? La Beat Generation è un valore. Ad esempio, James Franco è un beatnik moderno, cerca sempre forme nuove, sia nella recitazione sia in altre forme di espressione: è un poeta anch’egli e come artista sta esponendo una mostra a New York. Il Beat ha generato dei movimenti di contro-cultura: le sue istanze contro l’ingiustizia sociale e contro le prepotenze delle multinazionali, certamente, sono entrate a far parte dei nuovi movimenti, oltre che delle nostre coscienze». Epstein ha anche ricordato di aver letto l’Urlo ai tempi del liceo: «La figura che più mi aveva colpito era quella del Moloch che Ginsberg usava per riferirsi al potere. Nell’Urlo tutto è rivoluzionario: mette a nudo il conservatorismo, il consumismo il bisogno di una liberazione sessuale, i freni della censura, la militarizzazione, la messa ai margini del dissenso politico e culturale, insomma è un ritratto feroce della società americana del tempo. Quando l’ho riletto per preparare il film, mi sono accorto che a 50 anni dalla sua nascita quel poema conserva ancora la sua forza iniziale. Tanto è vero che a causa delle sue tematiche, ancora oggi, negli Usa, l’Urlo non viene letto in tv, né alla radio». Per Rob Epstein, dunque, le problematiche sollevate dai versi di Urlo sono più che mai attuali: «Penso che il nostro sia un film molto contemporaneo – ha concluso il regista di Howl – Il problema della censura esiste ancora adesso e si manifesta in vari modi. Inoltre, è attuale la discussione sul ruolo e sui limiti dell’artista, così come non mancano le polemiche sulla libertà d’espressione e sulle implicazioni politiche dell’uso di certe parole. Per non parlare dell’intolleranza verso le unioni omosessuali. Perciò Howl è un film che, benché ambientato in un contesto datato, sa emozionare e attrarre i giovani di oggi.

16 luglio 2010

Posted in: Culto