Messico: nella guerra dei narcos arriva l’autobomba

Posted on 17 luglio 2010

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pericoloso salto di qualità nella sfida dei cartelli

 

Tre poliziotti uccisi a Ciudad Juarez: nella vettura c’erano almeno dieci chilogrammi di esplosivo

pericoloso salto di qualità nella sfida dei cartelli

Messico: nella guerra
dei narcos arriva l’autobomba

Tre poliziotti uccisi a Ciudad Juarez: nella vettura c’erano almeno dieci chilogrammi di esplosivo

WASHINGTON – Era solo questione di tempo. Ed è accaduto. I narcos messicani, imitando tattiche colombiane e irachene, hanno impiegato, giovedì, per la prima volta un’autobomba: tre le vittime a Ciudad Juarez, la città più violenta al mondo al confine con il Texas. Il ricorso a sistemi terroristici è la conferma di un pericoloso salto di qualità nella sfida dei cartelli. Per gli esperti è probabile che l’azione compiuta a Ciudad sia presto seguita da altre. Condotte dallo stesso gruppo e da altre fazioni pronte a “copiare”. Esattamente come è avvenuto per le decapitazioni in serie, le impiccagioni in pubblico, le esecuzioni e gli agguati con armi ad alto potenziale.

ATTACCO PREPARATO CON CURA – L’attacco a Ciudad Juarez è stato preparato con cura. I banditi hanno rapito un poveraccio, lo hanno ferito in modo grave e lo hanno vestito da poliziotto. Poi lo hanno abbandonato in strada segnalandolo ad un commissariato con una telefonata anonima. Quando sono arrivate le prime pattuglie ed un’unità paramedica, i narcos hanno fatto saltare l’autobomba. Per attivarla hanno impiegato un telefonino: tecnica già vista con i narcos colombiani e le formazioni estremiste mediorientali. Nella vettura, secondo gli investigatori, c’erano almeno dieci chilogrammi di esplosivo. Una quantità non paragonabile a quelle usate in altri scacchieri ma sufficiente a fare danni.

RIVENDICAZIONE – L’attentato è una ritorsione per l’arresto di Acosta Guerrero, 35 anni, uno dei leader de “La Linea”, formazione di killer al servizio del cartello di Juarez. In un messaggio di rivendicazione scritto sulle pareti di un centro commerciale i banditi hanno accusato le autorità di “coprire” i rivali del cartello di Sinaloa, guidato dal boss dei boss, El Chapo Guzman. E avvisano: abbiamo preparato altre sorprese. Non se ne sente il bisogno, in un paese dove dal 2006 ad oggi la narcoguerra ha provocato quasi 24.800 vittime.

Guido Olimpio
17 luglio 2010

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