L’allarme delle diplomazie «Quel premier ricattabile…»

Posted on 18 luglio 2010

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No, non è solo un problema italiano. Non lo è più da tempo. Non lo è soprattutto ora, con l’esplosione dello della «P3». Cesare inquieta più del Cavaliere-Bavaglio. Più del Premier-Pinocchio. Preoccupa le cancellerie dei Paesi alleati, che da tempo monitorano costantemente le vicende (giudiziarie) che investono Silvio Berlusconi e alcuni dei suoi fedelissimi. La diplomazia «informale» racconta di rapporti sempre più imbarazzanti spediti dalle ambasciate di Paesi alleati ai rispettivi ministeri degli Esteri: si fa fatica a reggere il passo delle rivelazioni che a cascata delineano un sistema di corruzione che – dice a l’Unità una fonte diplomatica occidentale a Roma – «non può essere concepito, tanto meno tollerato – da nessuna democrazia europea degna di questo nome».
Allarme e imbarazzo
L’allarme era scattato da tempo. Ora è cresciuto. E torna con forza il tema della ricattabilità del Cavaliere. Tema che collega presente e passato. «Con lo scorrere delle rivelazioni, l’ipotesi di un’infiltrazione della mafia russa al vertice dello Stato italiano prende consistenza…», scrive Serge Raffy, firma di punta del settimanale francese Nouvel Observateur, con riferimento (6 agosto 2009) all’inchiesta di Bari, alla droga, alle escort arrivate dall’Est, al ruolo di Gianpaolo Tarantini, tra l’altro consulente della russa Fisiokom. Un riferimento, quest’ultimo, che fa da filo conduttore alle «amicizie personali», agli attestati di stima, ai viaggi «particolari» del Cavaliere nelle repubbliche dell’ex impero sovietico: a dominare è la «diplomazia del gas», quella che lega Berlusconi al primo ministro russo Vladimir Putin e al discusso presidente della Bielorussia, Aleksander Lukashenko.
Inquietudine oltre oceano
L’allarme risuona il 21 maggio 2010. A farlo scattare è il vice ministro della Giustizia degli Stati Uniti, Lanny Breuer: in Italia per partecipare a manifestazioni in ricordo di Giovanni Falcone, Bauer si dice preoccupato che la nuova legislazione italiana sulle intercettazioni, all’esame del Parlamento, possa indebolire la collaborazione transatlantica nella lotta contro la mafia
«Quello che voglio dire è che l’attuale legislazione (sulle intercettazioni) ha dato ottimi risultati – spiega Beuer – La magistratura, nella sua attività con il sistema attuale, è stata uno straordinario partner degli Stati Uniti e lo apprezziamo molto»…Non c’è nessun dubbio – aggiunge – che le intercettazioni sono parte essenziale di queste inchieste, lo sono sempre state e continueranno ad esserlo…». Ricattabile. Una preoccupazione che riemerge e si rafforza con l’emergere della «P3».
Le linee telefoniche tra le ambasciate dei Paesi alleati si fanno roventi: dall’altra parte del filo – rivela la fonte diplomatica a l’Unità- la richiesta che parte è la stessa: chiedere lumi, capirne di più. E agire di conseguenza. L’Italia di Cesare è osservata speciale. Riflette Pino Arlacchi, europarlamentare, già vice segretario generale delle Nazioni Unite, nonché studioso delle più agguerrite organizzazioni criminali: «Un Primo ministro che conduce una vita come quella di Berlusconi non è ritenuto affidabile, perché può essere ricattato, perché può prendere decisioni sconsiderate e quindi mettere in pericolo non solo la stabilità del suo Paese ma anche quella di tutto il sistema». «I Paesi alleati – prosegue Arlacchi – si chiedono dove l’Italia possa andare a finire, intendendo per alleati sia i Paesi del sistema atlantico sia quelli dell’Unione Europea». Quello degli Alleati è un interesse «attivo». Perché, ricordano a Bruxelles, dal capo del governo dipendono i servizi segreti e le forze armate. È in possesso dei nullaosta della Nato che danno accesso ai segreti degli armamenti nucleari. Per questo la sua «ricattabilità» è un affare che va oltre i confini nazionali. Così come lo sono i torbidi intrecci tra affari, politica e holding criminali che, anch’esse, hanno una dimensione sovranazionale. L’allarme è scattato. Ed è allarme rosso.

18 luglio 2010