Strage di Bologna, nessun rappresentante dell’esecutivo alla cerimonia

Posted on 2 agosto 2010

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Il governo in fuga da Bologna (nessun rappresentante dell’esecutivo è presente oggi al ricordo della strage, 30 anni dopo) è la dimostrazione plastica di un’assenza politica: il governo e le forze che lo esprimono sono altrove, rispetto ai cittadini che chiedono, da tre decenni, la verità non solo sugli esecutori ma anche sui mandanti delle stragi italiane. La giustificazione dell’assenza fisica dalle manifestazioni di Bologna è la paura di ricevere, come ogni anno, i fischi di una parte della piazza. Ma può un governo pretendere di andare solo dove raccoglie applausi? E poi: i familiari delle vittime della strage hanno organizzato quest’anno il ricordo del 2 agosto 1980, decidendo che i politici e le autorità avrebbero parlato non in piazza, ma solo nell’incontro al chiuso; il rappresentante del governo non sarebbe stato dunque esposto alle contestazioni. Nonostante questo, il governo ha ribadito la sua assenza. Una scelta. Una scelta politica. Perché la strage di Bologna non è soltanto la più grave e sanguinosa delle stragi italiane, è anche l’unica per cui si è arrivati a una verità giudiziaria. A mettere la bomba alla stazione, quel 2 agosto, furono i fascisti Giusva Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, secondo quanto hanno stabilito le sentenze ormai definitive. E Licio Gelli, per mano di due ufficiali del servizio segreto militare, operò per depistare le indagini della magistratura e indirizzarle sul binario morto di una fantastica “pista internazionale”. Resta aperta, ancora 30 anni dopo, la domanda: chi armò la mano dei fascisti? Quale rete di poteri, sotto la direzione della P2, rese possibile la strage e tentò in ogni modo di avvelenare le indagini?
La “pista internazionale” ha i suoi sostenitori ancora oggi. Ancora oggi, tempi di “nuove P2″ e di piduisti al governo, c’è chi lavora per affermare che la più grande strage italiana è stata partorita in qualche segreta stanza lontano dall’Italia. Protagonisti evocati, a scelta o tutti insieme: il terrorista Carlos, i palestinesi, i servizi segreti israeliani e via almanaccando. Tutto ciò senza uno straccio di prova, e buttando via come fossero carta straccia le migliaia di pagine di atti giudiziari che hanno portato alle condanne definitive per i neofascisti italiani. Tranquillizzante, la “pista internazionale”: butta le responsabilità in un altrove lontano e fumoso, trasforma la strage di Bologna in una esotica spy story internazionale e toglie dagli impicci la P2, i servizi segreti italiani, i politici di casa nostra che sanno e che non vogliono parlare. Comodo. Rasserenante anche per chi, in buona fede, non vuole credere a una realtà troppo dura: che nella storia italiana abbiano agito forze che hanno usato, via via, l’omicidio politico, il tritolo, la strage. Che hanno coperto gruppi criminali (terroristi fascisti o cosche mafiose) usati spregiudicatamente per fare i “lavori sporchi”. La verità su questo passato italiano, anche trent’anni dopo, resta evidentemente troppo terribile. Meglio continuare a depistare, inseguendo “piste internazionali”. E scappando perfino dai luoghi della memoria: l’assenza del governo da Bologna, oggi 2 agosto, “parla” e dice più cose di cento discorsi.