Il Cavaliere maestro in affari di case, da villa Certosa ad Arcore

Posted on 11 agosto 2010

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di Claudia Fusani

A proposito di case acquistate, vendute e affittate ce ne sarebbero da dire parecchie. E solo per restare all’ultimo periodo e alle ultime inchieste. Ma non c’è dubbio che sul tema il maestro indiscusso è Silvio Berlusconi. In compagnia di Flavio Carboni se si vuol parlare dell’acquisto di villa Certosa e della speculazione immobiliare di Olbia 2. Di un giovanissimo Cesare Previti e ai danni di una fanciulla minorenne rimasta orfana all’improvviso se parliamo dell’acquisto di villa San Martino ad Arcore, ex convento rinascimentale, dimora per secoli della famiglia Casati Stampa Soncino, 145 stanze, arredi, pinocoteche e biblioteche con quadri fiamminghi, un Tintoretto, tele del Rinascimento, e poi il parco, un milione di metri quadrati dove si aggirano anche i caprioli. Dal 1980 è diventata la dimora di Berlusconi e la cabina di regia dei segreti e delle alleanze del Cavaliere.
Se le mura di quella villa potessero parlare… Questo grandissimo affare fu, in realtà, il risultato di un grandissimo «raggiro» indagato a lungo da Giovanni Ruggeri in un libro cult («Tutti gli affari del Presidente, Kaos, 1994). Berlusconi e Previti hanno provato a fargli causa. L’hanno persa. Ha provato anche la magistratura ad indagare ma con un nulla di fatto. La domenica del 30 agosto 1970 in un centralisismo attico a Roma la polizia trova i cadaveri del marchese Camillo Casati Stampa, di sua moglie Anna Fallarino e del di lei amante Massimo Minorenti, 25 anni. Lo scandalo fa parlare l’Italia per mesi. Tutto sotto gli occhi dell’unica erede, Annamaria, 19 anni, minorenne.
La ragazza viene affidata a un tutore amico di famiglia, il senatore liberale Giorgio Bergamasco. Tra gli assistenti del senatore spunta l’allora giovanissimo Cesare Previti il cui padre Umberto è già in affari con Berlusconi. Il giovane Previti riesce a passare in un batter di ciglio da “nemico” (prima ha assistito la famiglia Fallarino cercando di scippare l’eredità ad Annamaria) ad “amico” e tutore della ragazza e del suo patrimonio pari a un miliardo e 965 milioni netti. Annamaria decide di lasciare l’Italia, si rifugia in Brasile – dove vive tuttora – e nel 1973 dà l’incarico ai legali Bergamasco-Previti di vendere Villa San Martino. Nel mandato è specificato che l’immobile deve essere venduto «con espressa esclusione degli arredi, della pinacoteca, della biblioteca e delle circostanti proprietà terriere».
Passano pochi mesi e l’acquirente si materializza nei panni di Silvio Berlusconi il quale riesce, grazie a Previti, ad acquistare la villa per 500 milioni (valeva più del triplo) compresi anche quegli arredi e quelle opere d’arte che Annamaria aveva esplicitamente escluso dalla vendita. Non solo. Berlusconi-Previti riescono nell’impresa di dilazionare il pagamento della villa fino all’ottobre 1980 continuando a far pagare per anni le tasse alla ragazza. La intestano ad un’immobiliare (Idra) nel cui cda siedono Previti padre e figlio e ci prendono anche due prestiti (7 miliardi e 680 milioni). Un capolavoro di affare che poi riguarderà anche i terreni limitrofi che Berlusconi fraziona e acquista intestandoli ad ignari vecchini dell’ospizio della Baggina. I protagonisti sono gli stessi, ieri e oggi.
E’ sicuramente solo un caso se sabato, a scandalo casa di Montecarlo già deflagrato, Berlusconi va a colazione da Cesarone Previti in piazza Farnese. E’ un caso se accanto a Gaucci – ex compagno di Elisabetta Tulliani che potrebbe giocare un ruolo importante nella ricostruzione degli affari di casa Tulliani-Fini – adesso spunta l’avvocato Alessandro Sammarco, lo studio che da sempre assiste Previti, e viene fatto fuori l’avvocato Vincenzo Montone che accusa Gaucci di diventare «ostaggio di un disegno politico». Solo coincidenze in un’estate di veleni, dossier e calunnie.

10 agosto 2010