Fabrizio Gatti – Noi paghiamo, Gheddafi bluffa

Posted on 18 agosto 2010

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Il governo italiano versa miliardi di euro al dittatore libico perché prevenga l’arrivo di nuovi immigrati. Ma Tripoli usa i disperati che scappano dalle guerre africane per alzare ogni giorno il prezzo

(17 agosto 2010)

Rischiamo un altro salasso. Ogni volta che il premier Silvio Berlusconi riapre l’agenda stranieri, il colonnello Muhammar Gheddafi incassa dall’Italia centinaia di milioni. Il dittatore libico è ormai il vero ministro per l’Immigrazione: da lui dipende il successo o il fallimento della politica di controllo delle frontiere su cui il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, vuole ora mettere alla prova la coalizione di governo, alle prese con dissidenti e indagati. Due anni fa, subito dopo le elezioni, un appunto dell’intelligence aveva suggerito a Palazzo Chigi di trattare con più equilibrio la questione: "Meno importanza al tema sbarchi" spiega una fonte "avrebbe neutralizzato il potere ricattatorio del regime libico sui risultati del nostro primo ministro". Abbiamo invece sentito quello che Berlusconi e la Lega hanno detto. E nel 2009 per ottenere il blocco degli arrivi a Lampedusa, il presidente del Consiglio ha dovuto impegnare gli italiani per i prossimi vent’anni a versare a Tripoli 250 milioni di dollari l’anno. Cinque miliardi in tutto, cammuffati come risarcimento dei danni di guerra.
Il dazio viene riscosso dal regime come tassa sull’esportazione di gas e petrolio da parte dell’Eni. Così, per salvare il programma di governo, paghiamo l’energia libica 250 milioni l’anno in più rispetto a quanto estratto e venduto dalle compagnie europee e americane concorrenti. Nel 2004 l’amico personale del premier, come Berlusconi ha più volte presentato Gheddafi, riuscì a farsi finanziare perfino i mezzi per rinnovare la flotta arrugginita della sua guardia costiera e costruire le carceri dove nascondere nel deserto gli immigrati respinti dall’Italia. Adesso ci riprova La Russa, chiedendo una politica ancor più dura sul tema. E praticamente smentendo l’entusiasmo del ministro leghista dell’Interno, Roberto Maroni, con cui si è più volte pestato i piedi. Ma un’ulteriore stretta sull’immigrazione è giustificata?
Gli sbarchi di questi giorni, poche decine di immigrati sulle isole di Lampedusa e Linosa e sullo scoglio di Lampione, non possono essere paragonati al bilancio degli anni passati: 12.419 persone dal primo gennaio al 31 agosto 2007, 20.271 nello stesso periodo del 2008, quando soltanto nel mese di agosto arrivarono sulle coste italiane del Mediterraneo 5.427 immigrati. Questo però è quanto appare. Perché a Sud di Lampedusa la fuga verso l’Europa non si è fermata.
Il governo italiano ha semplicemente scaricato il problema altrove: adesso il punto di arrivo è la Grecia da dove gli immigrati proseguono il loro viaggio verso l’Italia, la Francia e il Nord Europa. Secondo l’ultimo rapporto di Frontex, l’agenzia europea per il coordinamento del controllo lungo i confini esterni, nel 2009 sono state arrestate 106.200 persone per attraversamento illegale delle frontiere. Di questi cittadini, il 75 per cento è stato fermato in Grecia. Un incremento del 25 per cento rispetto al 2008 e al 2007 quando la metà delle detenzioni per ingresso irregolare nell’Unione già avveniva dentro i confini greci. Sempre Frontex segnala che la detenzione di cittadini irregolari nel 2009 è in calo ovunque rispetto al 2008 (175.000 detenzioni). Secondo l’analisi di Ilkka Laitinen, direttore dell’agenzia, la riduzione è dovuta anche ai patti di collaborazione bilaterale con la Libia per quanto riguarda l’Italia e con Senegal e Mauritania, lungo la rotta che porta in Spagna. Ma non va trascurata la concomitanza degli accordi con la crisi economica mondiale "che stava diminuendo le opportunità di lavoro nell’Ue, riducendo così il fattore trainante".
Diminuiscono gli immigrati irregolari in cerca di lavoro, ma non quanti scappano da guerre e dittature. Secondo Frontex nel 2009 il numero di richieste di protezione internazionale nell’Ue è pressoché stabile rispetto al 2008. Lo conferma l’origine degli immigrati clandestini scoperti nelle ultime settimane. Il 29 luglio i 50 bloccati a Santa Maria di Leuca in Puglia su una barca a vela stracarica sono tutti afghani, tranne i due scafisti turchi. Sono invece somali i 16 profughi, tra cui tre donne, annegati il 29 giugno durante la traversata a nuoto di un fiume al confine tra Turchia e Grecia. Il governo Berlusconi dallo scorso anno però respinge anche i potenziali richiedenti asilo verso le prigioni del regime libico, che non ha mai firmato le convenzioni internazionali sui rifugiati.

Le operazioni di respingimento in Libia emergono dai dati del Consiglio italiano per i rifugiati: nei primi tre mesi del 2010 le domande di asilo in Italia sono crollate a 2.200 contro le 4.680 del 2009, anno che si conclude con 14.985 richieste di protezione. Dove sono gli uomini, le donne, i bambini?
Le operazioni della Finanza e della Marina sono tenute segrete. Di una di queste si è saputo per caso, quando la notte del 17 luglio 25 persone vengono prelevate dalla Marina maltese. Sono su un gommone alla deriva, 52 somali in tutto. Gli altri 27 finiscono su un’altra motovedetta. "Sembrava una nave militare italiana, a bordo qualcuno parlava italiano", racconta un passeggero trasferito a Malta: "Ma abbiamo capito poi che il resto dell’equipaggio era libico e quelle 27 persone sono state riportate in Libia". Erano partiti da una spiaggia vicino a Tripoli. Di quei 27 non si sa più nulla. In giugno la Libia ha espulso la delegazione dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati. In quei giorni gli esuli eritrei sono stati separati e identificati in carcere da personale diplomatico della dittatura di Asmara in vista dei rimpatri.
Dopo aver scaricato il problema alla Grecia e fatto imprigionare eritrei e somali nel deserto libico, è difficile immaginare una politica più spietata. Secondo Domenico Tambasco, avvocato dell’associazione Tribunale dell’immigrato, il governo se la prenderà ancora con i lavoratori stranieri già presenti in Italia: il 4,4 per cento della popolazione, il 9,5 per cento del Prodotto interno lordo. "Tantissimi stranieri con l’attuale crisi stanno perdendo le condizioni per il rinnovo del permesso di soggiorno. Sei mesi di proroga per la ricerca di un nuovo posto sono pochi. È un nuovo fronte interno di clandestinità", spiega Tambasco: "La situazione è sempre più drammatica: interi nuclei familiari radicati in Italia si ritrovano incolpevolmente nella condizione di clandestini con le durissime conseguenze imposte dai pacchetti sicurezza. Il mercato ne approfitta assumendo in nero o con contratti sotto i sei mesi. Da quando l’irregolarità è un reato, le denunce per abusi e sfruttamento contro i datori di lavoro si sono azzerate. Ecco come il governo ha cancellato i clandestini. I figli cresciuti in Italia, la seconda generazione, quanto saranno disposti a sopportare?".